19 agosto 2018
Interviste

Nerone: la dimostrazione che un Entertainer deve essere cosciente di ciò che dice

>Davide Buda Davide Buda
luglio 25, 2018

In occasione dell’uscita dell’album Entertainer del rapper milanese Nerone, abbiamo deciso di intervistarlo e sviscerare quello che è realmente  il progetto musicale e  il messaggio che esso vuole  trasmettere al suo ascoltatore. Buona lettura e buon ascolto!

Ascolta “Entertainer” su Spotify

La copertina dell’album presenta un “tenero” orsacchiotto in primo piano con la scritta Entertainer in perfetto stile Supreme. Tutto ciò appare alquanto altisonante con quello che è poi lo stile dell’album: nudo e crudo, senza giri di parole, nulla a che fare con l’orsetto e tantomeno con la commercialità. Perché questa scelta? Ironia o provocazione? L’album allo stesso tempo però appare giovanile e fresco, l’orso in tal caso andrebbe a riferirsi alla voglia di non crescere o, meglio, alla voglia di restare giovani dentro portando con sé la pura voglia di rivalsa?

Entertainer è intrattenimento e, il primo oggetto di intrattenimento di un bambino, è un giocattolo. Il mondo della musica è cambiato. Ora non si fanno più dischi ogni 5 anni, ma 2 dischi l’anno perché  il pubblico cresce e l’artista rischia di fare la fine dell’orsacchiotto. E’ una provocazione . Pupazzetti omologati, tutti vestiti allo stesso modo uguali e l’orsacchiotto supreme ne è la raffigurazione. Un’altra idea che avevo avuto per la copertina era di mettere uno specchio, perché l’ascoltatore è il pubblico e, senza pubblico, l’artista non esiste.

“Entertainer” è un progetto molto vario a livello di sound, merito anche dei tanti producer coinvolti nella sua realizzazione. Tra questi troviamo nomi di spicco della scena italiana come DJ 2P, Yazee, Garelli e Biggie Paul e nomi ancora poco conosciuti ai più come Motogucci, Not For Us e Adma Music. Come sei entrato in contatto con loro e in base a cosa hai scelto le produzioni da inserire nel progetto?

Entertainer è diviso in due parti, la prima più cantata e la seconda più rappata. Vi sono poi due interludi musicali fatti da Biggie Paul e DJ 2P i due artisti con cui collaboro di più e che vedo più spesso, sono come fratelli. Not for us ha partecipato alla prima edizione di Top DJ, collabora con Universal ed è un artista eclettico. Motogucci è un talento, vive a Palermo per cui è quello con cui ho avuto meno contatti diretti a causa della distanza. Ho voluto  dare spazio ad artisti molto forti e ho scelto di coinvolgere nel mio progetot quelli con qui collaboro abitualmente e che vedo ogni giorno.

Un album con grandi produttori ma solo un featuring, quello con Jake La Furia. Perché questa scelta e soprattutto come è nato quest’unico featuring?

Jake è la ragione per cui  rappo. Sono cresciuto a Milano e i Club Dogo erano un’istituzione e io ho imparato molto dai loro pezzi. Posso dire che è stata la realizzazione di un sogno e che ho quasi pianto quando è uscito dallo studio. Lui e Fish adesso sono diventati i miei manager.

Nel brano “Monstah”, un’ode a Vasco, sono presenti dei versi che descrivono a pieno quello che fu il fenomeno Blasco: l’anticonformismo, la noia alla radio, l’utilizzo smodato di stupefacenti e alcool in pubblico. Il fattore scatenante della creazione di Mostri Sacri della musica appare qui la noia. La noia in radio che porta Vasco a rompere gli schemi. I caratteri fondanti di Vasco creano un’analogia con quella che può essere descritta l’esplosione di Fibra nei primi anni duemila, ma che allo stesso tempo negativamente, stanno portando in cima a classifiche e ovunque (basti pensare ai TG nazionali che ne parlano) il fenomeno Young Signorino. Secondo te per la creazione di mostri sacri che verranno ricordati negli anni, e che quindi sopravvivranno alle mode, basta effettivamente rompere tutti gli schemi ai quali noi ascoltatori siamo abituati o serve avere un talento raro? Mettendo da parte l’autocelebrazione, sei d’accordo con questa affermazione sui mostri sacri e, per quanto difficile possa essere, è possibile dire che per qualche strana ragione (a noi non pervenuta) un’artista possa diventare, per via di considerazioni negative, una rockstar?

Penso che il fenomeno mediatico rimanga nella testa  così come una rockstar. Basti pensare a “Bello figo” in giro da una vita, una cosa trash che ha scatenato una reazione. Quello è un circo. Il nostro è un circolo. Noi abbiamo studiato, abbiamo imparato. I fenomeni mediatici esistono da sempre. Vasco è diventato un fenomeno perché non c’era il web. Sul web tutti si sentono in diritto di dire ciò che vogliono. Nessuno può diventare una rockstar senza musica. Per diventare un fenomeno basta un attimo. Col talento raro si fa meno fatica ma è anche giusto che ci sian artisti meno talentuosi che si guadagnano il successo lavorando come pazzi. Il colpevole di tutto ciò è Lele Mora. Ha preso persone che non sapevano fare nulla e le ha messe in discoteca. Persone che non facevano niente, con i riflettori puntati addosso che guadagnavano soldi ed esposizione senza saper far nulla.

