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Intervista

ALDA: la ribellione è NEL MARGINE. L’intervista

ALDA

ALDA è una rapper italo-albanese che il 12 aprile 2024 ha pubblicato NEL MARGINE, secondo progetto ufficiale, che segue Tana Libera Tutti targato 2022. Schiacciando play ci si immerge in un contesto musicale variegato che funge da tappeto per dei testi espliciti e ricchi di spunti.

I contenuti sono parte integrante della scrittura di ALDA. Il talento al mic della rapper è certificato da un flow accattivante che riesce ad esaltare le qualità della sua penna, sempre graffiante e pregna di significati.

ALDA prova a smuovere le acque e lo fa alzando la voce. I testi di ALDA sono l’eco delle minoranze, una spada che trafigge gli organi di varie problematiche sociali. In NEL MARGINE è insito un concetto di giustizia che si ribella senza mezzi termini al potere dominante ma non dimentica mai di chiamare in causa gli individui, perché il cambiamento più importante parte sempre da se stessi.

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare ALDA per farci raccontare retroscena ed aneddoti sull’album.

Alda, Nel Margine

Ciao ALDA e benvenuta! NEL MARGINE è un titolo che richiama l’emarginazione, argomento molto hip hop. Chi sono per te gli emarginati?

Gli emarginati di cui parlo nel disco sono le minoranze che vengono escluse e prese di mira; sono tutte quelle persone che vivono in un luogo in cui sembra non esserci spazio per loro.

Si nota che hai catalizzato la tua rabbia in espressione creativa. Tutto ciò è fondamentale per un artista. Mi parli dello sviluppo di questo disco? Immagino sia stata una sorta di catarsi per te.

NEL MARGINE nasce perché nella mia vita esiste da sempre il concetto della posizione marginale, in primis perché sono di origini albanesi e mi sono trasferita in Italia quando ero molto piccola. Ricordo davvero poco di quei tempi, riesco a riavvolgere quei momenti solo attraverso le esperienze dei miei genitori.

Il tema dell’immigrazione è cruciale e fondamentale all’interno del disco: lo tratto sia in CIAO che in SPECCHIO. STAI ZITTA si sofferma sulle difficoltà dell’essere donna ai giorni nostri. Anche questo è un tema che si lega benissimo ai margini e ai confini. L’ album deriva anzitutto dalla mia esperienza personale ma  trae tantissimi spunti da quelle di altre persone che si ritrovano a vivere in situazioni ai limiti.

STAI ZITTA tratta di misoginia e maschilismo, argomenti fondamentali ma poco trattati nella musica. Questa mancanza è più colpa degli artisti, del pubblico o dell’industria discografica?

Non mi viene da attribuire la colpa a nessuno in particolare, perché penso sia una mancanza che abbiamo un po’ tutti, chi più e chi meno. Chiaramente mi piacerebbe tantissimo sentire parlare più spesso anche nella musica di quelli che sono problemi collettivi, ma che a volte sembrano riguardare solo una parte della popolazione.

Della scuola ho brutti ricordi. Fare l’insegnante sicuramente non è facile, ma penso che scegliere di fare un lavoro così importante significhi rendersi conto di doversi prendere delle grandi responsabilità. Abbiamo bisogno di più educatori e educatrici che ci insegnino a potenziare l’intelligenza emotiva.

A proposito di potenziamento dell’intelligenza emotiva. L’arte e gli artisti giocano un ruolo in tutto questo?

Assolutamente. Spesso gli artisti non necessariamente sono degli educatori ma trovo che rivestono un ruolo importante nel potenziamento dell’intelligenza emotiva. Io in primis traggo molta ispirazione da altri artisti, non necessariamente della scena musicale.

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Penso ad esempio a Regina José Galindo, performer del Guatemala che offre degli spettacoli viscerali e molto educativi. Una sua esibizione ha ispirato il lavoro visivo di STAI ZITTA. La performance fu eseguita all’interno di una conferenza.

Regina lesse le testimonianze delle bambine del Guatemala stuprate. Nel frattempo, mentre esponeva le testimonianze, un dentista ogni quarto d’ora circa le faceva un’anestesia alla bocca.

Dunque, man mano che andava avanti a leggere, perdeva l’utilizzo della parola e sbiascicava. Regina è un esempio di artista educativa ma non è l’unica che prova a risvegliare le coscienze.

ALDA-NEL-MARGINE-COVER

Mi hai specificato il significato del titolo ma la cover come si lega al concept dell’album?

