19 agosto 2018
Recensioni

Abbiamo recensito Scorpion, l’ultimo – e non indispensabile – album di Drake

>Redazione Redazione
agosto 07, 2018

L’ultimo album di Drake si intitola Scorpion: 25 (lunghe) tracce su due dischi, un lavoro che sembrava essere magistrale, ma vi spieghiamo perché non lo è. Ecco la recensione dell’album de lacasadelrap.com.

A cura di: Eugenio Ronga

Scorpion non vi cambierà la vita. Scorpion non è l’album del 2018. Scorpion non vi aiuterà a passare il
tempo, al massimo lo rallenterà.

Adesso che sappiamo quello che non è l’ultimo album di Drake, possiamo, forse, apprezzarne di più le sue potenzialità. La star canadese esce con questo album in un periodo artisticamente e umanamente non proprio semplicissimo. Il dissing, serio e impegnato, tra il rapper di Toronto e Pusha T ha lasciato delle scorie che si possono notare anche nel disco, o meglio nei DUE dischi, 25 tracce spalmate su due lati.

L’attenzione che riesce ad attirare questo album, nonostante tutto, è però immensa. Il primo giorno di pubblicazione ha battuto tutti i record di streaming su Spotify e dopo una settimana non è stato da meno. Un successone? Be’, non proprio.

La musicalità è piacevolissima, sempre al limite tra il pop, il rap e l’R’n’B. Come di consueto per
Drake sono presenti delle assolute hit, inedite e non (i singoli God’s Plan e Nice For What già spopolavano da qualche mese). Un peccato che, senza essere catastrofici, quasi 10 canzoni suonino uguali e, come suggerisce il giornalista di GQ Jake Woolf, sembra ci si sia dimenticato il synth sott’acqua.

I producer, d’altronde, sono quelli che farebbero drizzare le orecchie anche a un Bloodhound: ci sono DJ Premier, Murda Beatz, DJ Paul e il fedelissimo Boi-1da per fare qualche nome. Non si doveva sbagliare quindi sui testi, il gioco era per metà già fatto, invece non è stato proprio così. La gioia di trovare un inedito Drake papà, che racconta delle responsabilità di essere padre e della nuova visione che Adonis (il figlio, ndr.) gli ha dato del mondo, cozzano in maniera terribile con pezzi come ‘I’m Upset’, che proprio non la pensano nello stesso modo (“Can’t go 50-50 with no ho/Every month I’m supposed to pay her bills and get her what she want… My dad still got child support from 1991.”, per dire).

Per il resto è il solito Aubrey Graham con le sue ansie e manie di protagonismo, limitate ad un “featuring” con Michael Jackson. Sappiamo bene cosa gli piaccia fare, cosa non gli piaccia e quanti soldi abbia nel proprio conto in banca. Uno standard.
Lungo 90 minuti.

Un lavoro che si misura in certezza, con quella consapevolezza che ascoltandolo si può trovare tutto quello che ci si aspetta, sotto forma di un flow sempre in gran spolvero e di campionamenti che ormai sono la colonna sonora della sua vita. Una speranza c’è, però, per l’insperato colpo di coda. La fiammella risiede proprio in quello che nelle settimane precedenti l’uscita di Scorpion sembrava il suo più grande ostacolo: suo figlio.
Abbiamo nuovo pane per i suoi testi. Che Drake diventi più maturo? Magari addirittura saggio?
Queste domande probabilmente già hanno una risposta certa, ma a noi piace essere sorpresi.