24 marzo 2019
Opinioni

I migliori dischi rap del 2018, italiani e americani

>Giuseppe "Uait" Tosto Giuseppe "Uait" Tosto
Dic 31, 2018

TIC, TOC, TIC, TOC, TIC, TOC… le lancette del 2018 stanno finendo il loro giro sul quadrante e con la fine dell’anno è arrivato il momento di tirarne anche le somme.

Il 2018 è stato un anno molto prolifico per il rap, sia di casa nostra che d’oltre oceano, con tanti artisti nuovi che si sono affermati e altrettanti che hanno riaffermato la loro popolarità. Un anno fatto di contatori di Spotify e Youtube impazziti e palazzetti di tutta Italia pieni per rappusi e trappari, alla faccia di chi pensava sarebbe rimasto solo un genere di nicchia.

Abbiamo quindi deciso di scomodare tutta la redazione, con calcoli degni dei migliori matematici di sempre, conditi con insulti verbali e risse sfiorate, per stabilire quali fossero i migliori album italiani e americani degli ultimi 365 giorni: ecco, quindi, la nostra top 5 ITA e USA!

Per creare suspance, tachicardia e attacchi di panico, partiremo dall’ultima posizione per arrivare, infine, in cima al podio. Are you ready? GO!

TOP 5 ITA 2018

5) Sfera Ebbasta – “Rockstar”

Riportare lo spirito delle star del rock degli anni che furono, con tutta la dissacrazione e le esagerazioni che li hanno caratterizzati: è questa l’idea di fondo di questo disco di Sfera Ebbasta, interamente prodotto da Charlie Charles. Ed ecco allora l’immagine glitterata – degna delle migliori rockstar glam -, chitarra in cover e gli immancabili occhiali da donna. Il tutto a fare da coronario a un disco che come sonorità, però, di rock non ha proprio nulla, ma che, anzi, espolora ancora più a fondo le sonorità provenienti da Atlanta. Un disco trap a 360 gradi, con qualche brano che sfocia nel pop (non a caso la riedizione di chiama “Popstar Edition”) e che, con i suoi ritornelli che ti si inchiodano in testa e con una collezione di tutti i record possibili superati, è destinato a rimanere negli annali.





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4) Tedua – “Mowgli”

Con tutta probabilità la più grande rivelazione dell’anno: dopo un disco molto street e con sonarità prettamente trap come Orange County California, Marietto torna alla ribalta con Mowgli, in accoppiata con il produttore Chris Nolan. Si tratta di un lavoro estremamente differente dal precedente: il lato più legato alla vita di strada si defila, facendo però sempre da sfondo, lasciando spazio a testi dai voli pindarici e beat più conscious ma mai pesanti, nonostante non manchi anche qualche banger bello ignorante (vedasi su tutti Fashion Week). Con tutta probabilità uno dei prodotti più originali dell’anno sia per lyrics sia per le produzioni, oltre che per la particolarità del suo flow, che abbiamo già apprezzato nei precedenti lavori.

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3) Johnny Marsiglia & Big Joe – “Memory”

Anche qui, torniamo a un altro duo rapper/produttore tra i più storici dello stivale: stiamo parlando dei palermitani Johnny Marsiglia e Big Joe, che hanno pubblicato per Sto Records la loro ultima fatica Memory. Si tratta di un lavoro sicuramente più di nicchia rispetto ai due precedenti della classifica, difficilmente digeribile da un pubblico “medio”, a causa di testi pregni di contenuti, sonorità molto conscious e un’attitudine tutt’altro che da hitmakers. Un lavoro intimo e “pesante”, nel senso migliore del termine.

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2) Luché – “Potere”

A distanza di due anni da Malammore, Luché ritorna con il suo quarto album in studio, Potere, che lo consacra come uno dei rapper più in forma dello Stivale. Le quindici tracce inedite, più la bonus track Al mio fianco già contenuta in Pezzi di Night Skinny, formano un progetto corposo in cui il rapper napoletano si racconta a 360°. Potere è un disco d’amore: amore dell’artista per se stesso; amore per i propri compagni; amore per la musica e, nel senso più letterale possibile, amore per il gentil sesso. Peculiarità dell’album sono le punchline crude e la cura delle produzioni di producer del calibro di D-Ross, Pherro, Star-T-Uffo, Valerio Nazo, Pherro, Geeno e lo stesso Luché. Le guest star che troviamo al microfono – Paola Imprudente, Guè Pequeno, CoCo ed Enzo Avitabile – impreziosiscono il tutto.