Ho voluto utilizzare l’elemento del ponte perché è un luogo che viene attraversato, mentre all’interno della foto ci sono io ferma ed è come se appunto la mia casa fosse questo luogo in cui di base non si sosta. È anche un po’ per dire: “io mi ritrovo in questa posizione transitoria, in cui percepisco la mia casa in movimento”.

Del ponte mi piace la caratteristica che nonostante sia un luogo scomodo su cui sostare, allo stesso tempo è un punto d’osservazione cruciale dato che  dall’alto, offre la possibilità di capire cosa succede a distanza. Hai una prospettiva visiva eccezionale. Tra l’altro ieri stavo riflettendo che l’elemento del palco mi ricorda tantissimo quello del ponte, per come è strutturato. Probabilmente questo è un significato in più che si può attribuire alla cover.

 NEL MARGINE mi sembra in continuità con Tana Libera Tutti. Esiste un’idea di fondo che lega i due progetti? 

Sono due progetti che ho concepito separatamente anche se qualche brano l’ho scritto più o meno nello stesso periodo. Sicuramente c’è un filo conduttore a livello tematico poiché l’emarginazione è intrinseca dentro di me.

Dato che la tua penna è molto solida e densa di contenuto, a livello di scrittura quali autori ti hanno ispirata nella  creazione dell’album? 

Ci sono degli autori che mi piacciono molto. Ultimamente ho letto parecchio Erri De Luca, soprattutto il suo primissimo libro Non ora, non qui, che se non erro ha scritto a 40 anni o poco più. Quel libro mi ha ispirata enormemente. Adoro la sua scrittura. Erri è un “maniaco” della parola, bravissimo ad essere sintetico nell’utilizzo dei vocaboli e questo aspetto della sintesi ho cercato di proporlo in tutte le stesure testuali dell’album.

NEL MARGINE è un album diretto, a differenza di Tana Libera Tutti in cui scrivevo in maniera meno esplicita, forse perché avevo un po’ paura di far capire troppo attraverso le parole. In quell’EP tendevo maggiormente a nascondermi mentre in questo album ci tenevo tantissimo ad essere più sintetica possibile e chiara nell’utilizzo delle parole e di conseguenza nella scelta dei termini.

TETRIS è un brano pazzesco, fitto di frasi memorabili e un inno talmente ribelle che mi ha ricondotto a La Libertà che guida il popolo di Delacroix. Ti rivedi in questo accostamento?

Ti ringrazio. Non avevo mai fatto questa associazione. La figura dell’oppressore è molto presente nei miei brani, perché gli oppressori sono ovunque. Per me è molto importante parlarne.

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Anzi, per me è molto importante parlare, perché è stato anche per colpa di queste figure minacciose che ho avuto e che ho tutt’ora un rapporto conflittuale con le parole. Riuscire a manifestare il mio pensiero e le mie sensazioni attraverso la musica, è una sorta di rivincita.

In SPECCHIO ti soffermi sul razzismo. Nel brano affermi: “cosa devo fare per essere parte del reame? “. Che ruolo può avere la musica nella nostra società per affrontare e risolvere il problema? Pensi che l’integrazione passi anche attraverso la musica?

Credo che dei problemi sia importante parlarne attraverso qualsiasi forma d’arte. La musica è molto diretta, perché riesce a coinvolgere un grande numero di persone. Come dicevo prima però, credo che il ruolo dell’educatore sia quello più importante in assoluto.

Un artista non necessariamente deve insegnare qualcosa agli altri. È bello quando succede, ma la musica è un luogo che riflette la società in cui viviamo, nel bene e nel male.

ALDA

Una frase dell’album che mi ha colpito molto è: “ per la comprensione del testo non basta conoscere la parola”. La trovo un’espressione densa di impatto e ricca di significato che mira sia ad un approfondimento esteriore che ad un’analisi interiore. Spiegami meglio.

Questa frase é legata ad un ricordo del liceo. Personalmente non studiavo, odiavo la scuola ma mi piaceva tantissimo scrivere, soprattutto saggi brevi o testi argomentativi in cui non c’era necessariamente bisogno di studiare.

Scrissi un saggio breve e la mia insegnante di italiano che mi odiava, decise di valutarlo con un 6 meno dandomi una spiegazione allucinante; secondo la professoressa, il contenuto del testo era troppo elevato rispetto alla persona che lo aveva trascritto.

Sostanzialmente, mi stava implicitamente affermando che, dato il mio scarso studio, non ero in grado di esprimere un pensiero. Questo evento mi ha delusa molto. Purtroppo nel contesto scolastico, ho avuto varie esperienze di questo tipo.

