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Intervista

Jack The Smoker, cinema d’essai in Sedicinoni. L’intervista

Jack

Jack The Smoker e Big Joe sono tornati nel game con Sedicinoni, un album con molti featuring di spessore e con una struttura ben definita. Nonostante gli ospiti di un certo calibro – nel disco sono presenti Salmo, Massimo Pericolo, Nerone, Ensi, Gemitaiz, Shari e soprattutto Conway the Machine – l’intento primario dei due artisti è stato quello di concentrarsi prettamente sulla qualità.

Sedicinoni è un progetto totalmente rap che prova a spostare i propri orizzonti dalla nicchia ad un pubblico più vasto. Per rendersi fruibile ad un bacino d’utenza più esteso, Sedicinoni si avvale di collaborazioni estremamente importanti e riconosciute a livello nazionale e, nel caso di Conway, anche nel mercato internazionale. Nonostante ciò, va segnalato che tutti questi nomi, sono inseriti in Sedicinoni anzitutto per la stima che Jack The Smoker e Joe nutrono nei loro confronti.

Il focus principale dell’album è quello di proporre un prodotto rap ad una fetta di ascoltatori che generalmente sceglie di puntare su generi più leggeri, in tutti i sensi. Jack The Smoker ha una fanbase consolidata ma con Sedicinoni, il rapper e Joe, hanno deciso di mettersi in gioco ed assumersi il rischio di cambiare le carte in tavola.

Come confermato da Jack The Smoker, l’album ha ricevuto un ottimo sostegno da parte delle importanti realtà adibite alla release. Considerando gli ospiti e le possibilità di lancio, Sedicinoni ha deciso di muoversi controcorrente.

In Italia, tra i lavori destinati al grande pubblico, raramente troviamo progetti rap così ben strutturati e fedeli alla linea. L’album presenta un comparto musicale di caratura assoluta che dona sample di una black music d’altri tempi, in totale sintonia con i testi proposti da Jack The Smoker.

Il titolo è un rimando al cinema e, più nello specifico, alla proporzione tra la larghezza e l’altezza di uno schermo. In Sedicinoni ci si immerge nel racconto delle periferie e si accede al cinema di strada attraverso il filtro delle mani del popolo e degli occhi di Jack The Smoker, che osservano un bambino sovrastato dai palazzi mentre ha tra la mani un piccione, simbolo di libertà in un contesto che tende ad ingabbiare.

Sedicinoni è stato pubblicato il 19 aprile 2024 e noi abbiamo avuto l’opportunità di scambiare una chiacchierata con Jack The Smoker per farci raccontare vari aneddoti sull’album. 

Jack The Smoker e Big Joe, Sedicinoni

Ciao Jack The Smoker e benvenuto! Evolversi senza snaturarsi: uno slogan giusto per Sedicinoni?

Direi di sì. La matrice hip hop mi accompagna da sempre. In tenera età ho cominciato ad avere la passione per il rap, che da quel momento in poi, è stato la mia guida.

La scrittura mi ha sempre accompagnato, ho vissuto tanto i vari periodi del rap italiano, dall’inizio degli anni 90 fino ad oggi e la voglia di scrivere barre non mi ha mai abbandonato ma anzi, mi ha sempre caratterizzato, così come un sound rap ben marcato.

Fondamentalmente per me non esiste un’altra via, quindi la matrice rap è rimasta intatta, però essendo della generazione di mezzo non mi sono mai fossilizzato sull’ old school. Soprattutto sono un ascoltatore verace di rap, mi piace aggiornarmi sulle nuove pubblicazioni ed anche modernizzare me stesso.

Non bisogna mai stagnare troppo su un prodotto. In più, la vita personale si evolve e preferisco muovermi in conseguenza di una crescita individuale, affinare il suono e la scrittura.

Trovo assolutamente giusto lo slogan; senza snaturare perché mi soddisfa fare rap al 100% e poi penso che creare altro non sia la mia formula. Questo modus operandi mi diverte, mi appassiona, ho ancora voglia di sentirmi competitivo ed uno dei più forti. Ho uno spirito combattivo che mi guida.

