11 dicembre 2018
Recensioni

Conquista il tuo quartiere e conquisterai il mondo: il nuovo libro di Militant A

>Cristina Breuza Cristina Breuza
Nov 28, 2018

Abbiamo analizzato il nuovo libro di Militant A (Assalti Frontali): “Conquista il tuo quartiere e conquisterai il mondo. La mia vita con il rap” entra nella lista dei testi dedicati all’hip hop recensiti da lacasadelrap.com. Questo perché, come redazione, ci teniamo che la musica e i suoi artisti trovino spazio ed espressione a 360° anche in diverse forme d’arte, come la letteratura.

In giro per il mondo con Militant A e i suoi laboratori rap:

quando l’intrattenimento musicale si fonde con le sfide educative contemporanee

Andate nelle scuole, formate i collettivi
Organizzate la rivolta finché siete vivi
Andate nelle scuole, andate nelle scuole
Che ammazzano più dieci penne che dieci pistole
Pubblica, laica e solidale
Noi la vogliamo pubblica, laica e solidale
A questi gli andrà male, finché ci siamo noi la scuola
Sarà sempre pubblica, laica e solidale
E io lo afferro il senso lo afferro pezzo a pezzo
E leva il crocefisso e il minuto di silenzio
Finché ci siamo noi a questi gli andrà male
La scuola sarà sempre ricca, laica e solidale
(Assalti Frontali, Cattivi Maestri, in Profondo Rosso, 2011)

Le rime di apertura sintetizzano il mood con cui si sviluppa il romanzo autobiografico Conquista il tuo quartiere e conquisterai il mondo. La mia vita con il rap di Militant A, leader degli Assalti Frontali.
Centrale è infatti il ruolo riconosciuto dall’artista a questa “agenzia di formazione” – la scuola, per l’appunto: oggi sempre meno ricca, a causa di un ridimensionamento dei fondi a questa riservati; non sempre scevra di ideologie e libera dall’influenza di potenze religiose o confessionali esterne e in cui la solidarietà è sempre meno vissuta, sia tra studenti sia tra le varie figure educative, sociali e formative che in essa gravitano. Riflesso questo di una società conflittuale, impoverita sempre più eterogenea e interdipendente a livello globale in cui devi essere squalo (Gué Pequeno, Squalo, in Vero 2015).
È in questo contesto strappato che il rap e la cultura Hip Hop si sviluppano ulteriormente, offrendo così una rinnovata possibilità di espressione a vissuti quotidiani e personali in situazioni disparate. Sia di agio, come può essere un campeggio estivo, sia in una classe di provincia difficile da gestire, sia in un lago conteso, sia in una realtà il cui il disagio sociale è palese e le chances di vita sono ridotte, come il Libano, lacerato da tensioni interne e guerre religiose.

Rap in Libano

Fare rap in un contesto libanese può voler dire:
«Guardare con altri occhi cose che prima ci spaventavano, tornare ad aprirsi, avere fiducia, ballare, cantare, senza sentire intorno e dentro di noi spari e gente che soffre.
Significa essere felici senza provare una fitta al cuore per qualcuno che era con noi e non c’è più. » (Militant A, p. 118.)

Sono quindi situazioni e luoghi variegati come questi in cui il rap esprime il suo potenziale narrativo. Come scrive Militant A:
«L’incredibile storia sociale del rap è sempre viva, finché ci saranno ragazzi come questi che vorranno raccontare le loro storie e lanciare messaggi al mondo, e quando questo avviene uno dice “ecco, questo è il rap che io ho amato e amo ancora e mi spinge a farlo dopo tanti anni” » (Militant A, p. 140.)





