13 novembre 2018
Recensioni

Eminem e l’inaspettato Kamikaze: la nostra recensione sull’attacco (ben riuscito?) al rap globale

>Redazione Redazione
settembre 05, 2018

Proprio come un temporale estivo, che arriva all’improvviso, senza avvisi, turbolento e che rovina le placide giornate estive, così Eminem arriva sulle piattaforme digitali (e in copia fisica) con un nuovo album: Kamikaze. Magari senza rovinare nulla, ma senza nemmeno un’esplicita richiesta.
Siamo a 10: una storia incominciata nel 1996 con Infinite (primo album in studio del rapper di Detroit) e che arriva al 31 agosto 2018, non senza tribolazioni.





Non stiamo parlando dell’ultima fatica di ZO (Lonzo Ball, playmaker dei LA lakers, che quest’anno dovrà dividere il parquet con LeBron James ndr.), ma di un lavoro che proviene da uno dei migliori MC che abbiano mai impugnato un microfono.

Le aspettative dunque erano alte appena messe le cuffie per l’ascolto? Non proprio, causa suo penultimo album Revival, uscito meno di un anno fa, che a mio parere, e non solo, era stato un bel flop. Quest’album, quindi, sembra proprio avere un solo obiettivo: far rimangiare a tutti le brutte parole dette ne suoi confronti, RESPECT è quello che vuole far capire al mondo.

Il risultato è, forse, solo un richiamo, un grido disperato per far capire a tutti che lui c’è, che Slim Shady se vuole, scrive di chiunque e dissa laqualunque, perché nessuno rappresenta quello che lui è ed è stato per la comunità hip hop (come in Italia soprattutto, dove regnava lo stereotipo del rapper bianco). Ma anche meno, eh.

L’ALBUM IN VOTI

Sound: 7.0

Mike Will Made It, Illadaproducer, Ronny J, Cubeatz, Jeremy Miller, Boi-1da, Jahaan Sweet, Tay Keith, Tim Suby, Fred Ball and S1. Questo è lo starter pack per avere qualcosa di buono da ascoltare nel 2018. Shady, però, non si accontenta di avere produttori tra i più “freschi” della scena, ma in Not Alike chiede a Tay Keith un type beat sul mood di Look Alike di Blocboy Jb e Drake. Più che un apprezzamento, un’ennesima burla.

In generale il disco suona molto bene, al passo con i tempi e mai fuori luogo, c’è una particolare cura al dettaglio per ogni strofa e ritornello. Tutto questo permette all’album una sorprendente scorrevolezza (cosa che manca, forse, solo alle due prima tracce), proprio all’opposto di Revival e alcuni precedenti lavori.

Scrittura: 5.5

Quando si parla solo dei diss e vari richiami nei brani (davvero troppi da citare), e in pochi si soffermano sull’effettivo valore dell’album, allora ci sono dei problemi. Ma se fosse l’album un’enorme diss track?

Al di là di considerazioni personali, l’attitudine alla scrittura di Eminem non cambia certo con quest’ultimo lavoro. Diretto e senza peli sulla lingua, tanto più sulla soglia dei 46 anni. Il problema principale risiede in alcune parole, dette qua e là, come nella traccia Fall, che risultano completamente fuori luogo e che gli hanno creato problemi con Justin Vernon, ospite della traccia. Ecco i versi incriminati:

“Tyler create nothin’, I see why you called yourself a faggot, bitch,
It’s not just ‘cause you lack attention,
It’s because you worship D12’s balls, you’re sack-religious”

Eminem – Fall

Altri versi come quelli regalati a Machine Gun Kelly (in realtà l’intero brano Not Alike) sono più centrati e colpiscono il segno con stile e, cosa non meno importante, hanno dato luce, qualche giorno dopo l’uscita di Kamikaze, a questa risposta da parte di MGK

Complessivamente tra attacchi con poco senso (come quello a Vince Staples per un tweet), props inaspettate (G-Eazy l’indirizzato), sano e puro nonnismo (Lil “inserire nome” parla con voi) e beef vecchia scuola, è possibile poter riaffermare di aver riavuto indietro una parte del rapper di Detroit.

Tecnica: 7.0

Leggermente arrugginito e dal tono quasi robotico. Uniche considerazioni possibili nel rapportarsi a uno dei re della tecnica degli MCs. Impegnandosi un po’ riesce a citare anche i flow dei Migos in Bad and Boujee e quello del ritornello di Playboi Carti in wokeuplikethis.

https://youtu.be/S-sJp1FfG7Q

Stile: 6.0

Come detto in precedenza: non proprio il solito Eminem ma sempre con quel tocco personale. Gli skit in questo senso aiutano tanto, esplicativi e un bel marchio di fabbrica. Ha provato ad innovare, quello che gli si chiedeva da un po’, ma forse la fretta e la voglia di rivincita l’ha tradito.

Artwork e visual: 6.5

La citazione della copertina dell’album al capolavoro dei Beastie Boys, Licensed to III, è evidente e molto apprezzata. Omaggio dichiarato da Eminem che porta onore ad un gruppo hip hop che, non per provenienza sociale ma per colore della pelle, ha segnato un percorso a lui simile.

Eminem Beastie Boys
Notate qualche somiglianza?

VOTO FINALE: 6.4/10

Ascoltare quest’ultimo album di Eminem sarà utile sia ai cosiddetti puristi, sia a chi si è affacciato da poco a questo genere musicale. Ai primi regalerà la gioia (?) di scoprire, magari, Lil Pump o i Migos, ai secondi la conoscenza di un rap fatto come un tempo ma con delle basi più moderne.
Resta a noi tutti il solito Slim Shady, crudo, “mangiatraccia” e sboccato… però si sta impegnando per stare al passo coi tempi.
Prendere o lasciare.

Articolo di Eugenio Ronga