Mi spieghi il concept della cover? Il bambino e il piccione sono un richiamo a Mike Tyson? 

No, in realtà non conoscevo il riferimento di Mike Tyson. La cover nasce da un’idea dettata dal titolo: mi piaceva che le mani facessero come da filtro sulla realtà perché è il modo in cui racconto nel disco, quindi col il filtro dei sedicinoni fatto a mano, come visto in POV dal punto di vista di chi racconta.

La simbologia legata al bambino è quella dell’innocenza dietro i palazzi, quindi un bambino che viene sovrastato dai palazzi, che è proprio una metafora del fatto che qui non è mai stato piccolo nessuno, come dice Pericolo.

La metafora dei bimbi resi uomini in uno schiocco di dita è preminente. Il piccione rappresenta l’animale che vuole spiccare il volo all’interno delle popolari. C’è tutta una simbologia forte nella copertina perché il disco è talmente pregno di simbologia che già dalla cover è stato facile farla trasparire e trasportarla in immagini. C’è un lavoro molto bello di grafiche e video, che si integrano bene con tutto il concept dell’album.

Jack
Jack The Smoker, la cover di Sedicinoni

Si, difatti anche la scelta del bianco e nero collima perfettamente con le sonorità e i testi. Torniamo al disco. Sedicinoni, nonostante la forte esposizione, propone massicce dosi di black music: avete voluto lanciare un segnale ben preciso a pubblico ed addetti ai lavori?

Posto che noi banalmente facciamo ciò che ci piace e non stiamo a farci troppi calcoli, io lo vedo anche come un modo per lanciare un segnale al pubblico italiano e ai colleghi. Non bisogna avere paura di creare della musica strettamente comunicativa, cosa che nel nostro caso avviene senza premeditazione e cercando di non rendere il sound troppo stereotipato.

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Io e Joe ci siamo fatti questo viaggio molto personale e soprattutto abbiamo seguito la formula del rap fatto in un certo modo, alla vecchia maniera, non solo perché ci piace ma anche perché secondo me, i tempi sono maturi. C’è stata una naturale apertura ed un’ottima intesa con le sovrastrutture che hanno supportato un prodotto che magari dieci anni fa sarebbe stato considerato estremamente di nicchia.

Poi magari numericamente resterà di nicchia, nel senso che non farà il disco di diamante dato che in Italia un certo tipo di musica non è sdoganata del tutto. Fondamentalmente, adesso i tempi sono maturi per una proposta come la nostra, che prova a scardinare.

Consiglio ai miei colleghi più esposti di non avere paura e provare a creare musica in un certo senso più estrema. Al giorno d’oggi è possibile, forse in Italia avviene per la prima volta.

Negli ultimi anni, molti giovani hanno buttato giù delle robe più “grezze”, molto spontanee e basiche che hanno funzionato bene, dunque anche il pubblico mi sembra che si sia aperto maggiormente.

Non a caso, nonostante le collaborazioni pesanti e le possibilità di esporvi oltre la nicchia, tu e Joe vi siete presi il rischio di creare un progetto 100% rap, in un mercato italiano che magari non lo digerisce completamente.. Gli incastri di livello, tanta tecnica, le figure retoriche e gli storytelling certificano che il focus della tua scrittura non è cambiato rispetto al passato. Quanto è importante la poetica nel rap per Jack The Smoker?

Per questo disco e per la mia carriera, è tutto. Sedicinoni, in particolare, presenta una fortissima impronta narrativa ma che, come ho già ribadito in precedenza, non è frutto di calcoli.

Le produzioni di Joe mi portavano in quel macrocosmo. Personalmente so scrivere in questo modo e continuerò nella direzione a me più congeniale. Se hai seguito la mia carriera sai che ci sono stati dei momenti in cui ero più in hype ed altri in cui la situazione era un po’ diversa però personalmente sono andato sempre dritto per la mia strada.

Ciò che mi rende felice è che dopo tanti anni di carriera non ho esaurito la linfa creativa, anzi, penso di essere in uno dei momenti più fertili della mia scrittura. È tutto parte del ragionamento centrale che sta alla base del disco: farsi guidare dall’urgenza espressiva, coltivare la propria passione.

