17 febbraio 2019
Approfondimenti

Una ventata di aria fresca in un mare di polemiche… Benvenuti a Sanremo 19

>Loris Bellitto Loris Bellitto
Feb 11, 2019

Domenica sera, fine settimana. Mai come negli ultimi giorni in casa mia la RAI l’ha fatta da padrona, e proprio adesso da Fazio si esibisce per l’ennesima volta Achille Lauro, col suo nuovo tormentone Rolls Royce. Il brano presentato a Sanremo ha stupito tutti, dalla stampa al pubblico che non lo conosceva, ma… A mia madre, classica donna di una generazione precedente, cade l’occhio sullo schermo e l’associazione tatuaggi + musica trap porta al commento :” Ma questo che faceva, il tossico prima?”. Perché possiamo provare ad innovare ed a dare una ventata nuova alla musica, ma siamo sicuri che le precedenti generazioni siano disposte al cambiamento?

Mahmood sbanca l’Ariston

Ma partiamo dalla fine: Mahmood, il cantautore del 1992 proveniente da Milano, si è piazzato sul gradino più alto del podio, stracciando in finale i ben più pop Ultimo ed il trio di tenori ormai famosi a livello internazionale Il Volo.
La canzone vincitrice, Soldi, ha un ritornello incredibilmente catchy e le due strofe ci parlano di un ragazzo della periferia milanese (che ricorda vagamente Ghali per quanto riguarda il background e la storia personale) come tanti altri, di origini egiziane, con pochi soldi in tasca e tantissima voglia di spaccare il mondo.

Tra fiori e polemiche…

Una vittoria che non ha messo d’accordo sostanzialmente nessuno: sin dalla nottata (il vincitore è stato annunciato alla una e mezza, dopo un’estenuante attesa e siparietti riempitivi in attesa dei verdetti) il ministro Salvini, tramite Instagram, si è espresso sulla reale italianità del pezzo di Mahmood, sostenendo che Ultimo meritasse il primo posto. Insomma, è bastato veramente poco per strumentalizzare a tal punto  il trionfo di un ragazzo che poco meno di una settimana prima si era esibito davanti ad un centinaio di persone al circolo Ohibò a Milano, ma tant’è, benvenuti in Italia…
Ecco, tanto per continuare le sterili ed inutili polemiche in salsa italica… È proprio il secondo classificato che in sala stampa ha rincarato la dose, scagliandosi contro la pletora tutta di giornalisti. Perché? Semplice, il verdetto del televoto che gli aveva dato il 46% dei voti (contro il 14 del futuro vincitore) è stato totalmente ribaltato dal voto dei giudici. Gli stessi giudici che, a detta di Ultimo, lo avrebbero dato sempre per favorito ma appellato come stronzetto e coglione durante la kermesse sanremese…

Lungi da me giudicare se il festival debba essere una kermesse solamente popolare (in fondo il televoto si paga, ma d’altro canto il festival resta l’unica manifestazione ristretta ai SOLI giornalisti…come paventato dal direttore artistico Baglioni nella giornata di oggi , ma forse un po’ di sano aplombe in più dal ragazzo meraviglia targato Honiro non avrebbe guastato. In fondo, ha già un album in uscita a marzo in testa grazie ai pre-order, un tour interamente sold-out che lo porterà persino a riempire il suo primo stadio (l’Olimpico di Roma il prossimo luglio) ed, appunto, l’appoggio di orde di ragazzine teenager che lo idolatrano… C’era bisogno di tirare in ballo gli orari di esibizione o manie di persecuzione varie?
Per la cronaca, a me Ultimo manco spiace, e sono l’unico a pensarla così in tutta la redazione… 🙂

Un festival nuovo? Sì. Un festival rap? Decisamente no…

Quando furono annunciati i partecipanti, fummo tutti molto esaltati ed allo stesso tempo sorpresi delle scelte. Gli artisti su cui erano ricadute le scelte non erano (o meglio, non erano in toto) la solita accozzaglia di nomi di anni fa, vecchie mummie che venivano tirate fuori dai sarcofagi solo per la settimana in Liguria. Baglioni ha deciso di puntare, FINALMENTE, anche una musica più attuale e più variegata, dando una chance anche a chi si sbatte per più di 100 live l’anno viaggiando su e giù per l’Italia.
Fino a pochi anni fa presenze come Achille Lauro, Rancore, Ghemon, Shade, i salentini Boomdabash potevano salire sul più importante palco d’Italia solo in un mondo utopico. Invece quest’anno l’occasione è stata data anche a loro. Ma la lista di artisti provenienti dal mondo hip-hop, quello che più ci è vicino e di cui parliamo quotidianamente, si allunga ulteriormente. In gara si presentava pure Briga, a duettare con un mostro sacro (attualmente più un mostro e basta, vista la mise che ha indossato da martedì..) come Patty Pravo, lo stesso Mahmood cantava su una strumentale prodotta da Stardust Charlie Charles (che poverino ogni sera sentiva storpiato il suo nome. Ti capisco Charlie, ho lo stesso problema col cognome!), non proprio due novellini, ma anzi due dei produttori sforna-hit attualmente in Italia. Nella serata dei duetti poi trovavamo la reunion dei Sottotono, la presenza di sua signoria Guè Pequeno e quella di Rocco Hunt. Inoltre, come ospite, si è esibito anche Anastasio con un brano nuovo scritto per l’occasione.

