14 novembre 2019
Approfondimenti

Scatola Nera e la Bohème Parigina, i sette peccati di Gemitaiz e MadMan

>Redazione Redazione
Ottobre 10, 2019

Testo di Gianluca Faliero

Nella giornata del 20 settembre 2019 è stato pubblicato per Tanta Roba Label ed Universal Music Italia il nuovo album Scatola Nera di Davide De Luca e Pierfrancesco Botrugno, rispettivamente noti come Gemitaiz e Madman.
Per comprendere a pieno questo disco, che al primo ascolto può risultare un po’ monotono nelle tematiche e nei suoni (leggi la nostra recensione), è necessario osservare l’evoluzione del rapper romano che, come sempre, ci offre non uno spaccato del mondo contemporaneo, bensì un dipinto personale che, in questo caso, assume toni naif caratterizzato da “errori” voluttuari e tinte deliberatamente sbiadite al fine di creare un quadro completo della sua ormai temprata vita bohémienne.

Già nel titolo dell’album e nel testo della omonima title track ci sono importanti punti su cui è necessario soffermarsi: è bello notare che la “scatola nera” non è solo il luogo che allegoricamente custodisce tutti i segreti dell’uomo, ma per altri è qualcosa di più importante; nella cultura islamica la “Ka ‘Ba”, nota appunto come scatola nera, rappresenta il luogo più importante del credo islamico, poiché custodisce la pietra nera, unico frammento dell’originario edificio distrutto a seguito del diluvio universale. Questa interpretazione lascia spazio ad una visione molto più intima del disco del rapper romano e del rapper pugliese: ci chiedono di abbracciare totalmente il loro credo musicale e di intraprendere, insieme a loro, questo viaggio alla ricerca di qualcosa che vada oltre la semplice musica; scatola nera è l’escatologia sonora dei due artisti.

Scatola Nera, Bohème e i sette peccati capitali

Potremmo a questo punto domandarci cosa ci sia in comune tra i due artisti italiani e la bohème parigina ottocentesca: l’anticonformismo, il voler superare i limiti imposti dai canoni e artistici e musicali di un determinato genere o ancora il voler abbandonare il settoriale inteso come mainstream o underground, fondendoli in qualcosa di concepibile come altro. La forza dell’intero album è quindi nel fil rouge che guida le sonorità e i testi: i sette peccati capitali; proprio questo fa di Scatola Nera un unicum nella musica contemporanea e che permette di definire Gemitaiz e Madman come artisti bohémien di seconda generazione.

Superbia

Il brano di apertura del disco è Fuori e dentro, apologia di un atteggiamento austero e sprezzante verso ogni forma di remora morale e legale; le figure presenti fanno sì parte dell’immaginario collettivo, ma vogliono essere soprattutto una cruda descrizione realista della mondanità in cui i due autori si trovano gettati.

“Sto fumando l’erba illegale
Questa merda vi fa paura
Questa merda vi fa leccare
Meglio MadMan che fa ‘sti soldi
Qualcun altro è senz’altro peggio”





Ci troviamo di fronte alla superbia, il primo dei sette vizi capitali: può darsi non sia un caso che questo costituisca l’incipit dell’intero elaborato musicale. Nel testo si può notare una sempre costante propensione alla smisuratezza e al voler evitare il quotidiano: la deprecabile routine viene sostituita dallo sregolato, la scelta ponderata lascia spazio allo slancio emotivo ed impulsivo; ci troviamo di fronte a quella “malattia mortale” della disperazione propria dell’essere in bilico tra il desiderare essere se stessi e nel non rendersi conto che il desiderio si manifesta nella realtà: questo processo di riconoscimento e di disconoscimento perpetra in sé un cammino circolare che mai si conclude.

A questo si aggiunge la nota di arroganza dove traspare chiaramente la superbia dei due rapper, ritenendo di essere i migliori nel “rap game”.

“Non mi passa mai
Dicevano passa ma non passa mai
Spacco nelle casse ai live
Sbanco nella cassa online”

Questo ci porta in modo naturale ad Esagono, seconda traccia della scatola nera dove sia nelle sonorità che nelle immagini proposte troviamo toni molto differenti rispetto ai precedenti.

