16 ottobre 2018
Interviste

Oro Cromato è l’esordio ufficiale di Cromo, con cui abbiamo scambiato due chiacchiere

>Loris Bellitto Loris Bellitto
maggio 11, 2018

Mercoledì 2 maggio, tredicesimo piano degli studi Warner Music. Da dove ci troviamo possiamo godere di una vista su Milano che ha pochi eguali, sovrastando tutta la città per apprezzarla, nonostante la giornata uggiosa e settembrina.

Come noi abbiamo raggiunto la vetta dell’edificio, anche Cromo, rapper proveniente da Genova realtà che nell’ultimo anno ha dato i natali a parecchi artisti che sono metaforicamente esplosi sulla scena, basti citare i due più importanti, Izi e Tedua – pare proprio aver toccato l’apice della sua finora breve carriera. Il suo primo album solista, “Oro Cromato”, vedrà la luce il prossimo 11 maggio per Atlantic Records, anticipato dal singolo “Ci Siamo”  (lo trovi quiprodotto da Yung Snapp. Di seguito l’intervista allo stesso Cromo, buona lettura!

Avevi già parlato con noi de lacasadelrap.com quando uscì “Italieno”. Raccontaci un pò la genesi di questo primo album solista!

Già quando uscì il singolo con Vegas (qui l’intervista fatta ad entrambi in occasione dell’uscita del singolo) avevo parecchie tracce già pronte. Sicuramente la traccia e tutti i riscontri positivi che essa ha avuto (ricordiamo che Cromo e Vegas si sono esibiti a gennaio, in apertura a Freddie Gibbs, al BASE di Milano per un evento marchiato TIDAL, prima che lo stesso singolo diventasse disco d’oro) mi hanno stupito, ma al contempo reso parecchio felice.

Sei soddisfatto del lavoro finale che è uscito?

Sì, sono molto contento! Sono riuscito a chiudere il disco con tutti i pezzi che volevo, anche a livello di sonorità e di beats ci sono dei nomi che stimo ed apprezzo molto: è molto presente Yung Snapp, c’è Don Joe in co-produzione con Luca Vialli, producer molto attivo anche oltre oceano (in particolar modo con Lil Uzi Vert, che è uno dei miei artisti preferiti), c’è Ceasar e pure Boston George!





Sin dalla prima traccia, “Cromito Loco”, colpisce immediatamente il fatto che, a livello di sonorità, ti rifai molto agli artisti americani: presumo sia ciò che preferisci.

Sì al punto, come detto sopra, da avere sul disco un nome come Luca Vialli. Ovviamente cerchiamo di riadattarla e di renderla nostra, perchè per me è fondamentale il binomio melodia-strofa: nonostante la tendenza attuale, per me resta imprescindibile lavorare sulle 16 barre, incastrare le varie rime, magari cambiando anche flow all’interno della strofa stessa. Mi ricordo quando iniziai, che ascoltavo ad esempio “60 HZ”  di Shocca o “950” di Fritz da Cat, al cui interno era presente il meglio della scena italiana di quei tempi. Sono dischi che i ragazzi di oggi nemmeno ascoltano, ma che per come imposto io il lavoro, partendo dalla base ed arrivando ad una melodia che si sposa col mio flow, sono stati fondamentali ed importantissimi.

Come hai vissuto questo cambio di ambiente da Genova a Milano, in seguito alla tua firma per Dogozilla Empire?

È stato un cambiamento che mi ha fatto estremamente piacere, nonostante io attualmente faccia ancora la spola con la Liguria. Va bene così, perchè giù ho tutti gli affetti, la famiglia e la mia clique (Million Clique) e quando scendo sto ben volentieri con loro.

Parlando col tuo conterraneo Tedua era emersa la questione che, nascendo nella provincia italiana (Tedua viene da Cogoleto, Cromo da Molassana, quartiere di Genova), lontano dalle grandi città, era molto più difficile emergere. La pensi come lui?

Sì e no. Io ho iniziato facendo freestyle giovanissimo, vincendo alcuni contest, affiancato a BLNKAY (che partecipò anche a Spit anni fa) sotto la sua “ala protettiva”. Man mano che crescevo abbiamo girato insieme l’Italia e ci siamo fatti conoscere, sino all’uscita di “White Widow” (che fu poi propsata da Ghali, dando a Cromo una visibilità ancora maggiore).  Quindi è sicuramente più difficile, ma con l’impegno ed il sacrificio riesci ad emergere da una realtà di provincia, anche perchè poi non è nemmeno detto che se arrivi nella grande città tu debba gioco forza esplodere.

Hai parlato prima dei tuoi inizi nel mondo del freestyle e di come esso ti abbia aiutato ad emergere. Sembra però che, al momento, sia una parte dimenticata e snobbata della cultura hip-hop.

Hai ragione, pare che nell’ultimo periodo si sia proprio perso il piacere di approcciare la strofa in freestyle, come capita spesso a me quando entro in studio. Poi ovviamente rielaboro la strofa, cerco le rime, ma iniziare da lì in questo momento mi ha aiutato molto. Nei ragazzi purtroppo ora c’è più una ricerca dello stile, dell’apparenza, ed è una mentalità che non condivido affatto: dev’essere figo quello che dici, prima che come sei tu. Il freestyle mi ha aiutato anche nel dare un filo logico a ciò che dico, ad incasellare le cose, altro aspetto un pò perso ultimamente. Si dovrebbe andare a riscoprire il piacere di fare freestyle.

Raccontaci un po’ della tua entrata in Warner nella etichetta di Don Joe, Dogozilla Empire. Cosa ti aspetti dal futuro?

E’ stata un’attrazione reciproca sicuramente. Addirittura da prima che mi arrivasse la chiamata i loro produttori si erano interessati a me, inviandomi moltissime basi. Io ho riconosciuto in loro del talento (in Yung Snapp in particolare, con cui ho lavorato parecchio) e la voglia di collaborare assieme, quindi ho lavorato con tutto il roster.

Sei anche riuscito a differenziarti dall’ondata trap uscita nell’ultimo anno: se le sonorità possono risultare sempre su quello stampo, tu si riuscito a dare un’impronta personale e riconoscibile.

Bravo! E’ anche un tentativo di dare un po’ di personalità al mio lavoro: ci tenevo tanto, avendo anche delle doti canore che emergono nei ritornelli, ma allo stesso tempo tanta voglia di esprimere qualcosa. C’è una ricerca della base nuova, c’è un modo di approcciarsi ad essa che può suonare al tempo stesso retrò ed innovativo, dato che ora come ora è difficile da riscontrare. Per fortuna è stato apprezzato anche da artisti più grandi di me.

Qual è la tua traccia preferita del disco?

Sicuramente “Willy Wonka” (ridendo ndr)! Può essere considerata il prosieguo e l’evoluzione di “White Widow” , che era incentrata sulla ganja. Questa è sul fumo, e direi che è una sorta di pt. II.