In “Emme I”, brano che racconta la tua città, parli anche del carcere di San Vittore e della gente che vi è incarcerata. Da sempre l’Hip Hop, specie in America, è stato vicino a queste tematiche. Negli ultimi tempi in Italia Kiave ha realizzato dei laboratori nella Casa Circondariale di Monza prima e nel carcere di Varese poi, passando per il Beccaria e lo Sprar di Rho grazie al quale è nato l’album “Voci Spiegate”, che prende nome dal progetto! Hai mai pensato di promuovere iniziative del genere per dare voce e sfogo ai carcerati? 

Sì ci ho pensato ma non sono mai stato contattato. Tanto di cappello per quello che fa Kiave. Ho amici usciti dal carcere che hanno organizzato progetti  del genere e che stimo molto per questo. Come Cisky che ha sempre avuto la passione per il rap e ha fatto tanta musica. Se mi venisse chiesto di farlo, accetterei subito. L’importante è avere a che fare con persone che ci credono veramente.

In “Emme I” segue una sfilza di nomi del rap italiano, grandi nomi, grandi figure ma effettivamente possiamo ritenere ancora Milano la capitale del rap italiano (seguita da Roma, Napoli e Torino) o ci si trova davanti ad un regno senza un’effettiva capitale?

Siamo ancora i più forti secondo me. Su Roma c’è una maggiore influenza sul versante indie pop , ma Milano è casa nostra, è ciò che doveva essere.  L’evoluzione di tutti i fenomeni italiani arriva dalla scuola Club Dogo. Emis Killa è i Club Dogo 2.0 e Sfera penso possa essere considerato il 3.0.

“Tic Toc” è un brano in cui ti scagli contro una nostra “collega” e contro gli artisti più giovani della scena trap italiana accusandoli di una mancanza di delivery. Secondo te cosa c’è di sbagliato nella scena rap attuale, sia a livello artistico che a livello di media? E soprattutto credi che l’attitudine del rap hardcore in futuro possa farla ancora da padrone sulle nuove tendenze?

Definirla collega è uno sbaglio perché significherebbe dire che è una giornalista. La persona di cui parliamo è una blogger o qualcosa del genere. La piattaforma  x cui scriveva è andata avanti per anni mi sono scagliato perché lei mi ha preso di mira e ha fatto una recensione di un freestyle che è già di per sé una cosa assurda. Quando le è stato chiesto di toglierla,  lei ha deciso di rimetterlo tra le cose peggiori dell’anno. Io non posso rispondere in un giornale. Lei non può rispondere su una canzone. Ognuno gioca nel suo campo. Nella scena rap attuale non penso ci sia mancanza di delivery, ci sono artisti che spaccano, lo stesso Tedua è molto forte. Il rap hardcore non è quello che faccio io, nel pezzo dico “se torna l’hip hop sono cazzi tuoi” perché scrivere rap è più difficile.

“Danè” è un brano che parla effettivamente di soldi e del modo di vivere quest’ultimi. Affermi nel ritornello: “Segna tutti sul mio conto/ Perché ho fatto i danè/ Io fra ho giusto qualche soldo/ Ma li ho fatti da me”. Parlando sinceramente, quanto effettivamente la musica paga e, permettendomi visto il tuo fare schietto e senza peli sulla lingua, tutti questi rapper miliardari quanto miliardari sono realmente?

La dichiarazione dei redditi non deve interessare. I temi del rap sono sempre gli stessi, guarda ad esempio 2 Chainz.  Danè parla della vita di un artista nel quartiere. Le persone che lavorano e che hanno casa e famiglia , guardano a un ragazzo di 27 anni che rincorre i propri sogni e lo giudicano. Ognuno può  scegliersi la vita che vuole e ha il diritto di essere rispettato per questo.

L’album si conclude col brano “2P Solo”, secondo interludio dedicato ad uno dei produttori che ti ha accompagnato nella stesura dell’album (il primo è stato “Escamotage” con Biggie Paul). Perché la scelta di dare così tanto spazio ai tuoi produttori, e soprattutto perché non rappare su quelle due strumentali davvero meritevoli (senza togliere nulla alle altre)?

Ci sono cose che è giusto lasciare così . Nel disco servono due interludi perché ci sono due parti. Quando si ascolta il disco, è importante avere qualcosa che ti accompagni nel viaggio. E’ giusto ci fosse Escamotage strumentale. Sul dare spazio ti rispondo che squadra che vince non si cambia perché sono persone con cui lavorano quotidianamente.