24 agosto 2019
Opinioni

Faccio la mia cosa: Frankie hi-nrg mc si racconta in un’autobiografia

>Cristina Breuza Cristina Breuza
Maggio 22, 2019

“Faccio la mia cosa” di Frankie hi-nrg mc suona nella casa

Risuona da molto tempo, visto che la canzone da cui prende il titolo l’autobiografia di Frankie hi-nrg mc ha ispirato, insieme a molto altro, coloro che hanno dato vita alla redazione de lacasadelrap.com. Ne fonda sostanzialmente l’attitude e la prospettiva.

Ecco le nostre impressioni sulla lettura di questo primo lavoro editoriale dell’artista/autore, che si racconta nero su bianco fra le pagine della sua vita, artistica e non.

Il libro è edito per Mondadori.

Una dietrologia doppia

Questo libro è sicuramente tante cose. È l’esordio a livello editoriale di uno dei pilastri, spesso non compreso, della scena Hip Hop italiana. È una lunga e doppia dietrologia. L’artista tesse una trama che unisce due realtà molto distanti tra loro, quella americana e quella italiana, descrivendone i meccanismi interni e i periodi, mescolando finemente vissuti personali a dinamiche sociali e processi musicali a fatti culturali.
Mostra al lettore, fin dalle prime pagine, come posti differenti siano riusciti se non ad “affratellarsi”, comunque ad avvicinarsi,  grazie ad un movimento culturale globale variopinto come l’Hip Hop.
È un invito a non fermarsi alla superficie delle cose.





Un abito mentale

Dietro un suono, una tecnica e una storia c’è qualche dettaglio capace di influenzarci, di informarci e di darci una dritta. C’è sempre quella briciola colorata che può far intuire aspetti che prima non consideravano e permetterci, così, di vedere le cose in modo diverso. Tuttavia, per percepire questi aspetti occorrono attenzione, curiosità e anche capacità immaginativa. Andare oltre le cose che la superficie ci propone, può essere anche un  atteggiamento mentale con cui guardare la realtà d’oggi e perché no il mondo Urban.
Che cosa c’è oltre a quello che vediamo? Che cosa c’è dietro al suono di cui viviamo?  Com’è nato?

Quest’invito racconta poi, con ironia, aneddoti familiari e focus storici nostrani. Come ad esempio: quando ricorda il primo discorso di Sandro Pertini in un’Italia lacerata e ferita. L’ex Presidente della Repubblica apre il suo discorso parlando di disoccupazione giovanile (p.45). È interessante il parallelismo con la condizione attuale del nostro Paese. Una piaga sociale sembra essere diventata una sua fragilità strutturale anche dopo anni. Ma passiamo oltre…

Uno stile contrappuntistico

Il contrappunto è, quindi, ciò che caratterizza lo stile narrativo del libro. Per questo si fa pungente quanto basta da far scoppiare il lettore in una risata, oppure per spezzargli il fiato, o semplicemente indispettirlo. Solo lasciando decantare un po’ si può riprendere la lettura… Magari dopo aver ascoltato un pezzo Old School, come ad esempio Walk This Way, di cui il libro è disseminato!

Posture diverse, non pose e nemmeno posse

Gran parte della bellezza del volume sta nell’aver combinato spaccati diversi in modo elegante, omogeneo, divertente e gustoso. Pagina dopo pagina è come se volesse assumere diverse posture verso il lettore. Infatti, Frankie hi-nrg guida, accompagna, insegna, diverte, consiglia, spinge a non accontentarsi, ad essere pragmatici e desiderosi di sperimentarsi nelle cose che ci appassionano. E non importa se per raggiungere i propri sogni occorre impegnarsi in ambiti molto particolari, come un negozio di giocattoli (p. 123) o alternativi, come in un mensile che si occupa di skateboarding, rispetto alle proprie aspirazioni (p. 199). Tutto può contribuire, anche la passione di un amico, come l’enigmistica classica!

Con spontaneità, lucidità e solidità trasmette un bagaglio culturale e personale di spessore, variopinto e non banale. Capace d’ispirare chi legge, senza dubbio.
In questo fluido e agile zig zag tra le origini della Cultura Hip Hop e la parabola personale dell’autore, ci sono però sottili quanto costanti fili narrativi, che incollano il lettore al libro.

A family portrait

Sullo sfondo, ad esempio, non solo nell’autobiografia ma che nelle canzoni, c’è sia un grande amore che una bella famiglia, capace di reggere agli urti della vita. Anche se questi restano sostanzialmente in ombra influenzano profondamente l’arte dell’Mc. Un esempio curioso è:

«Entro, la traccia introduttiva di Verba Manent, si apre con un campionamento tratto da Una voce dalla luna, il disco che mi è stato regalato quando sono nato. È una scelta dettata dal semplice piacere di pensare che il mio primo disco inizi col mio primo disco» (p. 229)

In questo spaccato s’intravede, quindi, storia di una Germana e di un Giovanni convinti del fatto che un figlio sia più simile a un fuoco da accendere che non a un vaso da riempire (Plutarco). Infatti, i genitori in modo diverso tra loro offrono al figlio strumenti per elevarsi e realizzarsi, impegnandosi appunto in quella cosa che più lo manda in fotta!

L’ excursus autobiografico di Frankie hi-nrg mc è quindi anche una speranza: che ognuno possa trovare “la cosa” in cui realizzare al meglio il suo talento e dispiegare così il suo potenziale.

In questo, sia la mamma sia il padre giocano un ruolo importante. Sono esempi molto interessanti e positivi. Spronano, sostengono, non limitano né castrano l’esplorazione e la realizzazione del figlio anche su terreni impensati, anche quando la  malinconia fa capolinea. Ad esempio, dopo la prima apparizione televisiva suo padre capisce che l’università dovrà finirla da solo ed è contento per il figlio. Inizia a delinearsi, infatti, qualcosa di molto entusiasmante e altrettanto impegnato!

Per tutto ciò consiglio di rileggerlo più volte: con calma, calma, lasciandosi trasportare dalle preziose espansioni ipertestuali con i Qr code. Vere e proprie estensioni, che come dice l’autore in chiusura hanno lo scopo di:

«aiutare il lettore ad immergersi nell’atmosfera del periodo e sperimentare alcuni di quei brani» (pg. 223) che più l’hanno influenzato.

Queste “finestre” sul passato permettono di sfiorare le atmosfere da cui è stato in vario modo ispirato l’artista.

Per concludere, Faccio la mia cosa  è un libro sicuramente di sangue, perché attraversato da passione, ma anche da molto impegno, in cui centrale è il potere dato alla  parola, sia quando si fa tecnica, sia quando s’intinge d’intimità.

Quindi farà sorridere i mal pensanti e toccherà quelli che ben pensano.