La poetica entra in gioco perché le vicissitudini che raccontiamo sono molto quotidiane e il quotidiano è permeato da una forte componente poetica che va raccontata poiché tante persone ci si possono riconoscere ed immedesimare

JACK THE SMOKER
Jack The Smoker

I giochi di parole con P. I. M. P. sono geniali e ti hanno permesso di estrapolare una bellissima dedica. Mi racconti qualche retroscena sul brano?

Il discorso di P. I. M. P. nasce per caso perché il beat mi trasmetteva l’emozione di un adulto che parla ad un giovane. In realtà, un modo per non essere troppo paternale era quello di parlare a me stesso, come se fosse una sorta di auto analisi, dove mi interfaccio col me piccolo.

“Potessi Incontrare Me Piccolo” era il concept del brano e da lì mi sono accorto che l’acronimo era P. I. M. P.. Dato che personalmente sto molto attento anche alle lettere e le parole, ho estrapolato questo gioco. 

All’interno del brano c’è tantissimo e poi la struttura delle rime riflette il mio modo di scrivere, molto tecnico ma sempre finalizzato ad un significato forte. La roba dei giochi di parole, dei doppi sensi, degli incastri è una cifra stilistica che penso di possedere abbastanza.

Quel brano sicuramente è uno dei più importanti e mi è parso giusto inserirlo nella seconda parte dell’album, dove si esaurisce la parte più violenta e cruda e si entra in un territorio molto più intimo che va a chiudersi con Spine

Conway the Machine è una chicca strepitosa dell’album. Secondo te, qual è lo status del rap italiano all’estero?

Credo che la percezione del rap italiano all’estero stia cambiando solo se riferita alle nuove generazioni. Gli artisti che sono usciti dal nostro guscio sono ad esempio Baby Gang, Rondo, Simba, rapper che parlano quel linguaggio che sta avendo un boom nel mondo perché riprende parole dalla cultura della migrazione.

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Le seconde generazioni che fanno rap, si riconoscono in un sound internazionale. Se parliamo di rap classico italiano, quello non è ancora uscito tantissimo da qui, anche se ogni tanto mi capita che mi scrivono dei produttori stranieri che, pur non capendo quello che dico, entrano in sintonia con il flow e con l’impostazione delle parole.

Ovviamente, un tipo di progetto come Sedicinoni – molto basato su significati e concetti – è difficile che arrivi al 100%, perché fondamentalmente devi capire quello che sto dicendo.

Vengo aiutato da un sound come quello di Joe che è molto mondiale a livello di potenza e di riferimenti culturali. Sedicinoni presenta due chiavi di lettura: una più strettamente istintiva, che un ascoltatore all’estero può cogliere e poi c’è anche il discorso delle liriche: se hai voglia e pazienza di tradurre i testi o farteli spiegare da qualcuno, ti arriva senza alcun dubbio molto di più.

Chiaramente con Conway il discorso non è potuto essere troppo diretto. Non abbiamo avuto un contatto fisico, al contrario degli altri feat  presenti nell’album.

jack the smoker e big joe
Jack The Smoker e Big Joe

A proposito delle altre collaborazioni, come hai scelto il brano adatto per ogni artista?

Raramente mando il beat senza scrivere niente sopra. Un po’ è una legge non scritta che chi guida la canzone, imposta il brano. È usanza comune fare così, dato che rende il compito più facile all’ospite, specie se non ha ascoltato l’album e non sa che linea prendere.

Per Sedicinoni, aldilà dell’aspetto musicale e lirico, ho curato le grafiche, il mix e il master, sono stato in prima linea su tanti aspetti. Ho avuto una buona visione nel capire chi fosse la persona giusta da inserire in quella canzone specifica.

L’esempio più preminente è Quadrato, in collaborazione con Massimo Pericolo: credo che la canzone sia estremamente calzante con la sua scrittura. Quando l’ho sentito, Massimo stava ancora terminando il suo album e il fatto di aver individuato il brano giusto, ha fatto in modo che la collaborazione andasse in porto, nonostante il momento mega intenso per lui.

