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Subaru ci racconta le sue battaglie in “De Amore et Obsessione”. L’intervista

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“De Amore Et Obsessione” è un brano che esplora il rapporto che intercorre tra amore ed ossessione, cercando di analizzarlo anche da un punto di vista psicologico. Le domande che risuonano nella canzone sono: come capire cosa è amore e e cosa è ossessione? Ci sono situazioni in cui queste due cose si fondono? Insieme a queste riflessioni il testo racconta degli aspetti di alcune relazioni tossiche, evidenziando l’importanza di rapporti sinceri nella propria vita e criticando quelli più strumentali, anche attraverso l’esperienza familiare di Subaru stesso.

Spiega l’artista a proposito del brano: “Questo brano è stato un enorme sfogo. Ho messo a nudo delle emozioni e difficoltà che ora sto imparando a gestire meglio, ma che mi hanno sempre accompagnato.”

Il videoclip di “De Amore Et Obsessione” si regge su due scene fondamentali: nelle strofe troviamo Subaru in un setting simil-seduta di psicoterapia, in cui lui è sia in veste di paziente che terapeuta e sfoga i suoi problemi col terapeuta. Questa scena è intervallata da spezzoni di una ragazza che stringe e graffia vari oggetti di colore rosso (dei palloncini, una mela, un melograno), scena che diventa preponderante nel ritornello, passando da accarezzare il palloncino fino a farlo scoppiare alla fine del video, simulando la stretta di questo amore che poi diventa una gabbia.

Cosa ti ha ispirato a scrivere “De Amore Et Obsessione” e qual è il significato personale dietro il brano?

Scrivere questo brano è stato uno sfogo per me necessario. Il brano, benchè sia testimone di un personale trend relazionale, racconta la grande difficoltà che si può incontrare nel separare l’idea di amore ed ossessione. C’è da dire che ho iniziato a scrivere il testo, ormai un anno fa, ancora reduce degli strascichi della mia relazione passata.

È stata una rottura molto difficile e sofferta, almeno per me, ma l’iniziale “lotta” (assolutamente non voluta) tra me e la mia ex, si è presto trasformata in una lotta con me stesso. A riguardo ci sono più riferimenti nel testo, alla relazione tossica, alle problematiche che mi hanno accompagnato a lungo e all’ambivalenza di questi rapporti.

Come hai scelto il titolo del singolo e perché hai deciso di affrontare il tema dell’amore e dell’ossessione?

La prima barra che ho scritto è proprio “Sull’amore e l’ossessione non bastano le parole”, per introdurre il tema ed evidenziare la difficoltà ad esprimere ciò che avessi dentro solo con le parole. Il verso mi ha subito rimandato all’idea di opere antiche che introducono il tema allo stesso modo, come il “De Civitate Dei”, “De Bello Gallico” e molte altre. Inizialmente pensavo di chiamare il brano solo “Sull’amore e l’ossessione” ma poi, parlandone con Ale (Fante Le Fou, che ha scritto e cantato il ritornello) ho deciso di scriverlo in latino. A tal proposito vale la pena notare che Ale ha studiato al liceo classico, probabilmente l’influenza viene da lì. 

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Ho scelto questo tema in quanto mi ha toccato personalmente. Parlo della relazione tra amore ed ossessione, le possibili somiglianze e differenze, di quando si confondono e distinguere tra i due diventa quasi impossibile. Ho sempre incontrato difficoltà nelle mie relazioni, specie di coppia.

Questa tendenza a viverle con morbosità, senza volerlo, venendo oppresso dai miei stessi pensieri, non mi faceva dormire la notte. Per fortuna ora sono cambiato e sto meglio, ma quando ho scritto questo testo sentivo la necessità di tirare fuori le emozioni che avevo raccolto per questa situazione, sviscerando le mie stesse sensazioni e idee che avevo covato a lungo ed esplorato da solo, ma anche parlandone con chi mi stava vicino e in terapia.

Nel brano, esplori il confine sottile tra amore e ossessione. Puoi condividere con noi un momento o una situazione della tua vita che ti ha portato a riflettere su questa tematica?

Penso che il momento peggiore degli ultimi anni l’abbia passato ad inizio/metà 2022. Purtroppo si sono susseguiti una serie di eventi sfortunati riguardanti la mia sfera familiare, universitaria, di salute e ho passato dei mesi veramente terribili. A peggiorare la situazione c’è stata rottura con la mia ex che è in realtà stato il primo evento, ma che poi mi ha influenzato più a lungo del resto. La situazione era diventata insostenibile per me e per mesi ho sofferto in silenzio. Nonostante la mia salute mentale sia una priorità per me da anni, era ad un minimo storico e non avevo idea di che pesci prendere.

