24 settembre 2017
Approfondimenti, Opinioni

ALL EYEZ ON ME: l’ennesima brutta figura italiana

>Giuseppe "Uait" Tosto Giuseppe "Uait" Tosto
settembre 08, 2017


Lo scorso 5 settembre mi sono recato, assieme alla nostra fedele fotografa Lara, al cinema Odeon di Milano – sì, quello accanto a piazza Duomo –  per assistere alla prima del film All Eyez on Me, il lungometraggio dedicato a 2Pac che tutti (o almeno io) aspettavamo da anni. O per lo meno, ci aspettavamo da anni un film su 2Pac. Che poi fosse proprio quello che abbiamo visto probabilmente no, ma di questo ne parleremo più avanti.

In fondo Biggie ha avuto il suo film (e continua a sfornare inediti anche da morto, ma questa è un’altra storia), così come gli NWA. Cavolo, perché non ne dovrebbe avere uno Tupac allora?! Dico questo considerando che il suo nome è, probabilmente, quello più masticato tra coloro che si vogliono avvicinare al genere ma che non hanno ancora conoscenze in materia (conversazione tipo tra neofiti: “ehy bro ma quindi mi han detto che ti piace il Rap, chi è il tuo artista preferito?”, “beh fra, ovviamente 2Pac, anche se pure Eminem spacca”).

Ma, ehi, lungi da me porre questa come una critica all’artista; anzi, è solo l’ennesima riprova dell’enorme potenza comunicativa che ha avuto e continua ad avere. Ammettiamolo: ogni appassionato che è cresciuto da metà anni ’90 in poi ha avuto una conversazione come quella di cui parlo qualche riga sopra. Ci si avvicina a lui perché ha un carisma tutto suo che rimane ancora forte nonostante i 20 anni passati dalla sua morte.

Insomma, Pac è probabilmente il rapper che più di tutti è riuscito a diventare un’icona pop senza tempo. Direi che almeno un film se lo meritava… no?

Cartonato del poster del film di Tupac All Eyez on Me

Cartonato del film All Eyez on Me





Adesso quello su cui mi preme muovere l’attenzione è: perché ogni volta che in Italia arriva qualcosa di nuovo e lontano dal nazional-popolare questo qualcosa viene preso e decontestualizzato, ridicolizzato, reso una macchietta? L’esempio più celebre è Eminem che viene accompagnato mano nella mano dalla Carrà a Sanremo davanti ad una platea di ottuagenari, ma la prima ufficiale di questo nuovo film (esulando dalla qualità discutibile del film stesso) riconferma nuovamente questa tendenza, a distanza di ormai sedici anni.

Sembra quasi che ci sia sempre un problema nell’accettare che un certo tipo di musica venda e sia in classifica anche senza circuiti e supporti tradizionali (radio e televisione, per intenderci) e che a causa di questo mancato supporto, tutto ciò venga preso poco sul serio. La situazione sembra un circolo tremendamente vizioso: senza la dovuta serietà nell’occuparsi di determinati prodotti, è ovvio che questi non vengano apprezzati e fruiti come invece dovrebbero. In attesa di addetti ai lavori (ad ogni livello) ben più attenti, torniamo a parlare della serata.

Arriviamo e ci accendiamo, come da rito, una sigaretta prima di entrare. Tempo 3,7 secondi e vediamo volare un cestino (ndr di quelli di ferro) fuori dalla porta principale del cinema, seguito da un gruppo di ragazzi intenti a fare a botte. Be’, in fondo stiamo pur sempre entrando a vedere la prima del film All Eyez on Me, con come protagonista uno che aveva come slogan Thug Life, ovvero “vita criminale”, anche se non siamo in uno dei quartieri brutti di San Francisco ma in piena piazza Duomo a Milano.

Finiamo la sigaretta ed entriamo in una sala veramente piccola per l’evento che doveva essere e per il numero di artisti e persone che vediamo entrare. Tanto piccola che, a pochi minuti dall’inizio della proiezione, molti degli artisti che erano arrivati non trovano posto e sono costretti ad andarsene, criticando apertamente l’organizzazione per la situazione imbarazzante. Dando uno sguardo ai volti di chi esce, di cui me ne dimenticherò sicuramente qualcuno, notiamo Noyz Narcos, Rkomi, Izi, Charlie Charles, Shablo e, con tutta probabilità, anche Gemitaiz, considerando che non lo abbiamo più visto in sala.

In sala rimangono davvero pochi artisti all’appello a vedere il film, tra i quali Ghali, Vegas Jones, Guè Pequeno, Vacca, ErniaFrah Quintale e pochi altri – nomi per i quali nulla da criticare, nonostante abbia sicuramente fatto molto strano non vederne altri, come ad esempio Tormento, il cui legame profondo con 2Pac è sempre stato palese, tanto da dedicargli canzoni, piuttosto che artisti sì famosi ma che di Tupac non hanno mai parlato.