Avarizia

Qui troveremo l’avarizia, secondo vizio capitale; è doveroso, al fine di meglio comprendere lo sviluppo di quanto segue, fare una precisazione: intenderemo non l’avarizia nel senso comune del termine, ma quella a causa del quale il soggetto è bramoso di ottenere sempre di più, senza accontentarsi. La determinazione dei due artisti nel migliorare sempre metriche e flow è palese sin dai primi lavori prodotti e hanno fatto proprio della loro capacità di modificare le loro abilità uno dei punti di forza dei loro lavori. L’esigenza di migliorare però lascia trasparire una malinconica ed al contempo vitale insoddisfazione che spinge costantemente al migliorarsi fino al punto in cui:

“Per farlo meglio ho trovato l’algoritmo”

Il rapper romano vuole dirci che è riuscito a trovare la formula mediante la quale tutto viene portato ad un livello superiore, ma il fatto che l’emozione venga ridotta all’applicazione di una formula scientifico-tecnica porta con sé il grave peso di non riuscire più nella naturalezza comunicativa. E non è forse questo il torpore melanconico che era avvertito da artisti come Toulouse Lautrec? Non è forse il tentativo di voler rivivere quella Bella Epoque con tutti i suoi eccessi?

“Noi siamo artisti
Sembriamo felici però poi siamo tristi
Scriviamo i dischi”

Come superare questi toni maliconici se non con una bella vacanza e con una canzone dai gusti più legati al club? Ci troviamo improvvisamente proiettati nella traccia Californication. Questa canzone deve sicuramente confrontarsi con un obelisco della musica quale l’omonimo pezzo dei RHCP che, anche se con sonorità e taglio artistico differenti, possiedono tematiche comuni.

Lussuria

Il viaggio di Gemitaiz e Madman descrive lo sregolato stile di vita degli artisti, caratterizzato da eccessi e passioni: ci troviamo in un nuovo peccato capitale, cioè la lussuria, l’amore per il piacere fine a se stesso, un edonismo ambiguo e privo di limiti. L’ascoltatore, però, viene rapito proprio dal fascino del ballare con il diavolo, inteso appunto come la più fine celebrazione dei piaceri sensibili. Questo fa venir meno tutto il canovaccio: viene descritto lo scenario americano ma potremmo trovare analoga situazione tra i banchetti dell’età vittoriana di Dorian Gray.

“Questa city batte forte come il cuore
Le sue strade le arterie, i soldi il motore
Perciò faccio il pieno con ogni colore
Fino a quando c’ho un infarto
O mi schianto contro un lampione”

Gola?

Questi versi, tratti dalla canzone ¥€$, risultano il giusto ponte tra i due brani, poiché Fiori rappresenta una parentesi a se stante. La bellezza della traccia YES è il desiderio di ricchezza e la fame di ottenere sempre più, ma non è da confondere con l’ingordigia, qui ci troviamo di fronte al peccato di gola. L’esigenza espressa è non più quella di raggiungere un obbiettivo per soddisfare i desideri: il soddisfacimento è raggiunto proprio nello stare nella condizione di dover raggiungere qualcosa – ho raggiunto l’obbiettivo dei soldi, ma questo è rivolto solo a fare altri soldi. Il desiderio dunque non è mai totalmente appagato! Questo ci riporta ad un’altra immagine della Parigi Bohémienne: l’artista si trova nella condizione di dover rinunciare alla propria stabilità economica, vivendo nell’incessante precarietà, pur di continuare a fare ciò che ama; idiomatico per capire la brutalità di questa scena è l’opera L’assenzio di Edgar Degas.

Ira

La Scatola nera viene chiusa dal nuovo capitolo di Veleno che ormai raggiunge la parte sette. Questa conclusione chiude, a buon ragione, tutta la questione dell’artista vizioso mediante l’encomio dell’ira. Questo brano vuole portarci indietro e al contempo mandare un messaggio chiaro e deciso: ci siamo evoluti, ma mantenendo la stessa energia del passato. Come la bohème francese partirà dal rococò del secolo precedente imponendosi nelle innovazioni tematiche, allo stesso modo i due rapper vogliono con questo album dimostrare che il loro progresso musicale è l’evoluzione di un progetto che sintetizza in sé tutto il loro trascorso musicale.

“Da quando volevamo solo emergere
ad ora che dettiamo legge”