13 novembre 2018
Interviste, Opinioni

Caso CRLN, tra maleducazione e sessismo: scagioniamo il rap dalle accuse

>Giulia Volpe Giulia Volpe
agosto 26, 2018

Negli ultimi giorni le home dei miei social sono state monopolizzate da contenuti inerenti una spiacevole vicenda capitata il 6 agosto ad un’artista, mia coetanea, che ascolto da tempo e apprezzo.

Ascolta la telefonata con CRLN a fine articolo.

L’accaduto

La notizia è ormai sulla bocca di tutti ma, per chi non fosse aggiornato, fornirò un breve sunto dell’accaduto: la ragazza in questione è CRLN, l’unica esponente femminile dell’etichetta Macro Beats (la stessa di Ghemon, Kiave, Davide Shorty etc., ndr).

L’artista si è esibita all’Indiegeno Fest tenutosi a Patti Marina (ME), in apertura al rapper GemitaizCRLN, in quest’occasione, si è vista attaccata da parte del pubblico con cori senza dubbio poco educati e fuori luogo, il cui contenuto principale era il becero quanto ahimè classico “ollellè ollallà faccela vedè faccela toccà”.

Le polemiche: social e stampa

L’artista ha scelto di denunciare l’accaduto dopo qualche giorno, iniziando a parlarne via social riportando nelle stories di Instagram un trafiletto di un report del festival, a cura del sito partedeldiscorso.it. Oltre al pubblico responsabile del comportamento, la critica arriva anche all’headliner della serata, per aver svolto la sua esibizione senza fare il minimo cenno riguardo l’accaduto.

Carolina ci ha spiegato che il suo intento iniziale era semplicemente condividere con i suoi fans l’accaduto, utilizzando come mezzo di comunicazione le storie Instagram: voleva sì un riscontro, ma non si aspettava un feedback così ampio e, a tratti, incontrollabile. Subito sono infatti arrivati messaggi di sostegno da parte di fans, amici, collaboratori e personaggi del settore, che sono stati prontamente ricondivisi dall’artista, sempre sul suo profilo Instagram, che poi ha raccolto in una cartella in evidenza intitolata MEDIOEVO.

L’eco della notizia si è diffusa nel giro di poco tempo e in molti hanno sentito il bisogno di dire la propria, travisando però spesso la vicenda e trasformandola in una vera e propria caccia al colpevole. Viene infatti additato Gemitaiz, in primo luogo: il rapper viene accusato di non aver espresso solidarietà a CRLN, né il giorno stesso né in quello successivo, e di non essere in grado di trasmettere un messaggio positivo ai suoi ascoltatori. Si afferma infatti che il pubblico rispecchi l’artista, e viceversa. Lo stesso artista che poco tempo fa si è esposto contro Salvini, ora viene definito omertoso. Gemitaiz è stato invitato a suon di tag e articoli a prendere posizione sull’accaduto, ma il feedback tardava ad arrivare e questo non è piaciuto.

CRLN, però, ci tiene più volte a specificare che la sua denuncia sociale non è nata come (né vuole diventare) una caccia all’uomo.

La discussione assume quindi caratteri più ampi, fino ad arrivare ad incolpare un intero genere musicale di portare avanti una mentalità sessista a causa dei contenuti e del linguaggio. Addirittura, in un articolo di Rolling Stone a tale riguardo, si punta il dito verso la trap, rea, secondo l’autore, di “fortificare stereotipi proto-leghisti, patriarcali, maschilisti”.

Maleducazione o sessismo?

Il tentativo che verrà fatto in questa sede è quello di sostenere una tesi che non vuole deliberatamente incolpare un genere musicale per il comportamento fuori luogo del pubblico di un concerto (t)rap, ma andare a fondo sulle motivazioni di questi episodi, basate, in primis, sulle fondamenta della maleducazione e del sessismo. Capiamo quali di questi due (o tutti e due) fattori prevalga e perché.

Ciò su cui vorrei ci focalizzassimo è, innanzitutto, il fatto che i ragazzini urlanti presenti all’evento non siano un adeguato campione rappresentativo degli ascoltatori né di Gemitaiz, né del genere musicale, pertanto cercare di ricavare da questa vicenda un quadro sulla mentalità delle persone che girano intorno al rap può portare a conclusioni errate, generaliste e fuorvianti.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’accaduto sia riprovevole, ma di cosa si tratta, nello specifico? Volutamente ho evitato di utilizzare la parola misoginia. Perché questo episodio, a mio parere, trascende da tale definizione: si tratta in primo luogo di maleducazione.