Quadrato non è uno di quei featuring che fai tanto per. Alla base delle collaborazioni di Sedicinoni c’è una stima reciproca e, ad esempio con Gemitaiz e Salmo, un rispetto sulla tecnica e su un certo modo di fare rap.

Devo dirti che è uno degli album in cui le collaborazioni sono molto lineari. Non c’è la volontà di far provare dei sound nuovi, che facessero uscire gli ospiti dalla zona di comfort.

Volevo mettere tutti a proprio agio in modo che potessero comunicare in una maniera coerente con il percorso di Sedicinoni. Le collaborazioni non sono tante e soprattutto non sono parentesi che vanno altrove.

Si sente che c’è coerenza tra quello che dico io, le produzioni di Joe e il featuring. E poi lasciami dire che non vado mai a cercare il featuring per raggiungere numeri o lo streaming facile. Non ho proprio ragionato in questo modo. Mi sono fatto molto guidare dalla passione e dalla spontaneità e non è sempre così.

Anche questo rientra nel concetto di rischio: promuovere delle collaborazioni con una scrittura di un certo tipo, nonostante magari il mercato non le comprende del tutto? 

Beh, certo, se tu guardi la top 50 di Spotify o la FIMI questa cosa è lampante. In realtà, i prodotti strettamente rap fatti così sono proprio pochi in Italia. Non mi sembra che ci siano progetti rap di questo tipo fatti per andare aldilà del pubblico di nicchia.

Sedicinoni, nonostante la sua caratura hip hop, prova a rompere questo schema attraverso la comunicazione legata al disco e gli argomenti trattati. Secondo me è un album che può andare oltre il bacino d’utenza del pubblico rap, nonostante sia un progetto estremamente legato a quel mondo.

Si, esatto, il salto di qualità tuo e di Joe è stato quello di provare ad aprire i giochi per affacciarvi in una dimensione più ampia ma restando fedeli alle origini. In una musica che tende ad influenzare la mente dell’ascoltatore, le strumentali di Sedicinoni entrano molto in sintonia con l’anima . Qual è il metodo che ha utilizzato Joe per ottenere questo risultato? 

Con Joe siamo partiti da brani come Bussola. Il primo che abbiamo realizzato è stato No Problema RMX che pur essendo suonato, è un mega banger anni 90. Io ad esempio, ci vedevo Sean Price su quel beat.

Poteva tranquillamente essere una roba old school ma a qual tempo ha questa matrice attuale. Io e Joe siamo partiti con l’idea di realizzare un album ricco di sample e con tantissimi break.

L’impostazione doveva essere questa perché Joe la sa fare benissimo, nonostante ha anche portato a compimento tanti banger. In realtà, Joe, può fare tutto.

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Sedicinoni vuole essere il classico disco rap newyorkese attuale. È stato tutto semplice e lineare. Il workflow è venuto fuori come un flusso naturale. All’inizio, i beat erano più eterogenei perché mancava il nucleo dell’album.

Joe sa fare le cose ad hoc. Nonostante Sedicinoni sia musicalmente complesso, per noi è stato tutto estremamente agevole. La scelta del sound nasce da una nostra passione insita e dal tipo di liriche che ho scelto di proporre.

Jack The Smoker e Big Joe, No Problema RMX

Jack The Smoker, come mai hai deciso di pubblicare l’album proprio ora? 


Non c’è un motivo in particolare. Vorrei fare un album all’anno ma pubblico solo quando ne sento davvero l’esigenza. In Ho Fatto Tardi, il tema della paternità c’è ma in maniera meno netta.

Sedicinoni esplora determinati eventi della mia vita che in passato avevo trattato meno. A livello contenutistico, il focus è più ragionato. Ovviamente, le vicissitudini personali mi limitano un po’ nel percorso musicale. Sedicinoni nasce principalmente dalla mia mentalità e soprattutto dalla spontaneità che ho guadagnato negli anni.

