17 novembre 2019
Approfondimenti

Maze Festival: Torino tra alta moda, good vibes e street culture

>Cristina Breuza Cristina Breuza
Giugno 15, 2019

Non è la prima volta che Torino è movimentata, animata e colorata dall’evento internazionale di streetwear e di street culture Maze Festival.
Dal 7 al 9 giugno mostre, sfilate, contest di street art e di streetdance si sono susseguiti e intrecciati a competizioni sportive di skate, conferenze, showcase di brand molto conosciuti nel mondo urban e party serali.

Di questo evento di ricco di stimoli la redazione de lacasadelrap.com ha seguito un Talk intitolato “Il rap come linguaggio espressivo”, presentato da un freschissimo Riccardo Primavera. Lui ha intervistato in modo sciolto, divertente ma impegnato quattro esponenti del rap italiano, i quali  hanno raccontato le loro posizioni in merito al potenziale espressivo e comunicativo del rap.

I topic

Sono stati toccati molti topic interessanti in cui Willie Peyote, Clementino, Tedua e Axos hanno esposto il loro personale punto di vista.  Eccone alcuni.

Il Talk si è aperto con una riflessione su uno degli elementi di distinzione a primo impatto della Street Culture, per l’appunto, l’indossare e il ricercare cerchi capi di abbigliamento d’alta moda o legati a particolari artisti.

Come ad esempio il brand Mantra nato dalla passione per l’oroscopo di Clementino, oppure il brand Wild Bandana di Tedua iniziato proprio a partire dal suo prodotto musicale. Questa linea, pur dettando certe linee di stile, offre varie tipologie di prodotti volti ad accontentare tutte le fasce dei fan della crew genovese. Questo perché, come ricordavano i vari artisti, spesso questi capi essendo connessi con il mercato dell’alta moda non sempre hanno costi accessibili a tutti. Loro stessi non avevano avuto la possibilità di acquistarli da ragazzini perché non economici.





Influenze nazionali e internazionali

Dopo questa prima parte focalizzata sul lato estetico-visivo, la discussione si è poi spostata su chi a livello di stile musicale ha influito maggiormente sia al livello nazionale di a livello internazionale. Ad esempio, Peyote ha citato Kurt Cobain, oppure Tedua, Jake la Furia. Sono però stati menzionati come significativi anche il pezzo di Frankie Hi-NRG Quelli che ben pensano (leggi anche: Faccio la mia cosa, recensione), oppure Mary dei Gemelli Diversi, o ancora DJ Gruff. È stato anche riconosciuto come Jovanotti, volenti o no, sia riuscito con gli Articolo 31 fare conoscere al grande pubblico in Italia certi aspetti della cultura Hip Hop. Mentre, a livello internazionale, centrali sono stati i film: Style Wars, Wild Style e Breakdance,  il gruppo dei Beastie Boys e le figure come quelle di Tupac e di B.I.G.

Il talk si è poi a lungo concentrato sui contenuti dei testi rap, considerandoli da diversi punti di vista. Questa forma di oralità postmoderna in cui la parola è centrale non deve per forza essere una parola impegnata. Willie Peyote ha sintetizzato anche quello che in vario modo gli altri rapper stavano sostenendo, dicendo che chi ha una coscienza politica è giusto e fa bene metterla nelle sue canzoni, ma il rap non deve ridursi unicamente a contenuti sociali, impegnati  oppure socialmente accettabili, “carini e pettinati”.

Già Marra nel 2008 dice in Myspace Freestyle:

“Critichi Marra perché parla anche di cose sporche

Ma io sono un pittore, frà, e disegno anche le ombre”

Il rap infatti è uno spazio libero e creativo, che  raggiunge le vette più alte parlando anche – ma non in modo esclusivo –  di questioni politiche. Se c’è una coscienza politica nell’artista è positivo, non un obbligo.

Uno spaccato della società

Questa presa di posizione è stata molto importante. Ancora una volta degli artisti hanno voluto affermare come il rap sia un genere musicale ed espressivo e non solo uno strumento politico tout court. Può diventarlo, certo, ma non nasce politico, nasce contaminato dall’esperienza di vita dell’artista e di tutto quello che gli scorre attorno.
Le basi sociali del rap non vengono meno quando si parla di troie, di soldi e di spaccio, tutt’altro! Può essere anche il punto di partenza per prendere coscienza di quello che accade nella nostra società.
Clementino, facendo eco a quanto affermato da Willie Peyote,  ha sostenuto che prima di qualsiasi posizionamento politico, la prima cosa che orientava il suo discorso musicale era l’essere napoletano.

Nascere, crescere, allontanarsi dalle proprie origini, raccontarle e poi rileggerle in chiave artistico-musicale fa sì che quello che tu dici sia vero. Essere “real” tuttavia non si declina, in modo obbligato, con l’essere altrettanto bello, pacato e ordinato, come dicevamo prima…

Già Baudelaire, in altre circostanze, si chiedeva:

Viens- tu du ciel profond ou sort-tu de l’abîme,

O Beauté?

Nel movimento Hip Hop sicuramente la strada ha rappresentato l’abisso, spesso violento e duro, ma anche uno spazio di vitalità di creatività, di forza e di spirito di adattamento, capace perciò di raggiungere vette molto elevate.

“Fare la propria cosa”

Per raggiungerle, questo è un altro tema che è stato affrontato, l’importante è essere autentici, “fare la propria cosa” in modo originale e unico. Stili diversi e tra loro stridenti hanno da sempre convissuto all’interno del Movimento Hip Hop.
In questo caleidoscopio l’artista, per essere veramente tale, deve essere autentico, non deve vestire i panni della rock star dall’aura maledetta. In una società come la nostra, complessa e dura, le good vibes sono fondamentali.
Così com’è importante cercare di essere equilibrati tra l’essere se stessi ed essere degli artisti. Essere metà rapper e metà uomini comporta essere responsabili in primis verso se stessi!
Nell’essere responsabili verso se stessi si può anche dare il buon esempio. Questo può portare a confrontarsi anche con chi ha un modo di vedere diverso e lontano dal nostro, ma non necessariamente a volerlo convincere. Come si dice in francese: “Bien faire et laisser dire”!

L’artista rapper, come emergeva dal dibattito, di una cosa deve responsabile: dare il massimo, non curandosi dei contenuti dei testi. Apprezzare, giudicare e commentare spetterà al pubblico e alla critica.
Come diceva Willie Peyote, il loro sentirsi responsabili finisce nell’ultima barra e con l’ultima nota. Per questo molta attenzione deve essere data alle liriche, come ha precisato Axos.

L’artista, per crescere, deve tirare fuori il meglio di sé. Fare del peggio che ha vissuto – direttamente sulla propria pelle o per riflesso di vita-  il proprio meglio… Raccontarlo così bene da disturbare e turbare, raccontarlo in modo preciso da mettere in questione, essere così evocativi da creare nuovi scenari personali, sociali e perché no culturali e politici! Ecco che l’intrattenimento diventa educativo e porta chi ne fruisce ad un livello superiore.

Come si è visto in questi tre giorni, la Street culture è capace di superare e unire le solitudini urbane generando mix emotivi e personali inediti, che possono aprire a mutamenti culturali e creare così nuove forme di coesione sociale. Come ha detto ironicamente anche il presentatore Primavera, l’Hip Hop è una cultura “accollativa”.

 

Qui sotto la gallery dell’evento a cura di Erika Musarò.