Bassi Maestro: "Mia Maestà". L'intervista

"Mia Maestà", uscito il 31 Marzo per Com Era Records, è il quattordicesimo album di Bassi Maestro, un artista che è una vera e propria pietra miliare del rap e dell'hip hop italiano, uno di quelli che rappa, produce e scratcha. Uno di quelli che il cuore ce lo ha messo sempre. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui in cui abbiamo parlato di un po' di cose interessanti. Intanto, però, mette in play il disco. 



Iniziamo l’intervista con una domanda classica: per quanto abbia ascoltato l’album in queste settimane, non mi sembra compaia mai un vero riferimento al titolo. Puoi svelarci da dove viene la scelta di “Mia Maestà” e che cosa rappresenta per te?
"Mia maestà" è il mio modo di fare il punto della situazione. In un periodo storico dove tutti sono king di tutto, io mi considero semplicemente il re del mio mondo e di quello che ho costruito, vivo a mio agio con il mio modo di fare musica e mi sono tolto degli sfizi materiali e artistici che da giovane potevo solo sognarmi: già il fatto di avere ancora una voce in capitolo e fuori dal coro in questa faccenda del rap italiano mi sembra una bella conquista!

La tua musica è arrivata ormai ovunque, varcando le Alpi e l’Oceano Atlantico. Quanto questo tuo viaggiare ed essere a contatto con persone, spesso artisti e culture diverse ha influenzato il percorso musicale che ti ha portato alla realizzazione dell’album?
Viaggiare è fondamentale per me, il fatto di visitare paesi e terre straniere, spesso isolandomi dalla massa dei turisti, in cerca di vinili nascosti e di contatti umani interessanti. L'america è sempre il riferimento principale per la nostra musica: adesso un viaggio nella east coast ti fa capire che tipo di influenza l'hip hop e la trap abbiano sulla società in generale, sulla vita di tutti i giorni. È il suono che arriva ovunque, dalle strade alle classifiche! Nel mondo dei collezionisti di vinile e dei veri dj trovo, invece, una nuova fonte di ispirazione, più adulta e matura, che parla una lingua a cui i più giovani, per ovvi motivi, non possono ancora arrivare. Europa e Inghilterra sono interessantissime da questo punto di vista, ci sto lavorando per infittire la rete di contatti!

Nel brano “Metà rapper metà uomo” affermi che “per ogni canzone che odi ce n’è un’altra che ami”. Immagino che, da artista maturo quale sei, avrai guardato al tuo passato musicale più volte. Durante i live ripercorri spesso la tua carriera e credo tu abbia già stilato una lista di canzoni che apprezzi o che, magari, avresti voluto non fare o semplicemente fare in modo diverso. Puoi farci qualche esempio?
Onestamente mi è capitato che brani che ho scritto senza darci troppo peso siano diventati dei veri e propri classici: non mi sarei mai aspettato di dover cantare "SIC" o "La Terra Trema" dopo vent'anni, ma anche brani che ho fatto quasi come sfida tipo "Capirai", che non a caso non ho mai fatto live ed è un pezzo che ho consegnato alla storia, chiusa li. Altri pezzi li faccio sempre volentieri. Sono però contento di portare con il nuovo album nuovi pezzi al repertorio, sperando che facciano la fine dei classici già citati e mi accompagnino anche nel percorso futuro!



In riferimento a questo album, invece, quale ritieni sia la canzone di “Mia Maestà” che non avresti potuto fare a meno di scrivere e perché?
"Metà Rapper Metà Uomo" è un pezzo completo e on point che mi rappresenta al 100% sia come scrittura, che come testo e sonorità: sceglierei sicuramente questo, che è anche, a quanto pare, uno dei pezzi più apprezzati.

“Fottuto O.G.” è un tributo agli artisti che hanno tracciato la strada della musica rap a livello internazionale, ma anche in Italia: fai riferimento a Esa, Deda, Dj Jad, Dj Gruff, Colle del Formento, Dj Enzo, Next-One e J-Ax. Che significato dai tu al termine OG? Inoltre, ritieni che il ruolo dei sopracitati sia ancora positivo verso l’ambiente del rap italiano, oppure qualche “originale” ha perso, secondo te, il “sentiero”? Da poco hai detto la tua anche su Inoki: puoi darci una tua panoramica a tal proposito?
OG in slang è l'originator, quello che c'era quando una cosa è iniziata. Nel nostro caso si parla di Hip Hop in Italia e ho avuto la fortuna di essere a stretto contatto con la scena dal 1993, ma il mio percorso è iniziato nell 87/88 quando rappavo ispirato dai dischi americani della Def Jam o da Ice Cube. Io mi sono limitato a fare delle citazioni, non significa che tutti abbiano, oggi come oggi, la stessa valenza per la scena attuale: ognuno ha fatto un suo percorso, spesso diametralmente opposto dagli altri. Nessuno può negare che, nei primi anni, eravamo tutti li a fare la stessa cosa negli stessi posti. Non mi interessa dare giudizi su Inoki per creare polemica: è una persona che musicalmente rispetto e ha dato un contributo importante alla scena. Dico solo che lui, come molti altri per carità, perde tempo a parlare degli altri anzichè fare il proprio. Peccato perchè, alla fine l'unica cosa che rimane è la musica, mentre i post e le chiacchere scompaiono. Questo è un errore che ho sempre evitato di fare: lascio che sia la musica a parlare per me e non esprimo giudizi gratuiti, ognuno ha i suoi gusti e rispetto i gusti di tutti, anche se magari sono all'opposto.