Ma è la bomba hip-hop deflagrata all’Ariston? Certo che no, sarebbe stato pretenzioso ed arrogante pensare fosse così. Non puoi pensare che un genere di nicchia, tanto snobbato dalle grandi manifestazioni quanto presente nelle classifiche, irrompa da zero per imporsi su tutta la musica pop cantautoriale, nel suo tempio per antonomasia per giunta.
Ecco allora che Ghemon (rivedibili gli outfit indossati, Gianluca cambia stilista!) insiste imperterrito nel suo r’n’b dall’anima black con Rose Viola, un brano che sembra preso dal suo ultimo album Mezzanotte tanta è la somiglianza e l’impronta. Solo nella serata dei duetti, con Diodato e i Calibro 35, l’artista avellinese ha abbozzato una strofa dai canoni più rappati, mentre per il resto le sue interpretazioni hanno sempre avuto uno stampo più soul.

Non ci aspettavamo un ritorno al rap da parte di Shade, ormai orientato più a testi senza pretese che strizzano l’occhio ai giovani, tant’è che il brano con Federica Carta sembra uguale alle loro collaborazioni precedenti: ritornello che ti entra in testa dal primo secondo, sull’amore e sui problemi di coppia, la voce di Federica quasi sprecata solo al riff.
Ha dato un po’ di tono Guè, esibitosi venerdì sera in duetto con Mahmood: con un outfit che richiamava quello indossato da Salmo nell’ultimo tour (blusa rossa tipicamente BRITISH), il Guercio ci ha donato una bella strofa, forse fuori dal contesto della canzone, ma che ci dimostra come sia uno dei top lyricist italiani.
L’unico a non “rinnegare” il suo passato è stato Rancore. Tarek, in coppia con Daniele Silvestri su Argentovivo, a livello scenico si presenta dalla prima sera con felpa e cappuccio in testa, su un banco di scuola: la canzone è una delle meglio scritte, tanto da vincere il premio Tenco, e l’interpretazione, con l’aggiunta di un Manuel Agnelli STRA-TO-SFE-RI-CO, rende il giusto merito ad un artista spesso sottovalutato dalla scena nostrana, ma comunque una delle migliori penne in circolazione.

Achille: è nata una rockstar

Poi c’è stato anche Achille Lauro… O, per meglio dire, Achille Lauro si è preso il palco. Come dicevamo prima, in quest’epoca dove ormai i generi non sono più predefiniti, ma c’è una commistione tra gli uni e gli altri, Lauro è diventato quasi il simbolo dell’eclettismo, del trasformismo, del continuo mutamento in una carriera con pochi punti fissi. Me lo ricordo ai tempi di Harvard Mixtape, un pischello fuori di testa con la Quarto Blocco che lo supportava; passando per la firma con Roccia Music, sotto le ali di Marra e Shablo, proseguendo con Ragazzi Madre ed anticipando l’ondata trap che abbiamo visto nell’ultimo anno, sino alla samba-trap, ispirata ad artisti francesi, ma una novità per il nostro paese. Il sodalizio con Boss Doms è stato prima umano che artistico, adesso i due sono inseparabili, l’uno che compensa i limiti e le insicurezze dell’altro.

Voglio morire così

Il brano che hanno portato a Sanremo, Rolls Royce, sin da prima che iniziasse il festival ha ricevuto un sacco di pareri positivi: c’è chi lo ha paragonato al primo Vasco, quello di Vita Spericolata per intenderci, chi ha apprezzato la svolta rock che il duo si è dato, sviscerando nella prima strofa molti artisti che hanno cambiato la storia della musica (Elvis, Amy Winehouse, Jimi Hendrix…) ma che sono anche morti in maniera tragica. Le performance sul palco non sono state da meno, con Boss a suonare la chitarra ed Achille a prendersi la scena, coi suoi cambi di tonalità ed i suoi urletti come ci ha abituato durante i live.
Una svolta rock, dicevamo, che dovremmo riscontrare in primavera nel nuovo disco dei due, che si preannuncia sicuramente interessante.

La voce del qualunquismo…

Anche Lauro, però, è dovuto passare attraverso la gogna mediatica che ogni artista prima o poi subisce. Inizialmente gli sono state rivolte accuse di plagio verso questa canzone degli Smashing Pumpkins, poi c’è stato l’attacco di quei simpaticoni di Striscia la notizia, nella persona di Staffelli. Quest’ultimo, evidentemente col placet della Rai che nulla ha fatto per fermare l’ammiraglia televisiva concorrente (come già successe ai Sottotono anni fa, episodio che segnò la fine della carriera del gruppo), non ha trovato di meglio da fare che accusare Lauro di inneggiare alla droga tramite il suo brano (Rolls Royce pare sia anche un tipo di pasticca di ecstasy), andando a consegnare il celebre tapiro d’oro. Sembra quindi che ormai Striscia cerchi lo scoop ovunque, persino dove non c’è l’ombra di esso. Ma perché ci sorprendiamo? Siamo in Italia, la patria del perbenismo (i fatti di Corinaldo, di pochi mesi fa, sono ancora freschi nella nostra memoria..) dove sicuramente l’urlo allo scandalo del programma tv avrà trovato terreno fertile in qualche famiglia dalla tipica mentalità italiota…

Un punto di svolta?

Va dato atto a Baglioni di aver rischiato nel chiamare artisti tanto eterogenei e di estrazione così diversa. L’azzardo ha pagato? Dagli ascolti pare di sì: i giovani sono tornati a guardare il Festival, persino io che in 20 anni e spicci non mi ero mai avvicinato ad esso. Forse gli stessi artisti hanno rischiato meno, ma come dargli torto? Se verrà riconfermata questa linea anche gli anni a venire, forse la kermesse sanremese non sarà solo la culla delle canzoni sull’amore e sui buoni sentimenti, ma avremo testi e liriche diverse.
Non ci resta che aspettare la settantesima edizione, sperando che la cultura prettamente italiana della polemica e dello scandalo non ci faccia regredire ulteriormente, abbandonando questa mezza svolta vista negli ultimi giorni…