A dimostrarlo quelle diverse volte in cui, nel corso della mia vita, mi è capitato di assistere a concerti in cui c’erano artisti emergenti in apertura a qualche big della scena.

Ho visto artisti maschi che hanno ricevuto numerosi insulti decisamente poco soft, viceversa mi è capitato recentemente di assistere ad un concerto di Achille Lauro con Clo in apertura (un’artista femminile di cui ci siamo occupati come redazione nella rubrica Ladies First), in cui le persone hanno reagito assolutamente in maniera positiva. Ogni pubblico, ogni situazione, è a se stante: questo per dire che, purtroppo, capita che l’emergente venga trattato come carne da macello dal pubblico spazientito che partecipa all’evento solo per l’ospite principale, ma ciò accade a prescindere dal sesso.

In questo periodo storico, giustamente e fortunatamente, si pone sempre più attenzione sulle ingiustizie di genere, ma il rischio è quello di etichettare come misoginia qualsiasi comportamento decisamente maleducato ai danni di una donna.

A rinforzare la tesi: nessuno era nella testa dei ragazzi da cui arrivavano le urla, ma occorre un attimo analizzare il contesto. Siamo ad una serata in cui la scelta della line up è stata senza dubbio discutibile. Come non metteremmo Kaos in apertura a Cesare Cremonini, nello stesso tempo non ha senso CRLN prima di Gemitaiz, esclusivamente per un fatto di coerenza nei gusti musicali, sia chiaro: è altamente probabile, quindi, che appartenendo a mondi differenti, la persona “X” pagante e presente all’evento non sia in grado di apprezzare ugualmente entrambe le esibizioni e si annoi. La persona “X” magari è un ragazzino non abituato ai festival, accompagnato da suoi coetanei, con qualche birra in corpo che, per pura goliardia, inizia a gridare contro l’artista sul palco e spinge i suoi amici a fare lo stesso. Da lì, per via di un fenomeno di imitazione e dell’effetto della folla sul comportamento del singolo individuo, le urla diventano un coro e un comportamento messo in atto senza riflettere diventa un caso mediatico.

Carolina afferma che a suo parere la line up non influisce: pur avendo partecipato a diversi festival, non ha mai ricevuto tale trattamento, se non nelle due occasioni in cui era in apertura ad artisti trap (Gemitaiz e, in precedenza, Marracash). Questa sua dichiarazione deve essere quindi il pretesto per additare, a livello mediatico, un intero genere musicale? In realtà, non essendo né Gemitaiz né Marracash artisti propriamente trap, ci accorgiamo di come puntare il dito contro un unico genere sia, di fondo, un’osservazione frettolosa e scorretta.

Maleducazione e sessismo?

Ammettiamo invece che la mia analisi sia sbagliata e che l’episodio di cui è stata vittima Carolina sia effettivamente sessismo: in fondo la ragazza che ha vissuto la situazione in prima persona si sente di affermare che non si è trattato di “semplice” maleducazione.

L’artista ha cercato di spiegarci secondo lei dove sta la differenza tra le due definizioni, metaforicamente parlando, nell’intervista di cui alleghiamo l’audio alla fine dell’articolo. Afferma che certi cori e certi insulti l’abbiano fatta sentire come se i ragazzi la avessero spogliata e violentata tutti insieme, davanti al resto degli spettatori inermi. Paragone forte, senza dubbio, che può anche sembrare un filo esagerato a persone con una sensibilità diversa da quella di CRLN.

Ma quindi, in questo, ha davvero responsabilità il genere musicale, come si è voluto affermare su più fronti?

