Ladies First puntata #12: Pupetta

 
Bentornati tre le righe dell’unica rubrica Hip Hop tutta al femminile, ovvero Ladies First. Per l’occasione siamo tornati su un progetto davvero interessante e pubblicato alla fine del mese di luglio. Nello specifico stiamo parlando di “Malament’”, lavoro prodotto dall’etichetta romana Quadraro Basement, confezionato da Priscilla Sammartino, in arte Pupetta, mc nata e cresciuta in un quartiere della zona orientale di Salerno.
Priscilla è da sempre vicina alla cultura Hip Hop e alla musica rap, ma allo stesso tempo è aperta a tutti i generi musicali. Il suo percorso accademico l’ha porta anche a studiare canto al Conservatorio di musica di Salerno.
Alcuni avvenimenti negativi, accompagnati da un’inevitabile e forzata crescita precoce, restano fatti decisivi che la spingono ad iniziare a scrivere brevi frasi in rima, limitate inizialmente a semplici sfoghi personali.
Solo nel 2013, grazie ad un amico che ha creduto nelle sue capacità, prova a riempire un beat con i suoi pensieri ed i suoi sfoghi. Registra così il suo primo singolo, scoprendo in questo modo la sua vera strada. Da qui si susseguono vari brani che la portano alla realizzazione di “Senza Pietà”, un EP di 6 tracce.
Nel 2016, ad un anno di distanza dall’uscita dell’EP, la giovane artista Salernitana, ci propone il suo primo album ufficiale, ovvero: “Malament’”.
Il disco è stato mixato e masterizzato da Fabio Musta presso la Different Lab. A livello di sonorità, grazie al lavoro del producer Mista Bobo, il disco riesce a trasmettere il giusto equilibrio tra un sound nostalgico e una coinvolgente aggressività musicale che crea il giusto contesto per lo stile lirico di Pupetta. Al microfono troviamo le collaborazioni con Trt e Fonch Menino, direttamente dallo stesso collettivo di Pupetta e Mista Bobo (La Cosa), Ivanò, Capo Plaza, Peppe Soks e i Moderup, gruppo emergente della scena partenopea. Sono già stati estratti diversi singoli da “Malament’”, tra questi “Polvere e gelo”, “O' Mandat” e l’ultimo in ordine di tempo “Il perchè”.



Proviamo a capire meglio chi è Priscilla con le nostre tre domande d’apertura.

Qual è il tuo background personale ed artistico e da dove nasce la tua passione per la musica ed in particolare per le rime e il rap?
Il mio approccio con la musica inizia presto. A sette anni, presi un volantino che girava nella mia scuola per le audizioni del coro di voci bianche del teatro di Salerno a cui seguì un’esperienza, in questo, durata sei anni.
All’Hip Hop mi sono avvicinata all’età di 13 anni; ho amato da subito il rap, iniziando ad ascoltare principalmente quello americano per poi scoprire quello italiano con il disco “41esimo Parallelo” de La Famiglia. Successivamente, verso i 17 anni, mi è capitato di scrivere qualche frase in rima o di scrivere semplicemente dei pensieri, ma rimanevano sul foglio. Non avrei mai pensato che a 21 anni avrei iniziato a fare rap e a scrivere quelle mie rime a tempo su un beat. È stato grazie a un mio amico che faceva rap che, leggendo quello che scrivevo, mi passò un beat americano e mi disse di provare a scriverci i miei pensieri e vedere cosa ne sarebbe uscito, da lì non ho smesso più.
Amo tutta la musica, a partire dalla lirica. Nel 2010, infatti, ho iniziato anche a studiare canto al conservatorio.

La nascita di questa rubrica è legata al divario tra i due sessi nella pratica delle discipline dellHip Hop, e qui la domanda fondamentale: le donne sono spesso considerate non allaltezza dai colleghi uomini, così come dagli appassionati del genere, come si riesce secondo te ad emergere in questa situazione? Inoltre sappiamo che ultimamente ti sei trovata ad affrontare il tema in prima persona anche sui tuoi socialcome la vivi?
Solitamente non marco molto questa “differenza”, anche perché non ne vedo alcuna. Purtroppo c’è chi pensa, che se una donna faccia rap non sia vera in quello che dice e che un ragazzo non si possa identificare con le sue parole. Io parlo di strada, di disagio, come fanno molti miei altri “colleghi”, non di unghie e smalto, ecco perché non trovo delle sostanziali differenze tra me e un ragazzo qualsiasi che fa rap. La scena è composta dal 90% di uomini e la cosa non mi dispiace, non mi trovo a disagio, anzi, anche nella mia vita ho il 90% di amici maschi, ma, nonostante questo, non nego che sarei felicissima se qualche donna riuscisse ad imporsi nella scena italiana.
Da quando è uscito il mio disco ne ho sentite di tutti i colori, ma questo vuol dire esporsi, accettare tutte le critiche, anche quelle più bieche che riguardano questa tematica. Non mi intimoriscono, mi faccio una grassa risata e vado avanti.

