19 giugno 2019
Zoom In

Zoom In #16: FFiume presenta “The Irhu Experience”

>CarmeloJP CarmeloJP
Maggio 07, 2017
Salve amici internauti e benvenuti alla puntata numero 16 di Zoom In, la rubrica di approfondimento de lacasadelrap.com in cui gli artisti ci raccontano, traccia dopo traccia, un loro progetto discografico. Il protagonista di questa puntata è il rapper e beatmaker calabrese classe ’75 FFiume, che ci presenterà “The Irhu Experienxe“, il suo nuovo album disponibile su BandCamp e con una campagna di crowdfunding su Music Raiser. “The Irhu Experience” è il sesto progetto discografico dell’artista calabrese. La sua carriera musicale inizia nel 1998, quando con la formazione Funky Cabaret – di cui facevano parte anche Macro Marco, Rafè, Neri e Dj Khat – rilasciò il demo “Scegli L’Mc“. Parecchi anni dopo, nel 2004, FFiume unì le sue forze con quelle di L-Mare per dare vita a “Gli Occhi“. Nel 2007 invece dà vita al progetto Rasklatt5 insieme ai Banana Spliff dando luce al disco “Prego Notare“. Solamente nel 2012 Ffiume rilascia il suo primo album solista “The Folto Caruso Ensemble“, che viene poi seguito nell’anno successivo da “OreeOre“.
Torniamo al presente e quindi a “The Irhu Experience”. Il titolo è un omaggio a Irhu, beatmaker che ha curato la maggioranza dei beat del disco, ma è anche un richiamo al verbo giapponese “Iru” che significa “essere”, sia allo stesso vocabolo che nella astronumerologia rappresenta “il cammino della vita”. Le tredici canzoni che compongono il lavoro sono un viaggio interiore ed esteriore su un groove notturno che si approccia al jazz, capace di far muovere allo stesso tempo sia anima che corpo. Adesso lascia la parola – e ne approfitto per ringraziarlo – a FFiume che ci farà da Cicerone addentrandoci, traccia dopo traccia, nel suo “The Irhu Experience”. Buona lettura e buon ascolto!

cover: FFiume – “The Irhu Experience” (2017)

 

01. Il Ragazzo E La Natura
Sono molto legato a questo intro. C’è una storia dietro: la prima volta che mi misurai con questo sample era il 1997 o il 1998, lo aveva campionato Lugi per me, ero strafelice di questo beat, ma non riuscivo a chiudere il pezzo, mood stupendo e stravolgente, ma le rime non venivano… Quando Irhu mi ha fatto sentire il chop, gran flash ed entusiasmo. Su questo beat c’era un mio parlato, all’inizio, però non mi convinceva, quindi l’ho lasciato perdere. Questa roba funziona troppo bene senza, ed è un’ottima apertura per un viaggio che di parole ne ha già abbastanza, quindi silenzio, parla la musica…

02. Esponente
Beh, che ti posso dire.. dammi un cazzo di microfono e fammi tirare a lucido due rime. Se si parla di andare a tempo e fare il rap, io vado a tempo e faccio il rap. A modo mio, con la mia lena e il mio garbo. Il titolo è un tributo a una routine di Spral e a Spral stesso, aka Stefano Cuzzocrea (riposi in pace), lo cito anche nel pezzo, ritorna spesso tra le mie rime. Ai tempi di Funky Nei Paraggi, il nostro crew, in questa routine lui diceva appunto «sono l’esponente da dare alla base per avere il log-a-ritmo». E quindi è questo, esponente fonico numero due nella casbah, porto avanti una tradizione familiare di buongusto e ricerca lessicale su beat comodi. A tal proposito, la traccia di Irhu è un dieci secco. Appena l’ho sentita, ciao, rima in automatico. Questo resta senz‘altro uno dei miei pezzi preferiti dell’album.

