20 giugno 2019
Opinioni

Impronte digitali: lo stile di Young Thug

>Redazione Redazione
Ottobre 18, 2017

Lʼimpronta digitale è unica e irripetibile, ognuno ha la propria e non esistono due persone che le hanno identiche, sono talmente caratterizzanti che persino Apple ha deciso di utilizzarle per permettere lo sblocco dei telefoni. Sono in sostanza una sorta di firma involontaria che ciascuno possiede. Parlare di impronte digitali ha senso nel momento in cui si cerca di comprendere il caos controllato di Young Thug.

Thugga è uno degli artisti più strani e controversi nella scena musicale contemporanea, osannato dai suoi fans, che lo considerano uno dei personaggi più interessanti che il rap abbia mai partorito, è odiato profondamente dai suoi haters, che lo considerano uno dei motivi della decadenza della scena contemporanea.

È il classico personaggio che spacca le opinioni, su cui si può rimanere a parlare per ore senza mai giungere ad una conclusione.

Di certo, quello che tutti riconoscono al rapper di Atlanta, è di essere riuscito a rendersi immediatamente riconoscibile, quando entra in una strofa, quando pubblica un disco o quando si mostra in pubblico, che poi questo possa piacere o meno è secondario. Poco tempo fa è uscito un suo nuovo lavoro con il produttore Carnage, un EP di 4 tracce chiamato “Young Martha”, 16 minuti di ascolto e due sole collaborazioni, quelle di Meek Mill e di Shakka.

Si tratta dellʼennesimo lavoro di Thugga che dal 2011 ad oggi ha sfornato quasi una ventina di prodotti tra album, ep e mixtape vari, una quantità impressionante di musica per un ragazzo che non ha neanche 30 anni. Nonostante questa immensa mole di materiale già messo sulla mappa del rap americano, il suo genio creativo non sembra assolutamente volersi fermare. Carnage in unʼintervista, parlando delle fasi di lavorazione di “Young Martha” ha dichiarato:

Heʼs a musical genius. You go in there, give him a beat, and he finishes the song in like 10 minutes and heʼs already trying to work on the next song. He will go in the studio and finish 10 songs in a day. He has so much music Iʼm sure heforgets about all of the music he has recorded, he always carries his hard drive around and he has at least one thousand songs”  aggiungendo poi: “I have seen him fire so many engineers because he works so fast and the majority of the time they are not fast enough. I would be in the studio with five other producers and he would come in and be like, “Put on a beat,” and if I donʼt have the second beat already pulled up when he is done heʼs moving onto another beat from another producer“. (http://www.complex.com/music/2017/09/carnage-young-thug-young-martha-ep-stream-interview)

A partire da questi brevi estratti si possono capire molte cose sia del personaggio sia del suo approccio alla musica: prima di tutto è evidente come il suo modo di rappare sia figlio del suo modo di essere. Il suo modo di fare musica così compulsivo e caotico, arricchito dalla frenesia che tutto ciò comporta, crea un universo di significati attribuibili a lui solamente, che poi questo possa piacere o meno, va di nuovo in secondo piano ma il punto non è il gusto o il disgusto personale che ciascuno può provare a riguardo, quanto la comprensione di uno degli artisti più controversi in circolazione. Non cʼè distanza o scollamento rispetto alla sua personalità, quel rap masticato e sconvolto, con metriche incomprensibili, un linguaggio sporco e cacofonico, che non è studiato a tavolino ma è proprio suo, figlio della lezione dellʼultimo Lil Wayne (di cui forse si può considerare lʼerede). Lʼimpronta del maestro è evidente ma Thugga non si ferma lì, da Wayne, che come afferma Luchè è quasi un jazzista nel modo di usare la voce, ha imparato tutto ciò che ha potuto e poi lo ha portato alle estreme conseguenze, rendendo il suo linguaggio quasi incomprensibile anche per un americano medio, e aggiungendo quello che è il marchio di fabbrica della nuova scuola, lʼautotune. Egli infatti lo utilizza non più come un semplice correttore della voce, quanto piuttosto come uno strumento vero e proprio . A molti suonerà blasfemo questo paragone, perché Weezy è comunque estremamente tecnico, leggendaria la storia con cui è riuscito a farsi accettare da Birdman a soli 14 anni, lasciandogli un freestyle sulla segreteria telefonica. Il paragone tuttavia regge, non tanto per lʼabilità nellʼincastrare rime (in cui Lil Wayne è superiore di molto) quanto piuttosto per lʼuso che entrambi fanno della voce; entrambi difatti sono maestri nella modulazione della voce e nella creazione di linee melodiche uniche per il panorama musicale, una strofa di Thugga così come una di Wayne Carter è facilmente riconoscibile, hanno unʼimpronta talmente unica e personale che non si può replicare.





Il suo essere riconoscibile in tutto ciò che fa, non è tuttavia un limite per lui che anzi continua a sperimentare e cambiare stili e modi di approccio alla musica. Prova di tutto ciò è il suo penultimo lavoro “Beautiful Thugger Girls”, dove abbandona le sonorità più classiche che appartengono alla trap, per tentare di lavorare con gli strumenti e con la voce.

Young Thug: "Me Or Us"

Ascoltando prima “Drippin” e poi “Me Or Us”, sembra quasi di ascoltare due artisti differenti, lontanissimi come sonorità ma con un approccio identico.
Il suo modo di affrontare la traccia rimane lo stesso, con sequenze di parole affilate, incastrate una dietro lʼaltra in modo quasi casuale, distorcendo e modificando la lingua che diventa così cacofonica. Le sue metriche distorte e un modo quasi tribale di stare sul beat, gli consentono tuttavia di essere unico e di essere talmente riconoscibile che chiunque tenti di fare musica in questo modo viene subito ricollegato a lui. Un universo ulteriore si può aprire ancora sul suo modo di vestirsi e sugli outfi che propone. Da qualche anno a questa parte si parla sempre di più di una de-machizzazione del rapper, non più visto come gangsta ma spostato sempre di più verso contesti e situazioni che sfiorano e in alcuni casi oltre passano la linea del queer. Thugga in questo senso è sempre stato in prima fila, primo bersaglio di tutti quei critici che non sono mai riusciti a comprenderne lʼestetica e la rivoluzione che stava attuando da un punto di vista visivo. La decisione di vestirsi con abiti femminili, osare con i colori, sfoggiare borse fino ad arrivare allʼabito usato per la copertina di “Jefferey” sono stati dapprima criticati aspramente e guardati con disprezzo, poi sempre di più adottati da una fetta maggiore di rapper che si rivedono nel suo modo di essere, non magari arrivando ai suoi estremi ma mischiando i cliché con abiti color rosa, ad esempio. Persino in Italia è arrivato questo concetto, con Achille Lauro in prima fila con canzoni come “Occhiali da donna” o sfoggiando pellicce e borsette. Il tutto chiaramente condito da una buona dose di ironia, ma tutto parte da Thugga e dal suo modo di cambiare e sperimentare nuove modalità, espressioni e tendenze. Questo ragazzo ha stile e il suo stile è la sua impronta digitale.

A cura di Marco Bianchessi

Ascolta "Young Martha Ep" di Young Thug

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