22 aprile 2019

Bentornati a Seeking the Music Business!
Come anticipato nella puntata #8 questo mese si parla di dati di mercato. Sounday, nei panni di investigatore, setaccia la rete in cerca di nuove (si spera buone) informazioni per artisti e addetti ai lavori.

La domanda che ci guida è: come si è mosso il mercato discografico nel 2016? L’articolo della settimana scorsa ci ha dato una risposta positiva e promettente: il consumo di musica non è mai stato così alto. In pole position abbiamo i servizi di musica streaming on-demand che contribuiscono a generare una crescita eccezionale in fatto di ricavi globali e di fruizione.

Oggi i protagonisti della nostra ricerca sono le etichette discografiche e gli editori. Ci siamo chiesti quali quote di mercato spettano a ciascun aggregatore musicale e MIDiA ci ha aiutato a rispondere. Chiamiamoli per nome (o quasi).

Per quanto riguarda le label, abbiamo in gara:
•   Universal Music
•   Sony Music
•   Warner Music
•   le indipendenti

Gli editori in gioco sono:
•   Universal Music Publishing
•   Sony Music Publishing (con Sony/ATV)
•   Warner Chappell
•   gli indipendenti

Come potete notare le major si meritano la citazione, mentre le indie (ebbene sì, questo divario ancora esiste, nonostante vi siano etichette – come XL Recordings, Domino Records, Sugar, Carosello e molte altre… – che presentano cataloghi assolutamente mainstream) vengono raggruppate in una macro categoria. A decidere questa categorizzazione sono i numeri che a breve vedremo, ma per fortuna esistono anche interessanti report incentrati esclusivamente sul mercato indipendente, che consentono di avere un quadro più chiaro.

Universal Music Group è leader del settore discografico: detiene un 28.9% dei ricavi mondiali generati nel 2016 (nel 2015 registrava un 30.2%!). Come tutti, anche questo colosso registra una importante crescita di ricavi (+56%) in ambito music streaming.

La sua sezione editoriale Universal Music Publishing ha invece un 16.7%.

Segue la Sony Music che registra una crescita del 13% aggiudicandosi una fetta di mercato 2016 pari al 22.4%, mentre il suo corrispettivo editoriale Sony Music Publishing (con Sony/ATV) scende di un punto in percentuale rispetto al 2016 ma si piazza bene comunque con un 23%.

Warner Music Group registra una forte crescita in fatto di ricavi e si aggiudica il 17.4% del mercato, con un +51% nei ricavi relativi al music streaming. Anche la sua sezione editoriale Warner/Chappell ha avuto un ottimo 2016 con un 10% del mercato relativo.

Last but not Least (che come gruppo registra la più alta quota di mercato, ma come singoli deve fare i conti con i giganti di cui sopra), le indipendenti ottengono un +6% nei ricavi globali e un 31.3% del mercato totale.

C’è una precisazione da fare che ogni anno impatta sui report forniti dagli analisti: questi numeri riflettono l’andamento della distribuzione e non della proprietà del copyright e, siccome molte indie si appoggiamo a major per la distribuzione, le quote risultano un poco sfalsate e la loro fetta di mercato, se basato sui cataloghi e non sulla distribuzione, dovrebbe essere ricalcolata per avere un quadro chiaro.

Dal punto di vista editoriale le indie hanno avuto un anno fantastico aggiudicandosi il 50.1%!

Tutte queste parole avranno sicuramente più senso se riassunte in un grafico, eccolo:

Ringraziamo Music Business Worldwide per averci aiutato nella ricerca e ci diamo appuntamento alla prossima settimana, altri dati freschi di analisi ci aspettano!

Alla prossima!

Giorgia Mortara (Sounday Music)

Carlo Piantoni
Redattore
Superstite del forum, qui scrivo ancora con la passione di un utente. Con un focus sul panorama italiano, più che scrivere di rap lo ascolto e lascio spazio ai suoi protagonisti.