03 …cioè…volevo dire…(skit)
Serve un commento ? 🙂

04. La Effe
Stranezze della vita. È un pezzo che ho iniziato a scrivere per gioco e non volevo nemmeno inserirlo in tracklist, all’inizio. Irhu, J-Vas, GSQ, Herrera, Folto, bella ai miei ragazzi, tutti loro mi hanno detto che era un peccato lasciarlo fuori. E avevano ragione. È diventato il primo estratto dall’album, pensa tu. Il film qui nasce dal fatto che mi è capitato di dover ribadire spesso che FFiume si scriva con due F e che siano tutte e due maiuscole. E la domanda era «e la prima EFFE per cosa sta ?». E insomma, da una gag ci ho fatto un pezzo. Questo puoi considerarlo a tutti gli effetti un egotrip, ma non è un classico egotrip. È carico di immagini, doppi sensi e citazioni, è la mia versione di un egotrip, in cui più o meno ti intrattengo. O almeno credo. 🙂

05. Nelle Case

Questo è uno tra i pezzi più vecchi dell’album, in origine si pensava di pubblicarlo nel sequel del Caruso Ensemble, che ancora non abbiamo terminato. Dio benedica Folto Caruso per questa bombazza. Ricordo la produsse di ritorno da un viaggio in Etiopia e me la passò, nel periodo in cui sperimentava con suoni diversi. Io ero già in Francia. Questo pezzo è il passaggio tra Milano e Parigi, l’ho scritto praticamente viaggiando, ripensando al mio condominio milanese, fotografandolo con la mente in alcuni dei suoi aspetti salienti, creando un parallelismo con la vista del balcone meneghino e quella del monolocale parigino che abitavo al tempo. Mi piace molto il risultato finale. Le citazioni alla gente che mi ha ispirato nel tempo anche qui si sprecano… trovatele 😉

06. Jean Reno
Questa per me è una manata che ciao, sia per la sinergia di stili così diversi tra loro, sia per l’allegoria dello storytelling da killer romantico, che simboleggia un po’ il nostro essere musicalmente banditi e da un’altra parte rispetto a questa scena musicale. Un film noir in cui il protagonista è l’antieroe, il «deejay sicario di immagini», come dice GSQ nel ritornello. Appena Irhu mi ha mandato il beat sono impazzito, ho subito immaginato una storia notturna e fumosa, roba di bandidos e guardie e il fatto che alcuni amici francesi mi dicessero, prendendomi in giro, che somigliassi a Jean Reno da giovane mi ha fatto venire fuori il resto. Funky Jean Reno, chiamami Léon. Era una roba per ridere, e poi alla fine è venuta fuori questa minella. GSQ era in zona con Irhu, e ho pensato che un ragga cantato potesse aggiungere una vibe inaspettata. Invece O.P. è il mio rapper preferito, non c’è storia, e su questo tipo di atmosfere solo lui poteva dare un’aggiunta seria, infatti uccide completamente la traccia… «ninja sopra il lucernario, calice amaro, grosso guaio per il commissario»… questo è stile, scusatemi ma devo dirlo.

07. 1994
Questo è un tributo alla nuova scuola che si evolve dallo studio di quella precedente. Nico P è un ragazzino poco più che ventenne, di origine barese. Assieme a Roman Jay un po’ di tempo fa ha tirato fuori un album niente male. Avevo ascoltato e riproposto dalla mia pagina FaceBook la roba loro. Ingenua, fresca. So che tra chi mi segue via FaceBook ci sono dei producer e volevo dare spazio alle nuove leve sull’album. Ho chiesto ai miei follower di mandarmi delle robe da ascoltare e, tra tutte le cose che mi sono arrivate, questa ha incontrato subito il mio gusto e si è sposata alla perfezione con la tracklist. Solo giusto che sia dov’è.

08. …ed è wrestling… (skit)
Come per la traccia tre: di cosa vogliamo parlare ? 😉

09. FFSS
Oh, beh, un pezzettone di cuore per me. Spero di riuscire a farne un video dedicato a tutti i migranti meridonals, a quelli che sanno cosa voglia dire prendere un treno. Italian classic shit, Herrera mi ha benedetto con un beat dell’altro mondo, io qui racconto semplicemente delle immagini da un viaggio interstellare in treno, da Nord a Sud, uno dei tantissimi che ho fatto in vita mia, per tornare in Calabria dalla famiglia, o per partire da casa e diramarmi altrove. Il treno per me, sin da piccolo, nel mio angolo di mondo, ha avuto un significato particolare, forse anche perché mio padre era capostazione, e con lui di treni ne ho presi un botto. Magiche vibre questo pezzo per me.