La mancanza di posti liberi però non tocca solo gli artisti ma anche noi, nonostante ci sia da dire che noi abbiamo una maggiore attitudine ad adeguarci anche alle situazioni più “estreme”: riesco a trovare per pura fortuna una poltrona all’estremità della quarta fila e decido di cedere il posto a Lara, mentre io mi “godo” gran parte del film seduto sui gradini (riesco a trovare un posto sulle poltrone, quelle vere, solo verso la fine).

Sì, insomma, come quando da ragazzini si era in gruppo e si faceva la “bravata” e, al tizio che strappava i biglietti, se ne davano meno di quanti si era, che tanto lui li strappava tutti insieme quando si era tanti, mica li contava. Solo che poi lo si faceva sempre per i film che tutti volevano vedere, nell’orario in cui tutti li volevano vedere, con la diretta conseguenza che la sala era puntualmente piena, costringendo gli imbucati a vederlo dai gradini. Le uniche differenze è che qui eravamo tutti adulti e stavamo all’anteprima di un film. Insomma, la situazione stava iniziando ad essere, semplicemente, paradossale.

2Pac All eyez on me sul giradischi

Foto di repertorio © lacasadelrap.com

Ora, ok… ci ho girato tanto intorno ma è giunto il momento. Devo parlare del film. Tentenno perché mi fa quasi male scrivere quello che sto per scrivere ma lo devo fare: il film All Eyez on Me, che aspettavo dal primo trailer, è mediocre. Ho aspettato un film su questo soggetto per tanti anni ma, niente, l’ho guardato e… il piattume. Il piattume più totale, sia per quanto riguarda il film che per la mia reazione nel guardarlo: metà film sembra un documentario, l’altra metà vede un susseguirsi di scene vuote girate con attori piatti, macchiette delle macchiette, nessun colpo di genio che ti faccia dire “wow!”. Niente di niente.

A fine proiezione ne ho discusso poi anche con qualche artista della nuova scena, come ad esempio Vegas Jones. Il rapper di Cinisello Balsamo, classe 1994, ha tirato fuori un argomento molto interessante:

Per come ho sempre visto Tupac la parte che mi piace di più è la sua parte vissuta. Poi i pezzi sono belli per come ha vissuto la sua vita. Sono sempre stato più un estimatore a livello musicale di Biggie, come flow, per la parte artistica e tutto quello che ci sta intorno. Per quanto riguarda invece tutto il movimento, l’importanza ed il peso, anche storico, che ha avuto 2Pac, anche per quanto lui ne ha voluto dargli, è stato ben rappresentato nel film, secondo me. Però, beh, io son di parte, perché giustamente conosco. Vorrei mettermi nei panni di uno che non hai sentito parlare di Tupac e capire cosa ne pensa, se son passate queste cose. Ripeto, poi noi conosciamo la storia, però mi piacerebbe sapere, ad esempio, mia nonna cosa ne penserebbe se lo vedesse.

Vegas Jones alla prima di All Eyez on Me

Vegas Jones mentre ci parla del film

Cosa ne penserebbe di questo film, quindi, qualcuno che è totalmente estraneo all’argomento? Gli piacerebbe?

A mio modesto parere: no.

Se scindessimo dalla pellicola l’affetto che proviamo per l’artista, non rimarrebbe altro che l’ennesimo film su un personaggio interessante. Fine. Uno tra tanti, visione nella quale la particolarità del soggetto, nella modalità in cui viene rappresentata, diventa conformità rispetto a tutto quel panorama cinematografico di mediocre fattura. Insomma, è la classica opera che, se dovessimo valutarla solo attraverso i canoni cinematografici, non raggiungerebbe la sufficienza. Nonostante questo è e rimane un film su Tupac e solo per tale motivo sappiamo benissimo che ci ritroveremo a riguardarlo al prossimo anniversario della morte dell’artista, come conclusione di una giornata passata a consumare il suo profilo Spotify.

Terminando, nonostante tutti i suoi (a volte grossi) difetti, il film una visione la merita comunque, anche solo per le colonne sonore – giusto per il gusto di sentire le canzoni di 2Pac e prendersi bene sentendo il Wu-Tang Clan in sottofondo durante una scena all’interno di un club (in fondo la felicità risiede nelle piccole cose, no?) – e perché, ehi… è comunque un film su Tupac!

Se invece queste motivazioni non sono abbastanza, sapete cosa invece ha lo stesso nome della pellicola, è fruibile gratuitamente 24/24 e di sicuro non vi deluderà mai? Il disco su Spotify.

Fatevi del bene. (Ri)ascoltatelo!

Ascolta l'album "All Eyez on Me" di 2Pac


Giuseppe Tosto
Redattore
Speaker radiofonico, psicologo ed amante del rap, in particolare italiano, alla perenne ricerca dell’originalità

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