Quali sono le tue aspettative, tra passione e professione, e che obiettivi personali ti poni nel fare la tua musica?
Il mio principale obiettivo è la crescita artistica. Punto a fare sempre meglio, che sia anche un minuscolo passo in avanti, ma mai uno indietro.
 

Passiamo alle domande d’approfondimento e analizziamo un po’ più da vicino il disco “Malament’”.

Qual è stato l’input che ti ha portata alla realizzazione di questo tuo album d’esordio, fuori per una realtà prestigiosa come quella di Quadraro Basement? Cosa racchiude “Malament’” tra le sue strofe e cosa rappresenta per te?
“Malament’” è un disco che ho scritto con molta rabbia, rappresenta un periodo non bellissimo della mia vita. La scrittura mi aiuta molto ad esternare tutto quello che ho dentro e che, a parole, non direi mai. Mi sono trovata in totale sintonia con Mista Bobo, produttore di tutte le tracce del disco nonché componente del mio collettivo “LaCosa”, ogni suo beat sembrava calzare a pennello con le parole che io avevo in testa. Sarebbero dovuti essere tanti i singoli da far uscire uno dopo l’altro ma, già alla quarta traccia scritta suonavano così bene insieme che non avrei mai potuto non racchiuderli in un disco che rappresentasse quella mia fase della vita. È importante anche dire che ho voluto e ho cercato di trasmettere, all’ascoltatore, non solo la negatività che avevo dentro di me, ma soprattutto una sorta di “voglia di riscatto” tramite la forza di volontà, perché qualsiasi cosa può essere superata se lo si vuole davvero.

Quale ritieni essere il brano del disco al quale sei più legata, magari perché ne preferisci la sonorità, o perché esprime qualche tema che ti è particolarmente caro?
Le mie tracce preferite sono la quinta “Il perché” e la terza “Là fuori”. La prima, essendo una delle ultime che ho scritto la ritengo molto più matura, ed è come se fosse la chiusura del vecchio percorso e l’apertura di quello futuro. A “Là fuori” invece, sono molto legata emotivamente. Avevo iniziato da pochi giorni questo pezzo quando ho saputo della morte di un mio caro amico, strappato alla vita in un modo molto particolare. Ho scritto ritornello e seconda strofa con una rabbia indescrivibile e con le lacrime agli occhi e praticamente ho parlato di lui. Nel ritornello mi chiedo “Quali sono i miei nemici, dove sono i miei amici?” ecco, è stato un momento in cui mi sono guardata intorno e mi sono chiesta “e ora?”, quei momenti nei quali vedi come la gente può accoltellarti alle spalle senza nessuna pietà e perdi fiducia nel mondo intero.

Dal disco hai già pubblicato diversi singoli accompagnati dai realtici videoclip ufficiali. Sappiamo che con questi, grazie al lavoro della squadra di Ninth Bridge Video sei arrivata alla finale della prima edizione di VITA (Video Interactive Talent Awards). Quanto conta per te pubblicare un video e come hai lavorato con i ragazzi del tuo team per la loro realizzazione?
Ritengo fondamentale il video per la comunicazione completa con l’ascoltatore. È come se tramite questo riuscissi a trasmettere, anche con la gestualità, il senso di ogni mia parola, un po’ come guardare negli occhi ogni singola persona che mi segue. Sto lavorando esclusivamente con Antonio Di Giuseppe per Ninth Bridge Video, che ritengo essere persona di grandissima professionalità.Tutti i video sono girati nella mia Salerno, proprio perché, mostrare i vari posti della mia città, dove sono cresciuta, penso sia come mostrare delle piccole parti di me, ed aiuta a farmi conoscere.
 