1) Noyz Narcos – “Enemy”

Annunciato dallo stesso Noyz come il suo ultimo album (non solamente in ordine cronologico, ma in modo assoluto), Enemy è il progetto che ha messo tutti d’accordo in redazione. Lo stile truce e dissacrante del rapper romano viene intervallato da featuring che, non appena annunciati, hanno sorpreso un po’ tutti. Ecco, infatti, che al disco hanno collaborato anche nomi che fino a questo momento non erano mai stati accostanti al rapper romano: Capo Plaza, Carl Brave, Franco126 e Coez; ma non mancano i sodalizi con gli amici Achille Lauro, Salmo e Luché. Il risultato è un album dai toni più leggeri di quelli a cui Emanuele ci ha abituato negli anni, ma che mantengono l’immaginario che lo ha reso famoso in tutta la Penisola.

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TOP 5 USA 2018

5) Cardi B – “Invasion of Privacy”

Invasion of Privacy è l’album di debutto della rapper newyorkese. L’album ha raccolto sin da subito grandi consensi, sia di pubblico che di critica, proiettando Cardi B da meteora a una delle female rapper più influenti del rap game, vincendo lo scontro diretto con le rivali Nicki Minaj e Iggy Azalea su tutte. Composto da 13 bangers e potenziali hit, avvalendosi della collaborazione di 21Savage, Migos, Change The Rapper, Bad Bunny, J Balvin, YG, Kehlani e SZA, l’album debutta alla prima posizione della Billboard 200. Se cercate un album pieno di “ignoranza” e hit su cui ballare, questo potrebbe fare al vostro caso.

4) A$AP Rocky – “Testing”

A$AP Rocky ha sempre fatto un po’ il cazzo che gli pare, e Testing non si discosta da questa filosofia del rapper. La sperimentazione, come è intuibile già dal titolo, è  la chiave di volta del progetto. Sono tante le influenze a cui attinge Rocky e questo si ripercuote anche nella scelta dei molteplici featuring: Kid CudiMoby, T.I., Skepta, Kodak Black, Playboy Carti, Juicy J, Frank Ocean, French Montana, Snoop Dogg e Frank Ocean. Un lavoro forse difficile da assimilare al primo ascolto, nonostante una hit incredibile come Praise The Lord (Da Shine).

3) Travis Scott – “Astroworld”

Stile. Tanto, tanto, tanto stile – e qualche video a cavallo tra il trash e il trascendentale (trashendentale?) -: è questo Astroworld, il terzo disco di Travis Scott. Un album a dir poco geniale nella sua costruzione, fatta da 17 tracce con sonorità pazzesche e futuristiche, caratterizzate da switch beat repentini che rendono le hit del disco assolutamente atipiche. Unica pecca del lavoro i testi forse non troppo profondi, ma compensati dalle tonnellate di personalità dell’artista di Huston. L’album vede la creme della scena USA accreditata, quali Kid Cudi, Frank Ocean, Drake, The Weeknd, James Blake, Swae Lee, Gunna, Nav, 21 Savage, Migos, Juice WRLD, Sheck Wes e Don Toliver, oltre all’incredibile armonica di Stevie Wonder in Stop Trying to be God.

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2) Mac Miller -“Swimming”

Swimming è, senza alcun dubbio, tra i prodotti più interessanti dell’anno: stilisticamente impeccabile ed eccelso a livello sonoro, nonostante qualche piccola indecisione sulla stesura dei testi e una durata finale non delle più agevoli, rimane a conti fatti un lavoro di pregevolissima fattura, grazie anche alla sua vena conscious. L’apice artistico di un ragazzo che, avendo trovato la quadra del cerchio solamente negli ultimi anni, aveva ancora tanto da dare. Un album che durante l’ascolto lascia l’amaro in bocca per quello che sarebbe potuto venire dopo ma che purtroppo non scopriremo mai.

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1) Pusha T – “Daytona”

Daytona è il terzo album solista dell’ex componente dei Clipse, anticipato – nel 2015 – da King Push – Darkness Before Dawn: The Prelude. Originariamente chiamato King Push, il titolo è stato cambiato la settimana precedente all’uscita in Daytona. Il progetto è formato da sette canzoni interamente prodotte da Kanye West, il quale ha avuto anche un ruolo fondamentale per la cover del progetto. Ye ha, infatti, comprato per 85.000 dollari la foto che immortala il bagno di Whitney Houston e in cui si può notare la dipendenza di droghe della cantante. Gli unici featuring al microfono sono quelli del già citato Kanye e di Rick Ross. Daytona è un album di breve durata, ma in cui Pusha non si risparmia. Se cercate barre e punchline questo album fa per voi.

Giuseppe Tosto
Redattore
Speaker radiofonico, psicologo ed amante del rap, in particolare italiano, alla perenne ricerca dell’originalità