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Approfondimento

Baby Gang, L’Angelo del Male gioca a scacchi con se stesso

Baby Gang

Baby Gang, uno dei più grandi portavoce dei giovani italiani di seconda generazione, ha finalmente pubblicato L’angelo del Male, probabilmente il progetto più importante della sua carriera fino ad ora. L’album si fa forte del concept che riecheggia nel titolo: ciò che divide luce e buio è una linea sottilissima e l’angelo ha solo un arma da utilizzare a suo favore, ovvero scegliere da che parte schierarsi.

Il punto di non ritorno

Ricordo quando ho visto per la prima volta il celebre film Ritorno al Futuro – Parte III, e Doc – il folle scienziato, per intenderci – mostrava a Marty McFly il piano per la fuga al futuro, identificando il cosiddetto “punto di non ritorno” con un vecchio mulino che, una volta oltrepassato, avrebbe indicato che non ci sarebbe più stato modo di scegliere se tornare indietro o meno.

Ecco, vedo questo nuovo album di Baby Gang proprio come quel vecchio mulino della pellicola americana. L’angelo del Male rappresenta più di ogni altro progetto del giovane artista di Lecco un trampolino di lancio, indirizzato verso un futuro diverso dal suo passato, soprattutto lontano dalle critiche e da tutte quelle voci di corridoio inutili, che distolgono lo sguardo dalla musica per puntarlo sulla vita privata.

Baby Gang non è di certo arrivato impreparato a questo grande salto. Basti pensare a tutti i singoli pubblicati prima del nuovo disco e, in particolare, alle collaborazioni degli ultimi mesi: Lacrim, Maes, Fabri Fibra, Emma, Gims, Jul. Forse solo Sfera, altro baluardo del genere fuori dal nostro stivale, può vantare collaborazioni di questo calibro anche al di là dei confini nazionali.

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Baby Gang

Sono questi aspetti che, sommandosi alle carattersitiche del progetto, fanno dello stesso il “punto di non ritorno” di cui cui sopra, quel momento di svolta per fare in modo che, come lo stesso Baby ha sempre chiesto e tanti di noi si son spesso augurati, si parli della musica, prima che della cronaca.

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Il lato oscuro

Nella vita tendiamo sempre a voler mostrare il nostro lato più bello, mettendo quello più oscuro da parte. Quando però ci si ritrova davanti un “Angelo del Male” non si può tralasciare né l’uno, né l’altro. L’ossimoro del titolo ci deve far riflettere sul concept e sul messaggio: Baby ha un lato oscuro che però ora fa parte del suo passato e non possiamo giudicare la sua musica per questo.

Come la sua anima, il progetto viene diviso a metà, tra bianco e nero, con 8 brani da un lato e 8 brani dall’altro. Nel lato buio figurano quelle canzoni che, incentivate da uno stimolo cupo, assumono una sfumatura più scura rispetto ad altre casi in cui il testo racconta di una realtà che vede come unica soluzione la delinquenza.

Attenzione però, il lato oscuro non è da interpretare come tutto ciò che deve essere evitato, in questi brani infatti viene raccontata la realtà per come si presenta – o si è presentata – agli occhi di Baby Gang. Non è di certo questo un esempio, ma la semplice narrazione di un ceto sociale che spesso viene ignorato.

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Baby Gang

Ci si dovrebbe forse ricordare, allora, di quello che sosteneva Oscar Wilde: l’arte non ha necessariamente un ruolo morale, ma ciò che muove l’artista è la ricerca del bello. La bellezza risiede anche nella musica più cupa e nella sua narrazione, che non necessariamente deve raccontare qualcosa di bello, ma può raccontare bene qualcosa di oscuro, rendendolo, per questo, bello.

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L’angelo

Lungo il percorso di Baby Gang si è accesa una luce in fondo al buio e l’artista di Lecco è riuscito a vederla e a seguirla. Evitando di vedere questa metafora come un passo di qualche libro sulla rivelazione divina, possiamo dire che Baby è riuscito a versare del bianco sul nero, di modo da preservare il suo talento.

Probabilmente ciò che ha fatto la differenza durante la crescita artistica del rapper è stato proprio l’aver riconosciuto il talento più che l’esistenza del talento stesso. Baby Gang, e ancor prima Zaccaria, ha compreso fin da subito come la musica potesse essere la valvola di sfogo più sana per tutta la sua rabbia, nonostante molti lo incitassero ad abbandonare un percorso di questo tipo.

Se senti una voce dentro di te che dice ‘non puoi dipingere’, allora a tutti i costi dipingi e quella voce verrà messa a tacere

Vincent Van Gogh

Baby ha commesso moltissimi errori, ma li ha sempre riconosciuti ed è sempre stato il primo a parlarne. Il suo approccio musicale si basa proprio su questo, narrare di circostanze scomode, difficili e sicuramente impegnative per un ragazzo che ora vorrebbe poter fare solo musica, rivolta anche a chi glielo nega.

La partita a scacchi

Il gioco a cui sta giocando Baby Gang è fatto di astuzia e pazienza, come la partita a scacchi presente sul retro della cover del progetto. Il giocatore ha una sola mossa a disposizione, fino al turno successivo, ogni mossa quindi va quindi calibrata con molta attenzione.

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Baby Gang – L’Angelo del Male, retro cover

La partita si gioca tra bianchi e neri, sopra una scacchiera dove il bianco inizia sempre a giocare. Passo dopo passo Baby si sta prendendo ciò che merita e, con questo disco, ha scelto di farlo con al fianco la scena italiana, nonostante sia ormai il rapper italiano più ascoltato all’estero e avrebbe potuto farsi forza di collaborazioni sparse per tutta l’Europa. Passo dopo passo Baby si sta prendendo ciò che merita e ha scelto di farlo con una identità che è italiana, in lingua italiana, sebbene avrebbe potuto cantare, come già fatto in passato, anche in francese, magari allargando ancor di più il suo bacino di utenza.

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Baby Gang rappresenta tutti i ragazzi di seconda generazione che popolano le periferie, configurandosi come una figura che, con la musica, va oltre la musica stessa. L’artista di Lecco è colui che ha provato ad uscire da determinate situazioni e ci è riuscito, diventando quindi una speranza per tutti quei ragazzi che sognano un futuro diverso dal presente.

La partita a scacchi che sta giocando Baby è ancora lunga, soprattutto se consideriamo il potenziale e la giovane età dell’artista lombardo, che ha già perso molte pedine, mangiandone altrettante. I bianchi hanno messo in scacco il re, ma la partita sicuramente non è ancora finita.

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