21 maggio 2019
Approfondimenti

Mahmood all’Eurovision può vincere due volte

>Simone Sgarbossa Simone Sgarbossa
Maggio 14, 2019

Dal 14 al 18 maggio, giorno della finale, verrà trasmesso in diretta su Rai 2 e sul canale Youtube ufficiale della kermesse l’Eurovision Song Contest 2019, il concorso canoro che può vantare di essere l’evento non sportivo più seguito al mondo.

Quest’anno si terrà a Tel Aviv, in Israele, e la cosa ha  scaturito diverse polemiche, con Paesi che si sono ritirati e altri che hanno tentato fino all’ultimo di boicottarne la realizzazione.

A rappresentare l’Italia in gara ci sarà Mahmood, vincitore dell’ultimo festival di Sanremo: il cantautore classe ’92 è dato tra i favoriti e la sua hit Soldi può davvero mettersi in mostra in mezzo a un groviglio di canzoni pop già sentite e risentite – se non ci credete, di seguito la playlist contenente i brani di questa edizione.

L’Eurovision ringrazia Sanremo

In pochi lo sapranno, ma c’è un fil rouge che lega il festival musicale più prestigioso d’Italia con l’Eurovision Song Contest. Negli anni 50’, con la Seconda guerra mondiale appena conclusa e l’avvento della televisione, un gruppo di delegati di sette emittenti televisive si radunava per cercare di dar vita a dei progetti comuni che potessero contribuire a far dimenticare gli attriti e ricostruire l’identità di un continente ferito.

All’allora direttore Rai, Sergio Pugliese, venne l’idea di prendere il Festival di Sanremo, nato nel 1951, come spunto per creare un format che potesse coinvolgere e unire il popolo europeo – per maggiori informazioni, vi lasciamo di seguito uno speciale di Rai 4 dedicato proprio all’argomento.

Dal 24 maggio 1956, data della prima edizione alla quale parteciparono sette Paesi, la competizione si è svolta per 63 edizioni consecutive diventando una vera e propria tradizione europea. Negli anni l’ESC si è affermato ed è cresciuto raggiungendo i 41 paesi partecipanti di quest’anno, con un’audience che si stima tra i 100 e i 600 milioni di spettatori.





Eppure, nonostante le ottime premesse, a ogni edizione sembra che manchi sempre qualcosa.

Sebbene riscontri un buon successo tra le generazioni più giovani, l’hype intorno alla competizione stenta a decollare e il risultato è sempre lo stesso: non ci si ricorda nemmeno una canzone che non sia quella del nostro artista connazionale (vedi con Gabbani 2 anni fa). Le cause potrebbero essere molteplici ma una cosa è evidente ed è che le canzoni suonano tutte uguali e non al passo con i tempi.

Quindi niente rap all’Eurovision 2019?

Soprattutto nella musica siamo succubi della necessità di voler incasellare ogni artista o progetto in un genere specifico. Bisogna però ammettere che da qualche anno a questa parte il genere urban, e tutto ciò che ne deriva – rap in primis -, abbia dato nuova linfa al mercato musicale, con una generazione di artisti sempre più giovane e ispirata.

Provate a mettere in riproduzione la playlist dell’Eurovision. Vi sfido ad arrivare oltre la quarta canzone – Soldi di Mahmood, in ordine, è la terza – senza iniziare a skippare le seguenti dopo 20 secondi d’ascolto. I brani rischiano di finire in esibizioni ricordate più per la loro spettacolarizzazione scenografica che per l’effettiva qualità musicale.

Basti pensare che gli ascolti hanno iniziato a crescere in maniera consistente solo quando nel 2014 Thomas Neuwirth vinse partecipando come Conchita Wurst, pseudonimo del suo personaggio drag queen.

Tornando alla playlist, vi sentirete affogare in un mare di pop con qualche onda anomala di indie folk e dance. Delle 41 canzoni in concorso, oltre a Soldi (definita contemporary R&B), solo Heaven, Camaleon e Roi hanno come seconda categoria, dopo pop, quella dell’R&B. Persino il rock, genere per eccellenza stenta a comparire. E, tra tutte le canzoni in gara, neanche una è rap.

