17 novembre 2019
Report

Italiani all’estero: siamo stati a Parigi per Myss Keta e Mahmood

>Leonardo Michaelides Leonardo Michaelides
Ottobre 30, 2019

Con il 2019 che volge a conclusione e l’oramai affermazione consolidata della musica nel nostro Bel Paese, al di là dei generi (oramai superati), ho iniziato a chiedermi quale fosse il riscontro degli artisti italiani all’estero. In particolare, ho sempre sognato di vedere in prima persona l’organizzazione e la realtà riguardanti i locali nelle principali capitali europee. L’occasione mi si è presentata all’improvviso con un viaggio a Parigi, dove ho avuto l’opportunità di assistere ai concerti di due tra le personalità più in vista negli ultimi mesi: Myss Keta e Mahmood. La prima ha fatto scalpore con il suo progetto Paprika, mostrando a tutti che l’unica cosa importante siano le idee e non l’apparenza, mentre il secondo ha vinto la 69ª edizione di Sanremo, raggiungendo l’apice con il brano Soldi (estratto dall’album Gioventù Bruciata). Ma ora cerchiamo di approfondire le due situazioni…

MYSS KETA

Non oserei definirlo un live, ma più un medley dei suoi brani più conosciuti, valorizzato dal sold-out che ha creato un’emozione notevole tra tutti gli spettatori. Infatti, al club Badaboum, situato nell’XI Arrondissement della capitale francese, si è svolta una vera e propria festa all’insegna della libertà d’espressione in un ambiente un po’ piccolo e stretto, ma sufficiente per il costo dell’evento (15€). Un pubblico vario a livello di background e anche per quanto riguarda l’età, a partire da ragazzi per finire con adulti interessati alle tematiche trattate da Keta, ma quasi unicamente italiano. Alle 22 esatte la Myss è salita sul palco, accompagnata dal proprio DJ e dalle sue due cubiste preferite che l’hanno accompagnata durante l’ora dell’esibizione. Sarebbe difficile stabilire una scaletta precisa di questa serata, dato che si sono susseguiti così tanti pezzi da perderne il conto, ma è innegabile che la Ragazza di Porta Venezia sappia come intrattenere e far ballare la folla. Bisognerebbe sempre ricordarsi che i tour europei arrivano ad impegnare i cantanti per tre/quattro date consecutive in paesi diversi e senza giorni di pausa, quindi è da notare la capacità di mantenere la propria voce limpida nonostante lo stress e i continui spostamenti. Un’esibizione impeccabile, ma probabilmente inscrivibile nel circuito underground, al contrario di…

…MAHMOOD! 

Un contesto differente, a partire dal luogo in cui si è svolto lo show, ma accomunato dal tutto esaurito (dettaglio che mi fa ancora sorridere). Il Café de la Danse, che si trova vicino a Place de la Bastille, ha una platea a sedere e uno spazio più ampio per chi desidera rimanere in piedi. Anche il prezzo rende l’idea, infatti 35€ garantiscono un sound e un ambiente migliore,  ma non un concerto approfondito che è durato solamente un’ora. Insomma, una location degna di ospitare un artista con la A maiuscola (dal Rap al Rock, ma anche l’elettronica). Iniziando dalla fila chilometrica che si presenta davanti ai miei occhi appena arrivato davanti al posto, mi rendo conto di quanto la musica italiana sia finalmente riuscita a sfondare i confini nazionali. Alle 22:15, con un quarto d’ora di ritardo per l’affluenza imprevista del pubblico, Alessandro si è presentato stanco, ma sorridente e con una voglia incredibile di far divertire tutti. Guardandomi intorno, ho visto persone di qualunque posto, tra le quali ragazzi in Erasmus (anche dalla Bielorussia) e lavoratori italiani trasferiti a Parigi. Tra balli, scenografie e una band che ha saputo supportare Mahmood (composta da tre musicisti), sessanta minuti sono passati veramente in fretta. Oltre a Soldi, il ragazzo con origini divise tra l’Egitto e la Sardegna ha ripercorso brani come Gioventù Bruciata, Calipso, Uramaki (inclusi altri più indirizzati alla figura del padre, che ha segnato in negativo la prima fase della sua vita) fino al bis finale con il suo ultimo pezzo, cioè Barrio. Ma la ciliegina sulla torta è stata la reinterpretazione di una hit internazionale, cioè Sound of Silence di Simon & Garfunkel, che ha lasciato il pubblico esterrefatto e sicuramente soddisfatto.

In conclusione, due concerti completamente differenti, che rispecchiano al 100% il loro costo, a partire dall’organizzazione, le sonorità e l’accoglienza. Il consiglio personale è di provare un’esperienza simile, perché ne vale la pena, così da rendervi del feedback che i maggiori artisti italiani ricevono in un paese che non è il loro.