Sono già passati un paio di mesi dalla pubblicazione di “Malament’”. Questo è un periodo dove la musica ha un ciclo di vita spesso molto breve per l’ascoltatore, dovuto a diversi fattori. Come ti sei posta nei confronti di questo elemento nella stesura dei brani? Oltre a questo, quali sono stati i feedback che hai ricevuto da parte di chi ha ascoltato l’album?
Come dicevo, questo disco rappresenta una importantissima partentesi della mia vita e della mia crescita artistica ma appunto, essendo anche io figlia di questo tempo dove tutto scorre così velocemente, bisogna saper tenere il passo perché rallentare equivarrebbe a fermarsi. Sono anche io, quindi, sempre in crescita e pronta a nuove esperienze, già puntata verso il futuro.
Per quanto riguarda i feedback che ho ricevuto, per la maggior parte sono stati positivi, mentre le restanti reazioni negative, fondate o meno, hanno contribuito alla mia crescita.

Restando in tema di feedback, sappiamo che da parte dell’ascoltatore non è sempre facile interpretare dei brani scritti in dialetto, anche se allo stesso tempo a livello di flow tutto scorre sempre molto bene. Questa difficoltà spesso viene esposta nei commenti ai video. Un artista che negli ultimi anni si è speso molto su questo argomento, riuscendo a trovare la formula perfetta nei suoi dischi, è per esempio Luchè. Tu cosa ne pensi della questione legata al linguaggio?
Sicuramente capire un testo in un dialetto diverso dal proprio non credo sia molto facile, tuttavia, faccio sempre il paragone con i rapper americani, francesi o di qualsiasi altra parte del mondo che sono ascoltati ed apprezzati da molti italiani, anche da quelli che non ne conoscono la lingua. C’è chi per approfondire cerca le traduzioni dei testi e c’è chi non lo fa. Solitamente nell’ascoltare un brano il primo approccio che ho, personalmente, è quello emotivo, i brani a cui più sono rimasta legata sono stati quelli che mi hanno trasmesso qualcosa già da prima di conoscerne le parole e, talvolta, mi è capitato che leggendo poi le traduzioni, il significato non era tanto differente da quello che avevo immaginato. Io scrivo molto anche in Italiano, dipende dagli stati d’animo e magari dal tipo di musicalità che voglio dare a un brano ma, penso, che una cosa importante che potrei fare in futuro, come hanno già fatto altri della mia regione, sarebbe rendere disponibili le traduzioni dei miei testi in dialetto per accontentare tutti.



Tra i pezzi del disco, “Mani al collo” è sicuramente uno di quelli che spicca. All’interno del contesto Campano, dove Napoli la fa un po’ da padrona per quanto riguarda la musica rap, Salerno si sta ritagliando il suo spazio con emergenti di assoluto valore, ne sono un esempio i ragazzi che hai coinvolto proprio in “Mani al collo”. Parlaci di com’è nato il pezzo e di come vedi l’ambiente attuale legato all’Hip Hop nella tua città, anche rispetto a qualche anno fa.
Precisamente nella traccia “Mani al collo” troviamo Peppe Soks e Capo Plaza ma anche i Moderup, che sono di Napoli. Tutti i feat del disco si fondono tra Salerno e Napoli infatti anche nella traccia “Poker” ci sono gli altri due componenti del mio collettivo di Salerno, ovvero, TRT e Fonch, mentre nella numero 6 “Fa o’ brav” c’è Ivanò, fondatore di una crew decennale napoletana “La Pankina Krew”.
Penso che da un po’ di anni a questa parte Salerno sia diventata la seconda realtà più forte in Campania. Vanta artisti, conosciuti in tutt’Italia, del calibro di Patto Mc, Rocco Hunt e molti altri. Anche noi emergenti stiamo cercando di dare il nostro contributo positivo per portare in alto la nostra città.

Una curiosità. A livello di esibizioni dal vivo, anche per la promozione dell’album, come vi state muovendo e cosa avete in programma per i prossimi mesi?
Per quanto riguarda i live, ancora non c’è stata una presentazione ufficiale di “Malament’”, anche se ho avuto la possibilità di far ascoltare parte del mio disco in apertura a live di altri artisti . Credo ne approfitterò, nei prossimi mesi, con l’uscita delle copie fisiche in edizione limitata e sicuramente la prima tappa sarà Salerno.

Siamo in chiusura. Lasciaci tutti i tuoi contatti e le indicazioni su come acquistare ed ascoltare il disco.
Ecco la mia pagina ufficiale facebook e il mio sito www.pupettaofficial.it.
Questi sono alcuni dei portali dai quali è possibile acquistare il disco:
Amazon
iTunes
Emusic
Deezer



Per questo appuntamento è tutto dalla rubrica Ladies First. Carlo Jammai e Cristiana LaFresh vi salutano, ricordandovi che potete proporre i vostri lavori alla rubrica scrivendo una mail a: info@lacasadelrap.com digitando nell’oggetto: Ladies First.
Stay tuned and see you soon!

 
Dogg
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