In “Non muovono il collo” con Fabri Fibra, si parla del pubblico che segue gli show dal vivo e di come questo sia naturalmente cambiato in più di vent’anni di carriera. Probabilmente, un riferimento a “Rompiti il collo” di Fibra c’è. Tu hai visto diverse generazioni crescere e seguirti: quali sono le caratteristiche del tuo pubblico oggi, rispetto al passato?
Fortunatamente, quando sono sul palco, la maggior parte del mio pubblico viene per ascoltare la musica e divertirsi, ma spesso vedi questi concerti dove sono tutti fermi a fare i video col cellulare: cazzo ma tu vai a vedere Bruno Mars (per dire) e la tua prima preoccupazione quando sale sul palco è fare una merdosa ripresa con tuo cazzo di telefonino, che poi magari non ti guardi nemmeno? Siamo messi molto male. Nel rap ci si abitua ai concerti in playback, ai dj set in discoteca come se fossero la normalità anzichè l'eccezione. Questo non mi va giù e finchè salirò sul palco sarò sempre esigente col mio pubblico. Chi mi ha visto dal vivo sa cosa intendo!



Come da te annunciato in uno stato su Facebook, l’album è un percorso e non una raccolta di hit che compongono la playlist. Come hai lavorato alla realizzazione di “Mia Maestà” per dargli questa struttura?
All'inizo ho raccolto le idee che avevo e i pochi beat di cui ero veramente convinto e ci ho costruito attorno. In realtà, la fase difficile è stata la prima. Poi a scrivere e produrre il resto ci ho messo 3 mesi in tutto: un'idea tira l'altra ed è nato il concept totale, dove ogni pezzo aveva un posto preciso. Non potevo più permettermi di fare un album che non fosse importante, arrivato a questo punto della mia carriera.

Con “Benvenuti a Milano” proponi quelli che tu ritieni essere i più talentuosi emergenti della città meneghina e, assieme a loro, la raccontate tra vita notturna, serate e feste. A quarant’anni e con una famiglia alle spalle, tu come vivi questo ambiente?
Non sono i soli che ritengo validi, ma sono una bella rappresentanza con varie sfaccettature. Non sono mai stato uno da "serata a tutti i costi", ma quando c'è di mezzo la musica, spesso si parte con una cena, poi si finisce in studio o in qualche locale, si suona, si va a un concerto di un amico e da li parte tutto, partono le idee, si costruiscono nuovi legami e chiaramente arrivano mille stimoli, anche di sana competizione, se vuoi. Se uno è bravo e lo riconosci, ti senti in dovere di fare meglio. È lo spirito dell'hip hop, di chi si è fatto da solo senza aiuti esterni: sei in competizione per la vita!

Il confronto generazionale è, senz’altro, uno dei temi dell’album. Metti le cose in chiaro fin dall’inizio con “Ridefinizione” e proponi collaborazioni, come ad esempio quelle con Vegas Jones e Boston George in “Poco cash” o in “Prendi tutto”, dove hai coinvolto Nitro e Cricca dei Balordi su un beat di Biggie Paul. Ritieni di aver vinto il tuo confronto generazionale?
Ahaha non lo so, ma ti posso dire che la cosa che mi fa piacere è che sull'album ci sia stato un ottimo feedback soprattutto dai giovanissimi. Qualcuno mi ha scoperto con questo disco: per me è un privilegio, un onore per pochi e devo cercare di essere credibile anche parlando a tre generazioni contemporaneamente. Se avrò vinto la sfida lo scopriremo tra qualche anno: se mi troverete ancora in giro vorrà dire che ce l'ho fatta.



Tra gli skit dell’album ti soffermi, attraverso una serie di gag, su una vita quotidiana troppo tecnologica, frenetica e spesso un po’ insensata. Che rapporto hai con la tecnologia, sia in privato che durante il lavoro?
La roba che ti frega è una domanda di questo tipo: parlare della tecnologia che ci ha piegato a novanta è l'argomento di ogni conversazione, di ogni intervista, è la linfa e la morte al contempo della nostra vita lavorativa. Dall'altra parte c'è la forza comunicativa, arrivare a 200000 persone in poche ore è pazzesco, però ti chiedi: qual è il prezzo che paghiamo e quanta attenzione c'è su quello che si vede e si ascolta? È tutto usa e getta, è tutto un rush, un messaggio continuo, un back and forth obbligato, di cui spesso mi sento di poter fare anche a meno. Spegnete quei cazzo di telefoni a ristorante, please! Fate (e facciamo) pena.

Tu hai prodotto praticamente per tutta la scena rap italiana e hai composto la maggior parte dei brani presenti in “Mia Maestà”: hai mai pensato di proporre al mercato musicale un tuo album di sole strumentali?
Ho fatto delle raccolte di strumentali e ho in programma delle release solo strumentali per la mia etichetta Com Era, principalmente con l'idea di lavorarle per un mercato estero. Qui in italia piace il genere perchè piace il rap fatto in italiano, piacciono i personaggi, i vestiti, etc etc. La musica slegata da questo immaginario è uno spreco, finisce per una nicchia troppo ristretta. Però, l'idea di un producer album fatto in modo particolare è un po' di tempo che mi gira in testa: vedremo :)

L'intervista è giunta al termine. Grazie per la collaborazione e per il tempo concesso!
A voi e ci vediamo in giro, vi aspetto ai live in tutta italia. Cercate sulla mia pagina Facebook le date ufficiali sempre aggiornate! Peace!

 
Intervista a cura di Davide Buda
jammai
Ritratto di jammai
Ottima intervista, davvero completa.
Complimenti ad entrambi i Davide.