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Intervista

Jelecrois, “è fondamentale vedere le skills, il flow e la metrica, non il sesso”

JELECROIS MVP Foto 2

Jelecrois si è fatta conoscere grazie al talent Nuova Scena proposto da Netflix. Lei è stata, onestamente, uno degli artisti che mi ha colpita di più. La sua grinta, lo stile, la motivazione e il suo continuo intersecare rap e danza mi avevano portato a pensare che potesse essere la vincitrice del tanto criticato programma.

A qualche mese di distanza dall’annuncio del vincitore Lost Kid, la rapper Napoletana, considerata da molti una delle promesse dell’Hip Hop Italiano, propone al pubblico in maniera totalmente indipendente il suo disco MVP.

Con Jelecrois ci sarebbe davvero stato tanto da discutere. L’intervista che propongo oggi, che speravo potesse essere leggermente più lunga, cerca di approfondire il disco proposto da Jelecrois e lei stessa come artista, fra cui il suo nome, quando e come ha iniziato.

Il disco di Jelecrois su spotify!

Partiamo dall’inizio. Come mai il nome Jelecrois?

Jelecrois significa “ci credo” in francese, è il mio monito. È stato il mio soprannome per tanto tempo, prima su Instagram, poi la gente ha iniziato a chiamarmi così. Cerco di vivere la mia vita credendoci sempre, non mi faccio abbattere dalle cose; anzi, l’esatto contrario.


Come ti sei avvicinata all’Hip Hop?

Mi sono avvicinata all’hip hop con la break dance, sono un’ex b-girl (ex perché non mi alleno da un po’ per colpa dei troppi impegni). Frequentavo ambienti underground e sono stata cresciuta da questa cultura. Con il tempo, oltre alla break dance, mi sono approcciata alla scrittura e alla produzione dei brani, l’ho fatto a casa durante il Covid. Ho iniziato a fare musica per il gusto di farla, senza avere una proiezione futura; poi però le cose sono andate bene, alcune strofe sono diventate virali e mi si è creata un’occasione che non potevo farmi scappare.

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Come mai hai deciso di partecipare a un talent come Nuova Scena?

Ho deciso di partecipare perché sentivo l’esigenza di apprendere e conoscere cose nuove. Era un talent diverso dagli altri, metteva al primo posto il rap ed era apprezzato dai rapper proprio per questo. Mi sembrava un’opportunità che potesse offrirmi i dati basilari del mercato musicale.

Cosa rispondi a chi dice che Nuova Scena non è per teste Hip Hop ma va contro alla cultura.

Che si sbagliano, il programma in ogni puntata ci ha offerto un nucleo underground e noi abbiamo dovuto gestirlo. Il programma ha ampliato la cultura in un momento già molto fiorente e di sviluppo, dando a mio parere una grande mano. Se il programma non fosse stato per teste hip hop, non ci sarebbero state delle personalità così influenti nella scena rap italiana, le quali sono le prime a difenderne i principi.

MVP. Come mai questo titolo per il primo Ep di Jelecrois? Che messaggio vuoi trasmettere?

Gli MVP sono i migliori giocatori, per me sono tutti quei ragazz* di periferia che si costruiscono da soli, riuscendo a crearsi delle opportunità in un ambiente difficile. Nonostante a volte non riescano a portare a termine un progetto al 100%, ci mettono più impegno degli altri. Non importa se sei una star o un pizzaiolo, se ti sei costruito da solo sei un MVP.

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Che tipo di tematiche tratti nel disco Jelecrois?

C’è molto esercizio di stile e molta spontaneità nelle mie barre. Ogni singolo è nato in massimo un’ora, tra beat e scrittura. Alcune tracce riprendono delle foto o dei cartoni animati (come Kirikù), altre invece dei momenti quotidiani e non.

Ti hanno proposto un contratto discografico in questo periodo? Avresti voluto averne uno?

Ci sono state delle chiacchierate, mettiamola così. Vorrei puntare a tenere un’identità e non bruciare le tappe. Credo nei percorsi graduali e senza fretta.

Se parliamo di arte, secondo te, va menzionato il fatto che sei donna o si dovrebbe andare oltre e parlare solo di skills?

Bisognerebbe realmente andare avanti, c’è sempre questa abitudine di distinzione che è soltanto inutile. Capisco che ci sia una minoranza femminile nel mondo rap e che alcuni vogliano mettere un faro su questo, però bisognerebbe mettere prima l’arte, a prescindere dalla persona che sei. Per me è fondamentale vedere le skills, il flow e la metrica, non il sesso.

Ti senti femminista?

No, non sono femminista, al momento non mi sento schierata in nessuna etichetta sociale o politica. Sono per il giusto, per la parità di opportunità e per l’attenzione sui posti di lavoro: siamo tutti uguali. Secondo me le cose si ottengono con la pace, l’amore e la serenità.

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 In Nuova Scena stavi per laurearti. Posso chiederti in cosa e su cosa hai dibattuto la tesi?

Lo farò a luglio! Mi laureerò in scienze della formazione primaria, con una tesi in musicoterapia e neuropsichiatria infantile.

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