17 febbraio 2019
Highlights

Hip Hop Highlights: Mecna

>Redazione Redazione
Feb 07, 2019

Highlights è la rubrica de lacasadelrap.com in cui l’artista racconta in prima persona i momenti fondamentali della propria carriera, ripercorrendoli cronologicamente e trasportando il lettore nel suo percorso artistico fino ad oggi.

Attraverso questa breve chiacchierata, guidata dalle domande chiave, l’artista ricalcherà i passi fatti durante il proprio percorso componendo un vero e proprio racconto, soffermandosi sugli aneddoti che ne hanno costruito il personaggio e la persona, sino ad arrivare ad analizzare la sua posizione attuale nel rap game italiano. Highlights vuole creare un momento di intima connessione tra autore e lettore, coinvolgendo quest’ultimo nelle pagine della storia dell’artista in maniera inedita e del tutto originale.

Il quarto ad aprire il libro dei ricordi è Mecna. In perenne bilico tra la sua carriera di rapper e quella di grafico, Corrado Grilli è una delle figure più importanti del panorama rap nostrano. Il suo ultimo disco, Blue Karaoke, è uscito a giugno dell’anno scorso ed ha riscontrato un ottimo successo di critica e di pubblico.

Parlaci del tuo primo approccio col rap e di come è avvenuto. 

Il mio primo approccio al rap è stato sicuramente il video di My Name Is di Eminem in televisione su una delle prime tv musicali che c’erano un po’ di tempo fa. Da lì poi mi sono appassionato al genere e mi sono andato a scoprire gli album di Eminem prima e Dr. Dre poi, scoprendo tutti i featuring dentro. Solamente in seguito ho scoperto che c’era tutto un mondo anche in Italia.





In che momento hai deciso che il rap sarebbe stato il tuo “lavoro”?

Io non lo vedo troppo come un lavoro, cerco sempre di mantenere un approccio di sfogo piuttosto che farne una professione.
Sicuramente ormai ci sono momenti in cui mi prende tanto tempo.
Ti direi forse che forse con Disco Inverno mi sono reso conto che potesse diventare un lavoro, poiché è il primo disco fatto e uscito con un certo criterio. È stato poi la prima cosa con cui ho iniziato a girare, a fare un tour, anche se piccolo ovviamente.

Se dovessi indicare un pezzo che ti ha “cambiato la vita” tra tutti quelli da te pubblicati, quale sarebbe e perché?

Cambiato la vita non lo so, non credo che la mia vita sia cambiata. Però un pezzo importante potrebbe essere 31/7. Un brano scritto in 15 minuti e messo online lo stesso giorno. Fu preso subito in maniera figa, ma ho capito solo col tempo che è rimasto. Non mi ha cambiato la vita, ma sicuramente mi ha cambiato la prospettiva (ride, ndr)!

Se dovessi immaginare la tua carriera come la scalata di un monte, qual è stato il punto più alto da te raggiunto?

Non vorrei essere banale, ma direi ogni volta che sono su un palco. Ci sono momenti in vari concerti in cui sei sul palco e stai bene, perché la gente canta mentre tu sei lì che stai facendo un pezzo. E forse sono quelli i momenti in cui ti direi di aver raggiunto il punto più alto. Ti direi una banalità se ti dicessi che non è arrivato, ma che lo aspetto (il punto più alto, ndr). In realtà penso di aver trovato la mia dimensione, che mi fa stare bene mentre faccio quello che faccio. Poi che davanti a me ci siano 50, 100, 2000, 3000 persone quello è di poco conto. Quando c’è una cosa che ti fa stare bene e la fai, sei in pace con te stesso e la gente lo percepisce.

Qual è il ricordo più stretto, legato al rap, che porti con te?

Forse il primo sold out, che però non ricordo. Sicuramente accorgersi che dopo un po’ che fai concerti passi da avere davanti a dieci, venti, trenta, trentacinque persone a fare il locale pieno, è un bel traguardo ecco, una bella sensazione.

La carriera musicale, come anche la vita di tutti giorni, è rappresentabile metaforicamente come un grande palco sul quale dare il meglio di sé. Arriva il punto però in cui le luci del palcoscenico si spengono e tutto il teatro rimane al buio. Hai mai pensato a quel momento, musicalmente parlando?

Penso di essere uno che i sipari li apre e li chiude abbastanza spesso.
Lo faccio io, tra un disco e l’altro spesso sparisco. Sono abbastanza legato ai miei momenti di “non sono un artista”, “non faccio musica”, alla mia vita. Sono fondamentali affinché io faccia musica. Anche il mio lavoro di grafica mi aiuta a tenere un piede nella vita reale. Girare così è sempre bellissimo o ti può buttare giù sotto un certo punto di vista. Cerco di essere legato alle cose vere che possono rimanere anche dopo. Preferirei sicuramente deciderlo io, ma cerco comunque di farlo spesso. Non mi stacco mai completamente dalla realtà.

A cura di Aniello De Stefano e Davide Buda.