Un mix d’ impegno e di divertimento

Ne deriva, così, un preciso posizionamento sociale orientato sì al divertimento al creare gruppo, ma anche all’emancipazione e alla rivalsa personale da certe situazioni, come ricorda anche Marracash citandosi, in Pepita Bluemoon (Cor Veleno, in Lo Spirito Che Suona , 2018):

« Torturo fogli finché dicono la verità
Uh, abito così vicino a prima
Ma così distante dalla mia vecchia vita »

Oppure, come si sente nel ritornello di Danno & Masito in Sergio Leone Re-edit (dall’album Adversus, 2018)

«Ed è uno per la mia anima, due per lo show
Tre per tutto quello che me fumo
Quattro per la musica, cinque per come je sto»

Una potenza controversa e non sempre presente

Dando voce a chi letteralmente non avrebbe avuto la possibilità di parola, quest’espressione artistico-musicale ha anche, in potenza, una tensione politica interna. Tensione che alle volte si esprime, altre meno. Il rap militante, come quello degli Assalti Frontali, o quello di Kento, infatti è solo una delle tante forme particolari con cui si esprime questo genere di prodotto musicale.
In ogni caso, date la sua espressività e le sue modalità “no filter”, suscita una reazione, magari anche dopo tempo dal primo ascolto, più o meno attento. Ed ecco che tra i vari MC che scrivono in rima o in prosa “vince” chi trasforma le situazioni di vita più disparate in musica, in emozioni e le emozioni in arte, letteratura e poesia.
I diversi componimenti che vi sono all’interno del romanzo autobiografico, infatti, sono per certi aspetti – come ad esempio versi agili, brevi, con diverse assonanze – simile a filastrocche per bambini, ma con orientamento politico evidente, già ad un primo ascolto.

Piccole storie, grandi problemi sociali

Questo è un vero proprio viaggio con Militant A, partendo da contesti italiani differenti e fino a parti di mondo lontane.
Da piccole realtà, infatti, l’artista racconta come un’arte densa e incalzante, che nasce dal confronto/ scontro con situazioni complicate, può però essere comunicata e trasmessa in modo semplice, logico e lineare pur esponendo temi e dinamiche sociali complessi. Tale modalità è dettata dalla scelta dell’artista, ossia quella di arrivare ai più piccoli, anche e soprattutto!
Come dice in questo passaggio:
« e capii che avevo tanto da imparare dai bambini e che spesso è meglio ascoltare. Ascoltare e non parlare. » ( Militant A, pp. 44-45)

Una grande donna del Novecento Maria Montessori (2010, pp. 11-12) diceva:
«nel bambino noi abbiamo […] un gruppo sociale di enormi dimensioni, una vera potenza nel mondo, quando sia usata nel modo giusto. Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo, e di conseguenza la società. L’educazione non dovrebbe limitarsi a tramettere nozioni, ma deve prendere nuove vie, mirando allo sviluppo della capacità potenziali dell’uomo.»

Risponde a sfide con rime

Laboratori musicali rap possono rappresentare un esempio, tra i tanti, di quelle «nuove vie» che l’educazione deve intraprendere per provare a dare da un lato, una risposta ai processi e una prospettiva di lettura dei fatti della società in cui viviamo; dall’altro, offrire un’occasione di crescita personale e sociale a chi è coinvolto.
In proposito l’autore scrive:
« Il mio sogno ora è svelare a questi ragazzi una poesia che insegni a essere liberi, leali, a farsi rispettare.
Vorrei trasmettere l’idea che oltre alla bellezza estetica c’è qualcosa di più importante nelle donne e negli uomini: l’intelligenza. L’aspetto è importante ma il fascino è tutto. Ci sono valori, ideali che fanno grandi »

Questi sono alcuni degli strumenti necessari per essere “squali”.
In una società caratterizzata, infatti, tra l’altro, da processi d’impoverimento culturale, è davvero apprezzabile quando l’entertainment diverte ma non rinuncia fare spazio all’educazione in luoghi svariati, confrontandosi con un pubblico anche molto diverso, stimolando così una coscienza critica su aspetti vicini o meno dell’attualità.
Ad esempio, l’episodio emotivo tragico della morte di tre sorelle in una roulotte può essere lo spunto per riflettere sui problemi di marginalità in cui si trovano certi membri della società italiana, i quali in genere sono etichettati negativamente e quindi emarginati.
Oppure, l’incontro imprevisto con una professoressa in pensione di Storia delle donne può essere l’occasione per riflettere su figure femminili importanti, come Anna Maria Mozzoni e Sibilla Aleramo, per l’emancipazione della donna in Italia.
Per tutto ciò e tanto altro è un libro davvero interessante, stratificato da leggere più volte per cogliere a pieno il suo messaggio!