Mentirei e risulterei poco credibile se, per scagionare il rap, affermassi che la donna all’interno dei testi sia beatificata ed elevata come nelle opere stilnoviste: le rime indirizzate alla figura femminile spesso sono taglienti e condite da un linguaggio colorito. Come ragazza cresciuta a pane e rap, però, non mi sento offesa ascoltando i vari “troia” di cui sono disseminate le discografie di alcuni artisti: il linguaggio scorretto è parte integrante di certi testi rap, universalmente noto e accettato e anzi, ne distingue la natura e lo differenzia da altre tecniche di scrittura di testi musicali proprio come scelta stilistica, ma non denota necessariamente una mentalità sessista radicata né nell’autore, né tantomeno nell’ascoltatore che apprezza tale musica.

Come genere musicale, è indubbiamente il più diretto e senza filtro, così come il mezzo più veloce, al giorno d’oggi, con cui trasmettere un messaggio ai più giovani. La forza del rap (e della trap) risiede nel modo in cui il messaggio viene veicolato, sta però alla capacità dell’ascoltatore scindere la realtà dalla pura licenza autorale con la quale i testi vengono scritti, e che descrivono un contenuto spesso brutale.

Trovo ci sia un parallelismo con la questione videogiochi che istigano alla violenza: per farla più semplice, se cresco giocando a GTA, non necessariamente uscirò di casa armata a rubare macchine. In ugual modo ascoltare Mr. Simpatia di Fabri Fibra, ad esempio, non mi porterà ad odio e violenza nei confronti del genere femminile.

CRLN dice di non condividere, ma di comprendere la scelta di alcuni artisti di utilizzare un determinato linguaggio, specificando, però  che se per una questione commerciale decidono di condividere un certo messaggio nelle loro canzoni, è giusto che si espongano nella vita quotidiana, spiegando meglio la loro posizione riguardo temi delicati. Questo perché gli ascoltatori non sono solamente adulti, in grado di distinguere la finzione dalla realtà: una fetta non indifferente del pubblico coinvolge giovani in età scolare con il limite, dato dall’età e dall’esperienza, di non essere in grado di contestualizzare l’utilizzo di un certo tipo di lessico.

Concordo con l’artista e ritrovo ferme, quindi, le mie convinzioni secondo cui cercare nel rap il capro espiatorio dell’eventuale mentalità misogina della popolazione giovanile sia sbagliato, storicamente parlando: il pubblico è sessista se la società, da sempre di stampo maschilista, trova ancora difficoltà nell’eclissare taluni atteggiamenti che purtroppo tardano a morire, semplicemente perché è impossibile eradicare dall’oggi al domani secoli di educazione sessista. Di questo, mi pare evidente, il rap non può avere colpe.

CRLN aggiunge infatti che il problema non è il sessismo nella musica, ma il sessismo in Italia. Questa vicenda le ha permesso di confrontarsi con le testimonianze di altre persone che hanno avuto esperienze spiacevoli in ambito lavorativo. Gli eventi del 6 agosto hanno avuto tale cassa di risonanza come indice del fatto che il problema esiste e non può essere ignorato, a prescindere da qualsiasi contestualizzazione musicale.

Conclusione

Anche se penso non sia necessario, ribadisco che la mia intenzione non è né quella di sminuire o giustificare l’accaduto, né quella di cercare di dire a Carolina “zia, prendila più easy”. Le parole sono state pesanti e non si può far finta di niente. Trovo sia molto triste la vicenda, mi dispiace davvero per la ragazza, disturbata durante lo svolgimento del suo lavoro (che, ribadisco, apprezzo, mi è capitato di assistere ad una sua esibizione e replicherei volentieri), così come trovo giusta la scelta dell’artista di non tacere a riguardo.

Quello che non trovo lecito è il modo in cui si cerchi di strumentalizzare la vicenda su più fronti solo per avvalorare la tesi secondo cui il rap (e la trap) cresca un pubblico misogino. La maleducazione e il sessismo sono fenomeni diffusi in ogni contesto, da combattere in qualsiasi occasione essi si presentino, che sia sotto il palco di un concerto o altrove. Il rap ha il compito di intrattenere, sì, ma anche di educare e ribadire ai giovani l’importanza del rispetto reciproco, rimarcando la netta separazione di un testo esplicito dalla condotta sociale, sfruttando in modo intelligente la sua forza comunicativa. Il fatto però che il rispetto venga a mancare, sicuramente, non è da imputare alla musica, dal momento in cui la musica non è il fattore determinante nell’educazione di un individuo.

Ascolta l’intervista telefonica con CRLN