Quindi la tua passione nasce nel contesto scolastico o ti sei avvicinata alla scrittura e alla musica successivamente?

Dato che da bambina ero molto introversa, con la scrittura ho approcciato immediatamente. Tendevo a scrivere emozioni e sensazioni nei diari. Ho cominciato a scrivere rap a 12 anni, ispirandomi ai testi e agli ascolti di mio fratello. Seguivo tutto quello che faceva, per quanto mi riguarda è stato un’ispirazione decisiva. Sono cresciuta con il rap estero. La scrittura mi accompagna da sempre.

La scelta di non  proporre alcun featuring  all’interno del progetto è una caratteristica in totale controtendenza rispetto a ciò a cui siamo abituati. Da dove nasce l’idea di non collaborare con nessuno?

Di base collaboro pochissimo. Sinceramente non c’ho neanche pensato, sono abituata a lavorare da sola. I brani secondo noi sono perfetti così.

Nell’album ci sono anche varie auto critiche alla tua persona, forse un po’ eccessive. Da dove nascono questi sfoghi? 

Quando scrivo lo faccio di getto. Dal momento in cui ho bisogno di dare voce a un’emozione, non mi preoccupo di come lo sto facendo. Anziché tirare pugni o auto infliggermi un danno fisico, scrivo; ed è questo il motivo per cui a volte può risultare “eccessivo” o esagerato il mio modo di sfogarmi, perché sono esagerate le emozioni che in quei momenti mi attraversano.

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Nel quotidiano sto molto attenta a mantenere piatto l’umore, perché quando le emozioni diventano intense, percepisco un pericolo che non voglio correre. Abbiamo bisogno però di luoghi in cui poter lasciare che siano le emozioni a trasportarci, ed è nella musica che io ho trovato uno di questi.

Mi consigli qualche artista rap albanese in sintonia con i tuoi contenuti? 

Non conosco bene il rap albanese.

ALDA

Musicalmente, l’album spazia tantissimo. A tal proposito, qual è stato il focus?

Musicalmente parlando mi sono affidata a Francesco Fantini, che ho conosciuto solo dopo aver scritto le tracce del disco, che prima di quel momento erano prodotte da Michele e Iulian. Francesco in breve tempo ha costruito un suono che potesse uniformare il disco e dare ancora più spazio alle parole, mettendole in risalto.

È necessario provenire dal margine per comporre arte di un certo tipo?

Secondo me per creare della buona arte non è necessario provenire da contesti disagiati anche se io sono molto più attratta dagli artisti che narrano il tema del disagio. A parer mio, anche se cresci nell’agio, puoi parlare di disagio.

Nonostante tu non l’abbia vissuto in prima persona, puoi comunque raccontare ciò che ti accade intorno. Per citare nuovamente Erri De Luca, lui utilizza una frase emblematica che si interseca benissimo con questo concetto.  La frase è: “Se scrivo, é grazie alle storie degli altri”.

Ultimamente hai cavalcato il palco del primo maggio e quello del MI AMI. Ti va di raccontarmi queste esperienze? 

Il primo maggio è stata la mia prima esperienza televisiva, quindi ero un po’ in ansia però avevo tantissima voglia di trasmettere i messaggi che poi ho effettivamente portato all’evento.

Questa mia volontà di trasferire determinati contenuti ha avuto un effetto catartico poiché l’ansia si è trasformata in adrenalina. È stato davvero bello poter partecipare.

Il MI AMI invece è un palco che già conoscevo e a cui sono molto affezionata perché anni fa è stato il mio primissimo live ed era andato già molto bene. Non vedevo l’ora di tornarci. Adoro il palco della collinetta anche perché l’impianto suona alla grande!

Qualità nella scrittura, flow accattivante, personalità al mic: tutte doti che ti appartengono. Qual è quella che preferisci di te stessa? 

Non riesco ad immaginarmi con solamente una tra queste caratteristiche, però di sicuro per me è molto importante la scrittura ed è una cosa su cui lavoro in modo costante per fare in modo che le parole si avvicinino il più possibile al mio modo di pensare e di sentire le cose.

Ascolti rap italiano? Cosa pensi della scena attuale?

Non ascolto molto la scena rap italiana. Ci sono tanti talenti ma mi sento più attratta da altri generi musicali o dal rap straniero.

Ultima domanda: stai già lavorando a progetti futuri o ti dedicherai prima ai live e ad un eventuale tour?

Ci saranno un po’ di date estive. Ultimamente sto riprendendo a scrivere nuovi brani ma è ancora tutto in fase embrionale.

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