Quando ero più giovane, osservavo maggiormente gli altri per apprendere e tendevo ad avere un approccio che potesse accontentare più persone. Crescendo me ne sono fregato e paradossalmente gli altri ne sono rimasti affascinati perché si percepisce appunto una sana spontaneità ed un’urgenza espressiva.

Ci tengo a sottolineare che in passato non ho mai realizzato prodotti che volessero strizzare l’occhio alle mode però ogni nuovo progetto mi ha portato a focalizzarmi sempre più su me stesso e molto meno sul resto. Ad ogni nuovo disco, minori calcoli. Il momento giusto per beccare Joe è stato questo dato che ha smesso di collaborare con Johnny Marsiglia.

Dunque quanto ti senti cambiato a livello umano ed artistico rispetto al tuo album precedente di 4 anni fa? 

Non sono mai sceso a compromessi però precedentemente, magari osservavo più ciò che facevano gli altri. Sedicinoni si basa esclusivamente sulla mia visione e quella di Joe.

Quando diventi adulto, se il tuo percorso di crescita è sensato, acquisisci una determinata consapevolezza che ti porta a ricercare la tua formula identitaria. Forse, paradossalmente, alcune volte bisognerebbe assecondare il mercato ma non è il mio modo di fare quindi catturo da un’ esigenza interiore. A parer mio, è una scelta che premia.

Jack The Smoker, il talento salva dal degrado ma quanta maturità artistica è necessaria per poterlo utilizzare con consapevolezza in un’industria di squali? Secondo te le nuove generazioni vanno nella giusta direzione? 

Non voglio giudicare i ragazzi giovani che stanno spaccando, é giustissimo che facciano determinati ragionamenti, dovuti anche all’età. Tendenzialmente quello in cui gli artisti nuovi devono impegnarsi è sfruttare l’occasione per cercare di essere longevi e non ancorarsi ad un sound, un modo di fare attuale, perché quando perderà di potenza mediatica, ovviamente anche il prodotto che propongono sarà meno interessante.

Non a caso, ci sono degli artisti che nonostante tre, quattro anni fa erano in auge, oggi stanno perdendo colpi. Le delusioni musicali portano a depressioni personali: tutto ciò si può evitare con la spontaneità e il non legarsi eccessivamente alla moda del momento.

Però, ribadisco che non ho alcuna intenzione di giudicare, anzi sono contento che le nuove generazioni abbiano queste opportunità che noi ai tempi ci sognavamo. Abbiamo perso tantissimi progetti interessanti perché il rap italiano non era ancora in voga e non veniva riconosciuto dal grande pubblico.

L’altro giorno, ad esempio, ho riascoltato per caso 13 pezzi per svuotare la pista dei Microspasmi che è un album con dei bellissimi beat e scritto bene ma ai tempi non fu assolutamente recepito.

Quel prodotto ebbe un richiamo minimo poiché non esisteva un pubblico, quindi fa piacere che stia cambiando tutto in questo senso ma cercare la longevità è fondamentale. La mono formula stanca. In realtà, è anche giusto che i giovani facciano il loro percorso e si appassionino alle varie sfaccettature di questi genere. Secondo me è tutto nella norma.

jack the smoker
Jack The Smoker

Domanda conclusiva: avete in programma un tour o dei live? Se sì, quale formula avete studiato?

Sedicinoni è un album rap quindi la formula sarà quella di suonare assieme, cosa che non abbiamo mai fatto. Bisogna portarlo live nella forma basica. Stiamo preparando delle date: quella zero per testare i brani e il pubblico sarà a Verona, fine maggio.

Stiamo scaldando i motori. Non vediamo l’ora. Il live è una componente fondamentale. Mi chiamano  a suonare anche dischi più datati perché penso di avere l’esperienza tipica di chi viene dal freestyle, che mi permette di intrattenere il pubblico.

So tenere il micro, mi diverto tanto, la linfa del live è virale. Bisogna prendere l’amore fisicamente. A livello multimediale e di social sto ricevendo tanto affetto, per cui non vedo l’ora che tutto ciò venga confermato dall’esperienza diretta.

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