17 novembre 2019
Opinioni

Quel filo rosso tra Truceklan e Lovegang: l’eredità della scena romana negli anni ‘20

>Roberta De Rossi Roberta De Rossi
Ottobre 18, 2019

Esce oggi per Sony Music il quarto lavoro discografico di Ketama. Kety, questo il titolo del nuovo album, ci ha dato lo spunto per riflettere su un sottile filo conduttore che lega la sua crew, la Lovegang, a un’altra realtà che ha fatto la storia del rap a Roma: il Truceklan.

Si stava meglio quando si stava peggio. Quanto è invecchiato male questo luogo comune, alla luce delle proteste giovanili degli ultimi anni. Si stava meglio quando con la vecchia Panda non si pensava alle emissioni, quando non c’erano i social ma gli stereotipi a senso unico della televisione e della propaganda, o quando il rap era una disciplina dell’hip hop e in Italia suonava nelle notti degli CSOA di Bologna, senza investimenti per le produzioni?

Trattando di nuove generazioni, potrebbe rivelarsi utile effettuare un cambio di prospettiva. Osservare i venturi anni ’20 in un’ottica di evoluzione, e non di totale distacco. Un continuo influenzarsi tra passato e presente, per il quale ciò a cui assistiamo ora non può che essere il frutto dei semi coltivati dalle precedenti generazioni.

Nel 2000 la Capitale strillava con la voce roca su campionamenti crudi, un’estetica che trascinava dietro di sé la carcassa più marcia della fine dei defunti anni ’80. Non ci si riferisce ovviamente ai brillantini dei primi dancefloor, che 40 anni dopo sopravvivono instancabili nei synth del pop più attuale. L’underground romano riviveva i Big Four del thrash, lo stoner rock, l’hip hop di Compton e Detroit, ma anche le prime punchline in italiano scambiate al Brancaleone.

Parliamo di quello che gli allora poco meno che ventenni Truceboys, In the Panchine e Jagermasterz (successivamente insieme nel Truceklan) avevano inevitabilmente masticato durante la loro preadolescenza musicale, quell’età in cui siamo spugne per gli stimoli e per le suggestioni artistiche.

Agli inizi degli anni ’10 cambiano i nomi, ma non la storia. I ragazzi si passano le tracce, se i loro predecessori masterizzavano i dischi, immaginiamo i futuri membri della 126 passarsi i brani .mp3 in chiavetta.

La crew di domani racconterà di aver ascoltato i pezzi dei propri 13 anni in anteprima su Telegram, ma poco conta il mezzo. Rimangono invece quegli ascolti: il grunge, l’attitudine pop-punk, l’elettronica, il rap autocelebrativo e, soprattutto, quello romano della decade precedente.

Ketama126, Franchino, l’allora Seanydelrey, Carl Brave, Asp126, Drone126, Ugo Borghetti, Nino B e Gordo sono figli dei loro anni e della storia della loro città, per questo è quasi tangibile il filo rosso che collega l’ex Truceklan all’attuale Lovegang.





Non è un caso che il primo album solista di Chicoria e l’album di debutto di Ketama126 vengano entrambi affidati alla stessa etichetta indipendente romana (la Smuggler’s Bazaar). Ascoltando il primo mixtape di Ketama e Sean Dieci pezzi, è impossibile non notare l’eredità lasciata dai componenti del Klan. Per quanto fin dal 2014 il sound risulti più contemporaneo e contaminato da sonorità elettroniche (Vacci tu in discoteca, Bevo), molte tracce ripropongono quei beat e flow pesanti tipici della Roma targata ’00 (66 cl, Numeri).

Se oggi le produzioni dei componenti del gruppo oscillano tra l’emo-trap e il pop italiano più classico, anche a causa della tendenza ad abbandonare le etichette per una maggiore fluidità tra i diversi generi musicali, le tematiche rimangono comunque ancorate alla “Cronaca quotidiana”.

La barra “vieni in piazza, ti strappo i tattoo dalla faccia” potrebbe essere facilmente attribuibile al primo, ma anche ultimo, Noyz Narcos. Appartiene invece alla posse track CXXVI, uscita nell’album Cuore Sangue Sentimento di Drone126.

È inoltre evidente quanto i riferimenti espliciti alle droghe pesanti nei testi del Truceklan, senza però dimenticarne il contemporaneo sdoganamento in Italia anche da parte dei Club Dogo, abbiano fortemente condizionato la scena successiva.

La chiave di lettura del confronto è però l’immaginario attraverso il quale le due realtà hanno scelto di raccontarsi ed esporsi. Le singole uscite della Lovegang risultano particolarmente eterogenee, come per altro si differenziava la morbidezza di Gemello nel 2009 in Ali di mago, ma l’estetica del marcio, la bandiera delle occhiaie scavate e del disagio rimangono elementi cardine del gruppo nel suo insieme, come lo erano per i suoi predecessori.

La similitudine parte dai video (come quello di Amor Vincit Omnia), che rimandano più facilmente agli Alice in Chains (o a Bones per rimanere sull’attuale) piuttosto che ai Migos, fino ai dettagli che ne costituiscono l’identità. Come i font del merchandise di matrice deathmetal, che il Truceklan utilizzava in epoca non sospetta, quando ancora indossare una maglia degli Slayer significava aderire a una precisa sottocultura.

Un confronto simile è possibile nel piccolo tra le due realtà romane, ma si potrebbe immaginare un filo conduttore in tutto il susseguirsi delle ondate musicali, così come nel susseguirsi dei trend e delle espressioni sociali in generale.

Alla fine di questo articolo non rimane quindi che godersi Squame nelle cuffie, aspettando uno sperato e per ora immaginario featuring tra Chicoria e Ugo Borghetti.