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Alla fine ho puntato sulla musica, scrivere e cantare, anche da solo in camera, mi faceva sentire meglio e progressivamente ho messo sempre più impegno in questa cosa. Il processo di “cura” per stare meglio è stato lungo e per tutto il tempo ho mantenuto dentro me il ricordo di quelle sensazioni. “De amore et obsessione” è arrivata quasi due anni dopo la mia ultima rottura, in un momento in cui mi sentivo molto più solido, tranquillo, che mi ha permesso finalmente di descrivere per bene la situazione vissuta.

Nella tua esperienza personale, quali sono i segnali distintivi che differenziano un amore sano da un’ossessione dannosa?

Ad oggi mi verrebbe da dire che l’unico momento in cui amore ed ossessione possono fondersi in modo, se non sano, quantomeno naturale, sono all’inizio e alla fine della relazione, ma credo la situazione debba essere transitoria. Detto ciò credo che un elemento fondamentale per il funzionamento di una relazione sia il mantenimento dell’individualità di entrambi i membri, ben equilibrato dalla capacità della coppia di fidarsi l’uno dell’altra.

Naturalmente sono molte le caratteristiche necessarie per il funzionamento sano di una coppia, ma almeno queste due concorrono direttamente alla non-ossessione. C’è da dire comunque che spesso, più che un problema di coppia, l’ossessione è un problema individuale, correlato più alle insicurezze personali di una persona nei confronti di sé che al suo rapporto di coppia. Dubitare di sé porta poi a dubitare del rapporto con l’altra persona, una situazione (giustificabile o meno) estremamente delicata e “pericolosa” per la vita della coppia.

Il videoclip di “De Amore Et Obsessione” presenta scene intense e simboliche. Come hai lavorato sulla rappresentazione visiva del messaggio della canzone?

Non sono molto bravo nell’ideazione di video o opere visive di vario tipo, ma fortunatamente ho con me un team che sopperisce alle mie mancanze. L’idea del video è venuta da Cosimo e Andrea (Cosimo Sterlacci, regista del videoclip, Andrea Incarbone, grafico della cover): Cosimo ha pensato alla scena della seduta di psicoterapia, ispirata dalla barra “Lo psico dice che ho un pattern relazionale dalla materna”. Andrea invece ha pensato con me a vari concept di copertine per il brano, alla fine abbiamo optato per l’utilizzo di vari oggetti rossi su sfondo nero, che abbiamo deciso di includere anche nel videoclip. Una volta fatte queste scelte è stato sufficiente trovare la location da allestire e la comparsa.

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Parlando del tuo ruolo nel videoclip, hai interpretato sia il paziente che il terapeuta. Qual è stata la ragione di questa scelta e come hai preparato questa interpretazione duplice?

A dirla tutta inizialmente Fante doveva fare il terapeuta ed io il paziente, ci saremmo dovuti scambiare di posto durante il ritornello. Purtroppo per motivi legali non c’è potuto essere il giorno della registrazione quindi abbiamo optato per utilizzare un’inquadratura che permettesse di avere me in entrambi i ruoli. Non c’è stata una vera e propria preparazione, sono in psicoterapia da quando avevo 11 anni quindi conoscevo bene la situazione. Avremmo potuto usare un’altra persona ma l’idea me-terapeuta-di-me-stesso sembrava interessante ed alla fine abbiamo optato per quella. 

La scena della ragazza che stringe e graffia oggetti di colore rosso è molto suggestiva. Cosa rappresenta simbolicamente questa sequenza nel contesto del singolo?

Il concetto chiave qui è che il palloncino può rappresentare l’amore, la passione o la relazione, mentre la ragazza rappresenta ciò che lo circonda e come cambia, il modo in cui il soggetto esperisce poi l’amore. Inizialmente la ragazza è più delicata e dolce con gli oggetti, ma col progredire del video diventa più aggressiva, per simboleggiare la progressiva crescita negativa della relazione tossica.

Abbiamo scelto una ragazza per il ruolo per dare a questo amore un po’ quell’idea di femme fatale, seduttivo ma logorante se non rovinoso. A livello lirico la figura dell’amore “stritolato” da questa situazione è presente a più riprese, quella della figura esplicitamente femminile invece nella seconda strofa: “Tu sei la mia succubus ed io tuo succube”, termine preso in prestito nuovamente dall’antica Roma.

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