22 maggio 2019
Approfondimenti

Un Primo Maggio 2019 senza mezze stagioni

>Chiara Cinti Chiara Cinti
Maggio 03, 2019

Vi racconto la mia prima esperienza al Concertone del Primo Maggio di Roma: un pass backstage che sancisce un vero e proprio battesimo a un evento di questa portata. Eppure, stavolta, non sapevo proprio cosa aspettarmi. Sono partita con i panini nella borsa, due paia di calzini e la speranza di trovare dell’acqua da bere. Perché, come ad ogni concerto che si rispetti, ovviamente era vietato introdurre bottiglie a meno che non fossero state private del tappo. Che poi all’interno ci fosse del vino, alla guardia di finanza all’entrata, non sembrava importare.

Arrivati nel backstage, davanti a me si è palesata una scena che mi ha ricordato per filo e per segno il film Hollywood Party. Ogni sorta di giornalista, editor, manager e chi più ne ha più ne metta, era fisicamente a portata di una stretta di mano. Così anche gli artisti presenti in scaletta, che finita la performance girovagavano dietro le quinte concedendo commenti ed interviste.

Guarda la prima parte della diretta su YouTube

Ad ognuno il suo Primo Maggio…

Ognuno di loro ha interpretato a suo modo la Festa dei lavoratori. Due esempi? L’outfit di Izi e il breve discorso di Anastasio. Entrambe le figure hanno gridato al pubblico la loro visione di una festa che doveva celebrare proprio coloro che hanno lavorato per organizzarla. Da una parte, dunque, uno dei rapper migliori presenti sulla scena, dall’altra un performer che vuole discostarsi più che può da un genere storicamente nato per denunciare e al quale ha rubato una fetta di pubblico.

Che ci piaccia o meno, quel che ha detto Anastasio sul palco è verità:

“Oggi non si festeggiano gli artisti, si festeggia chi ha montato questo palco, si festeggiano i ragazzi che scaricano i camion, i fonici, i backliner che si rompono il c*lo perché voi godiate di questo spettacolo.”

Il Concertone esiste solo ed esclusivamente grazie alle centinaia di persone che hanno lavorato per giorni pur di permettere a tutti noi di assistere a questa 29° edizione.

Ph. Simone Furlan

… a volte anche troppo “forzato”

Per noi è stato facile lamentarci della pioggia, del traffico, dei controlli e delle svariate transenne che non ci hanno permesso di accontentare il pubblico viziato che siamo diventati.
Ciò che però mi ha lasciato l’amaro in bocca è stato il comportamento di certi artisti, personaggi “famosi”, se preferite. Alcuni, che per altro non si sono nemmeno esibiti, nel pieno del loro diritto, si sono rifiutati di scambiare due chiacchiere. Il motivo del rifiuto era semplice ed assurdo: era Festa dei lavoratori anche per loro.

Un paradosso, se si considera la fatica di chi invece l’evento l’ha letteralmente costruito asse per asse, lavorando nel senso più puro del termine. Nemmeno più due facce della stessa medaglia, ma due medaglie totalmente opposte, incompatibili e che trovano un punto di incontro solo grazie al fattore spazio-tempo.





Ah, le mezze stagioni!

In conclusione, quello che mi è rimasto più addosso è stato il freddo portato dalla pioggia. Vivere un simile evento dal lato opposto al palco, ti apre gli occhi sull’enorme macchina che gira alle spalle della musica. Perché, mentre gli artisti davano il meglio di sé in scena, alle loro spalle si svolgeva il vero Primo Maggio. E mentre i cappotti chiusi nascondevano i colori dei nostri pass, il tecnico del suono si confondeva col giornalista. Con una semplice stretta di mano cadevano le piramidi sociali, non c’era più modo di distinguerci sotto quegli ombrelli condivisi; non c’era più né bianco né nero, niente più mezze stagioni.

Guarda la seconda parte della diretta su YouTube

Chiara Cinti
Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.