17 settembre 2019
Approfondimenti

Torino si tinge di Blu: un giro nel mondo della Street Art

>Cristina Breuza Cristina Breuza
Agosto 27, 2019

Eccoci di nuovo tra le nostre pagine, giunti quasi alla fine dell’estate! Come state? Siete già tornati a casa dalle vacanze? O siete ancora tutti belli spaparanzati al sole? Non vi siete mossi?! Allora vi consiglio di farlo!

La première di Blu

Se siete di Torino, oppure l’avete scelta come meta turistica dal 22 agosto al 29 di settembre, per visitarla c’è motivo più: Street Art in Blu, mostra dedicata alla Street Art e ospite presso il Teatro Colosseo.

L’arte sorta ai margini della strada diventa, dalle pareti esterne al centro del teatro, protagonista! Immergendosi in un scenario tetro, onirico e con musica Urban di sottofondo, le varie anime di questa forma di espressività artistica sbucano dai vari angoli bui del teatro: esperienza fantastica, quasi da sogno per la sottoscritta!

 La mostra, nata dalla collaborazione fra il collettivo di collezionisti Xora, Teatro Colosseo e Associazione Culturale Dreams, si sviluppa dal Writing ai Painted Walls, dalle installazioni ai grandi e piccoli Masterpièces disseminati in tutto il teatro.

L’evento, curato da Lacryma Lisnic, rende omaggio a Blu: artista di strada molto critico verso l’attuale situazione socio-culturale e il contesto politico-economico. Come molti street artists, ha un’ identità sconosciuta. Nonostante quest’enigma, però, già nel 2011 The Guardian è stato sicuro nell’indicarlo come uno dieci migliori artisti di strada d’ogni tempo; dello stesso avviso anche Complex (The 50 Greatest Street Artists Right Now), che sempre nello stesso anno, ha assegnato a Blu il primo posto.

Le sue opere gigantesche – ma molto minimal –surreali, pungenti, per quanto non drammatiche mostrano senza filtri le contraddizioni, le tensioni e nervi scoperti dell’Occidente.





Ciò che distingue in modo particolare Blu è la sua profonda avversione per la commercializzazione spietata delle sue opere. Per questo a Berlino e a Bologna l’artista ha deciso di distruggere due sue bellissime opere: culmine della libertà di un artista e forte atto di opposizione alle istituzioni e di resistenza al sistema capitalistico, che sfrutta la creatività artistica per lucrarci sopra in ogni modo possibile.

Andate, andate a cercarle: googlate, approfondite!

Da Blu a Banksy: un confronto

Oltre a Blu vi è, forse uno dei più chiacchierati street artists: Banksy. L’artista, con piglio critico, diretto e ironico affronta tematiche simili al collega. I due si differenziano, però, non solo a livello stilistico – stilizzato e paradossale Blu, accurato e realistico Banksy –ma anche il rapporto con l’artworld. Se da un lato Banksy vuol criticare i meccanismi e gli aspetti di una società capitalistica, dall’altro rischia di fare la fine del topo intrappolato negli stessi meccanismi che aspirava mettere in ridicolo.

Blu, Banksy e altri Street Artists…

A questi due big si aggiungono opere molto appassionanti di altri artisti importanti che in tutto il mondo hanno creato vere e proprie gallerie d’arte capaci di condensare processi, trasmettere ideali e svelare processi urbani interessanti. A me hanno colpito ad esempio:

Ericailcane: lo stile di quest’artista si articola in ricercati disegni e seriografie a volte spettrali che sembrano essere sospese nel tempo. Come ad esempio: “Faith 47 Deducion”, proveniente da una collezione privata, merita di essere vista!

Phase2 nel Bronx, fu tra i primi a personalizzare il suo stile creando il cosiddetto Bubble Style. Le lettere delle sue tag sono coloratissime, morbide e tondeggianti, come le bolle appunto!

Nevercrew, duo svizzero i cui dipinti su muri, porte e verande sono focalizzate in modo satirico e giocoso sul rapporto tra l’uomo e la natura.

Aito Kitazaki, Street Art giapponese che raffigura scene dai tratti tradizionali, oppure elementi di vita di quotidiana arricchendoli di un significato ulteriore. Ne è un esempio, sulla porta a lato del teatro, l’opera intitolata: “Wash For Changing The Word”.

BenEine, Street Artist inglese pioniere nel c.d. Graffiti Letterforms in cui la forma data alla lettera e il colore sono fondamentali, tant’è che sono molto vivaci e colorate, oppure molto cupe e stilizzate. Cercatele!

Odio et amo: la Street Art e il museo

Entrare a teatro, per me, subito è stato un giro in penombra disorientante. Man mano, però, che camminavo lenta, come se fossi in un vicolo di notte, mi sono addentrata tra le sfumature dell’arte urbana.  

Attraverso le varie opere esposte, la voglia di affermazione di sé si con-fondeva con critiche allo status quo; i sogni sfuggenti e teneri erano delineati con la stessa precisione con cui le paure più intime erano esorcizzate; oppure fantasie nascoste, divertenti e assurde dell’artista erano mescolate con una visione disincantata, cruda e misera della vita.

Stupito “Umanoide col cuore in mano”, di Blu, china su carta, ti porterò sempre con me!

L’arte non è morta, non è sbiadita, ma assume forme nuove e colori diversi a seconda delle epoche. La Street Art è una di queste. Questo è un punto fermo e centrale della mostra.

Per chi è appassionato, come me, Street art in Blu è l’occasione per vedere come quest’arte dura e cruda si sia anche addomesticata, come una volpe, ma non perdendo il suo carattere irriverente e denso. Anzi, anche se decontestualizzata è altrettanto d’impatto e quindi fastidiosa, provocatoria, o apertamente iconoclasta e critica verso la società, il sistema economico- culturale e il potere politico: vecchia volpe!

Per chi invece è incuriosito, l’arte di strada proviene dal profondo –come l’ansia, la paura, la gioia, la rabbia, il ribrezzo, il disgusto –anche se spesso non è piacevole averci a che fare. Frequentarla è utile, magari ascoltandola solo per poco, uscendo a tempo debito e con una scusa. Per farlo occorre muovere un primo passo: entrare a teatro!