12 dicembre 2018
Interviste

Una seduta di Terapia di Gruppo coi Funk Shui Project

>Redazione Redazione
Ott 09, 2018

In un periodo storico in cui le uscite discografiche, italiane e non, seguono una direzione ben precisa (buona o cattiva, lo lasciamo decidere a voi), ci sono sempre meno voci fuori dal coro. E sappiamo benissimo quanto coraggiosa possa essere la scelta di gridare fuori da un gruppo che, presto o tardi, potrebbe decidere di buttarti fuori. Terapia di Gruppo, il nuovo lavoro dei Funk Shui Project, accompagnati, per l’occasione, dalla voce di Davide Shorty, uscito per Macro Beats, è un disco di black music, quella black music di qualità che ti lascia qualcosa dentro e che, di sicuro, è qui per restare.

La terapia di gruppo serve a confrontarsi, a capire, a migliorare se stessi e, di riflesso, anche gli altri. Com’è cominciato il vostro percorso insieme? Cosa bisognava tirare fuori?

In realtà il nostro viaggio inizia poco prima dell’entrata di Davide ad X-Factor. Una volta uscito abbiamo subito gettato le basi di quello che poi sarebbe stato Terapia di Gruppo, passando attraverso l’esperienza In The Loft, dove il brano insieme ci fece capire che la chimica tra noi era quella giusta; l’esigenza, una volta in studio, è stata quella di esorcizzare in musica quello che era stato il nostro vissuto (più o meno positivo) fino all’epoca, ed effettivamente sono risultate più come delle sedute di vero e proprio sfogo che di semplici sessioni in studio di registrazione. La voce ed i testi di Davide hanno dato vita a ciò che ci girava in testa ed il suo smisurato talento ci ha commosso brano dopo brano.

Com’è stato lavorare a questo progetto e quanto è durata la sua lavorazione?

Be’, come per tutti i nostri lavori e come per tanti addetti ai lavori, sicuramente estenuante per tanti versi, quanto emozionante per tanti altri. Ogni volta che un brano arrivava al suo compimento e lo si aggiungeva alla tracklist, in noi scattava sempre più quella scintilla di magia che ripaga ogni goccia di sudore spesa. Purtroppo per svariati motivi personali e non, ci abbiamo messo quasi due anni a partorire questo lavoro. Non è stato semplice dividersi tra Londra, Torino e Bologna.

Come sono stati scelti i featuring di Tormento e Hyst, due di quella che, una volta si chiamava vecchia scuola e a cui non ho mai sentito sbagliare una strofa?

Scelti è un parolone. Fondamentalmente i featuring, per quanto ci riguarda, nascono fisiologicamente quando produciamo o riascoltiamo una produzione fresca. Nel caso di Hyst si tratta ormai di un “family affair”, che con la sua poliedricità e la sua vena così personale e così unica, riesce a regalarci delle atmosfere incredibili ogni volta che lavoriamo insieme. Nel caso di Tormento, abbiamo voluto pensare fuori dagli schemi e lui per primo. Forse se non tutti, molti si sarebbero aspettati il featuring su un pezzo lover o di sentire un ritornellone cantato, e invece no. Torme è storia ma è sempre stato anche innovazione in Italia, era giusto sperimentare. Anche se non citata c’è la co-produzione di un brano con Godblesscomputers, altro champion della scena italiana che ha voluto far parte di questo bel viaggio omaggiandoci con un interludio a nostro parere fantastico.

Cosa bisogna aspettarsi da un vostro live? Il vostro background è molto simile, ma con carriere parallele: è interessante sapere cosa avete preparato per tutti coloro che verranno a vedervi dal vivo.

La cosa che possiamo anticiparvi è che proprio data la differenza di esperienze nelle nostre carriere, la commistione tra noi è esplosiva e non vediamo ovviamente l’ora di sprigionare questa energia in giro per lo stivale!





Le influenze di un certo tipo di musica di qualche anno fa sono super percepibili (nonostante le atmosfere siano leggermente diverse, direi D’Angelo per l’approccio). Ma c’è qualche artista/gruppo della nuova scuola che vi ha particolarmente ispirato?

Innegabilmente c’è tutta una scena di hip hop e nu soul che ci ha influenzato e ci influenza, da Fkj a Mac Miller (RIP), da Marsiglia per Davide sul rap ai The Internet per le produzioni… insomma fortunatamente nel mondo ci sono tanti talenti ancora a cui ispirarsi.

In che direzione, secondo voi, sta andando la black music italiana?

In realtà sosteniamo che in Italia si faccia musica influenzata dalla black music e dai suoi derivati, più che vera e propria black music. Per essere tale dovremmo avere un background che non abbiamo e che non ci appartiene. Se ci si pensa, infatti, l’esempio più riuscito è quello di Pino Daniele dove peraltro militava Senese, forse unico esponete meticcio di questo genere sul suolo italico. Detto questo, sicuramente c’è una certa attenzione sul genere, gli artisti nuovi si cimentano anche nel soul piuttosto che solo nel pop o nel genere che tira al momento. Possiamo solo sperare che questa tendenza porti tanta qualità al panorama musicale nostrano, cosa che non guasterebbe sicuramente.

Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Avete in programma l’uscita di nuovi singoli?

Per l’immediato futuro sicuramente un bel giro di concerti in lungo e in largo. Non mancheremo anche di rilasciare qualche altro bel contenuto in termini di clip e materiale esclusivo del disco appena uscito.

Grazie per la vostra disponibilità. Ricordateci dove reperire Terapia di Gruppo e i vostri canali su cui rimanere sempre aggiornati su live e nuove uscite.

Terapia di Gruppo lo trovate su tutte le piattaforme streaming (Spotify, Apple Music, etc etc ) ed in copia fisica sia Cd che LP su musicfirst.it. Per rimanere connessi invece basta cercarci su tutti i social esistenti.

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