Se guardiamo le classifiche attuali del mercato musicale, qualcuno (non noi) potrebbe rimanere sorpreso: l’hip-hop in particolare, e tutto ciò che è compreso nell’urban, ha superato ogni genere, compreso il rock. L’esempio più lampante sono i primi tre posti degli artisti più ascoltati su Spotify nel 2018: Drake, Post Malone e XXXTentacion. La cosa però non riguarda solo oltreaceano.

In Italia, nella classifica dei 20 artisti con più ascolti, oltre la metà sono provenienti dall’urban. Gli unici a contrastare gente come Sfera Ebbasta, Ghali e Capo Plaza sono Bocelli, Laura Pausini e Ramazzotti. Artisti che non offrono niente di nuovo e che hanno una fama internazionale decisamente solida che gli permette di rimanere in testa alle classifiche. Lo stesso vale per altri paesi come Francia e Spagna.

Insomma: potremmo dire che le rapstar sono le nuove rockstar – semicit.

Cosa aspettarsi dall’edizione di quest’anno

Stando a Wikipedia «la canzone partecipante può essere di qualunque genere e cantata in qualunque lingua, anche inventata». Nessun limite a fantasia o talento dunque, anche se, ovviamente, «non deve avere contenuti politici, pubblicitari, o offensivi».

E allora perché in un contest prestigioso come l’Eurovision non è ancora avvenuta la transizione che segua le tendenze del mercato musicale?

Forse è solo questione di tempo o forse non ci sentiamo ancora pronti a fare totalmente nostro un genere importato dagli Stati Uniti. Visto il crescente successo, dal 2016, l’Eurovision viene trasmesso anche negli States. Inoltre, artisti come Justin Timberlake nel 2016 e Madonna quest’anno sono stati invitati come ospiti speciali, a sottolineare il fascino artistico che il popolo a stelle e strisce esercita su noi europei. Questo avvicendamento potrebbe far pensare a qualcosa di più: una loro eventuale partecipazione in un progetto nato per celebrare l’Europa potrebbe però far storcere il naso a qualcuno, anche se paesi come Australia e Canada ne hanno già preso parte.

Porterebbero forse il cambiamento che ci si aspetta, ma, come dice il nome stesso, l’Eurovision ha come scopo quello di celebrare l’interazione tra i popoli europei ed è giusto che il focus rimanga tale.

L’ESC è anche un po’ italiano e a voler fare i patriottici, perché non pensare che il cambiamento possa arrivare proprio da un italiano.

Sanremo è la prova che questo cambiamento possa avvenire: con la sua vittoria al festival della canzone italiana, Mahmood ha fatto parlare parecchio di sé, coinvolgendo persino autorità politiche. Inoltre, abbiamo assistito ad un’edizione, quella 2019, con un’impronta musicale decisamente rinnovata: artisti come Achille Lauro, Ghemon, Rancore e Mahmood stesso hanno monopolizzato l’attenzione, costringendo a destare interesse anche a chi, nel 2019, pensa ancora che l’urban sia un genere relegato a una nicchia di ascoltatori, per non dire di peggio. L’artista di Milano ha destato un paese addormentato, abituato a risvegliarsi quando iniziano i processi sui social e ognuno vuole testimoniare.

Quindi, perché questo cambiamento non dovrebbe avvenire anche in un palcoscenico internazionale come quello dell’ESC, se si è riusciti in un Paese con una forte resistenza al cambiamento come l’Italia? Soprattutto considerando la presenza di Paesi, in ambito musicale, fortemente progressisti, come Francia, Regno Unito e Germania.

Che possa essere proprio Mahmood a contribuire, con la sua performance, a portare una dose di novità, anche fuori i propri confini nazionali?

Simone Sgarbossa
Dipendente da curiosità in pillole. Adoro la sensazione che si prova nello scoprire una nuova canzone. Sembro introverso ma in realtà ho sonno!