10. Mr. Eros
Un sample devastante e un chop ruggente di Irhu, un cristallo di funk in mezzo a parecchio jazz e soul, un rap sciolto e indiretto, una sorta di dialogo con l’ascoltatore. Penso sia un bel joint, venuto bene e d’impatto. Il titolo della canzone è disallineato dal resto, è un po’ un rebus. Il pezzo ovviamente non parla d’amore né di eros né di cuore, parla del rapporto difficile che si ha col tempo, che vola e scappa e per quanto puoi sbatterti non lo batti… è tutto mascherato, il tempo stesso non viene mai nominato direttamente fino alla fine della canzone. E’ un divertimento lirico che, nell’insieme, è combinazione di intrattenimento e messaggio. Spesso sento lamentarsi gente e dire cose inutili e farne altrettante, e perdere di vista il senso delle cose. E questa è la mia risposta, per me. Il tempo vola, non perderlo, è prezioso.

11. Sciamano
Allegoria pura, un viaggio mentale prima che lirico, questo è uno degli ultimi pezzi registrati per l’album, e non so bene che dire a riguardo, se non che penso sia una delle cose meglio riuscite che io abbia mai fatto. Cercavamo delle idee per un paio di beat ulteriori a completamento del disco, io e Irhu, e scavando tra i dischi io ho passato a lui un paio di input, tra cui il breakbeat di questo pezzo, e lui ha rispolverato un po’ di dischi, e… magia. Il cantato di Ihru chiosa e impreziosisce il tutto. E anche questo è l’opposto di quello che trovate e sentite oggi nella musica hip hop o para-tale in Italia, è guardare il cielo e immaginare la musica, è la ricerca della giungla interiore in ognuno di noi, è quello che volete sia. Sono molto legato a questa traccia.

12. Opposti
Un beat da capogiro e un’ispirazione vivida, uno storytelling diverso dai miei soliti, una bella sfida. Anche questo è uno degli ultimi pezzi registrati, e come interpretazione trovo sia venuto molto bene. Gigi aveva questo beat e non sapevamo bene cosa farne, era hit or miss… la voce femminile e il sample mi ispiravano appunto una storia finita male, e seguendo il filo conduttore indicato dal ritornello ho tessuto le prime rime in un paio d’ore, una tela il più possibile fitta, ma ci ho rilavorato un sacco. Lo sforzo è stato dare le giuste immagini a completamento di un qualcosa che fosse nitido e ambiguo insieme, seguendo appunto il campione vocale, e far risultare il tutto incredibile. Molto contento del risultato, senza dubbio.

13. Dopo La Tempesta
Ultimo tassello del cammino dell’essere, o dell’Irhu che dir si voglia, sono orgoglioso di questa canzone e del suo significato. È frutto e compimento di un percorso, appunto, e di un cambio di prospettiva o della definitiva presa di coscienza di questa. Negli ultimi anni, per tutta una serie cose, il mio rapporto con la vita, e con la morte, di conseguenza, è cambiato. Ho imparato ad apprezzarne la caducità, la bellezza semplice, da un punto di vista non solo materiale, e queste rime sono la sustanziazione di questa consapevolezza. Irhu ha tirato fuori questo beat dall’archivio, appena l’ho sentito ci ho scritto di getto, e ho tirato fuori tutto quello che sentivo di voler dire sull’argomento, immaginando una sorta di testamento dopo un totale di sbattimenti, una chiosa di tutta una serie di cose. Dj Spass impreziosisce e chiude alla stragrande con la musicalità dei suoi scratch, finissimi. Non potevo chiedere di più, adoro il senso di sospensione nel crescendo di pathos che dà alla chiusura. Dettagli, ma io vivo per quelli…

Grazie della lettura, e magari anche dell’ascolto. The Irhu Experience è in streaming su strettoblaster.bandcamp.com ed in preordine su MusicRaiser. Se vi va, fatemi sapere. Pace & bene a tutti voi, FF.

Anche questo sedicesimo episodio di Zoom In è giunto al termine. Nell’attesa di conoscere i vostri feedback sulla rubrica e sul lavoro approfondito, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo episodio.

Carmelo Leone
Classe '89, divoratore seriale di dischi e serie tv. Scrivo di rap per passione. Faccio l'hater per hobby.