18 dicembre 2017
Zoom In

Polly ci racconta I’m not the future nella nuova puntata di Zoom In

>CarmeloJP CarmeloJP
dicembre 04, 2017
Eccoci arrivati all’ultimo appuntamento del 2017 con la rubrica di approfondimento Zoom In, il numero ventitre. Prima di iniziare ringrazio Jammai che ha tenuto su la baracca lo scorso mese, durante la mia assenza, e che ci ha fatto raccontare da Gianni KG il suo nuovo disco: “Prima Dell’Alba“.
Rieccomi, dunque, nel ruolo di padrone di casa ad accogliere nel salottino virtuale de lacasadelrap.com un artista ravennate: Polly, che ci racconterà traccia dopo traccia il suo street album dal nome “I’m Not The Future“. Polly, al secolo Federico Giovannini Medri, inizia a muovere i primi passi sopra un beat nel 2001. Due anni più tardi fonda il collettivo Il Lato Oscuro Della Costa insieme a Moder, Tesuan, Penombra e DJ Masta Fuck con cui realizza, nel 2006, “Artificious” in cui troviamo le collaborazioni di Kiave, Mistaman, Zampa, Kuno, Esa e Maxi B. Nel frattempo Polly lavora ad un progetto parallelo con Godblesscomputers (che in quegli anni si faceva chiamare DJ Nada) che vede la luce nel 2007: “Doublethinkers“, un album in cui il rap e l’elettronica si mescolano anticipando di un paio di anni il sound che poi, per un biennio almeno, avrebbe fatto da padrone nel rap italiano. Nel 2011 arriva il secondo album ufficiale del collettivo Il Lato Oscuro Della Costa: “Amore, Morte, Rivoluzione” – che di fatto è l’ultimo album del collettivo ravennate. Nel 2012 Polly cambia aka in Occhi di Astronauti e continua la sua carriera solista pubblicando “La Città Verrà Distrutta Domani” insieme al produttore Max Prod. Dopo 5 anni di silenzio, nei primi mesi del 2017, Polly pubblica l’EP “Polly VS Mike“, progetto concepito su strumentali edite di Mike Skinner dei The Streets.
Adesso è il momento di parlare del motivo per cui siamo qui: lo street album “I’m Not The Future” che è uscito il 25 novembre 2017. Il progetto conta 9 tracce dal forte sapore autobiografico, che conferma come Polly sia uno dei rapper più maturi del panorama Hip Hop italiano. Ma basta spoiler, adesso lascio la parola al protagonista di questa puntata!

Buon ascolto e buona lettura!

01. Il gelo di febbraio
Avevo ricominciato da poco a scrivere, stavo ascoltando Phantastic Damage sotto la doccia e ho pensato “fanculo, questo disco di El-P è la mia vita, ora scelgo un beat e ci canto sopra”. Sbem. Strofa di due minuti. Fatto. Forse il miglior pezzo del disco.

02. Le nostre astronavi
A volte credo che gli atomi siano come pianeti e le persone galassie, per cui diventa veramente difficile trovare un punto d’incontro. “Hai uno stile che mi ricorda i Pink Floyd” mi ha detto una giovane amica che ascolta hip hop, e mi ha fatto sorridere. Questa canzone è autobiografica, il testo pesa come un macigno, la strumentale è particolare, merita più di un ascolto, merita di perdersi tra le parole.

03. Clochard
L’ho scritta di getto nel periodo in cui casa mia non mi sembrava più casa mia, per cui ero alla ricerca di un luogo sicuro, che poi era anche uno stato d’animo. Nersone ha contribuito con la scelta di un tappeto musicale veramente figo. Su queste ritmiche si viaggia benissimo, e come dico sempre per spronare i più giovani: è inutile, la vecchia scuola vi mangia tutti.





04. Avevo una tua foto
Sono uno sfigato, lo so. Ho perso tutte le foto che avevo nel telefono, comprese quelle della mia ex e di numerosi viaggi. Ho scritto questa poesia alle 3 di notte di un giovedì appena tornato a casa da Bolo. Solo un mese più tardi è diventata un rap. Quello che invece mi chiedo oggi è: “ma in fondo le foto sono così importanti?”

05. Notte fonda 2017
Il lato oscuro della costa è stata la mia famiglia musicale per molti anni. Ora fa parte di me, è come la mia ossatura, la mia corazza, e dopo 5 anni senza rap sapevo che dovevo ripartire da qui: in questo remake di Notte fonda (2006) porto rime serrate, atmosfere cupe & cyberpunk, storie oscure, il mio pane quotidiano insomma.
Quando cammino per strada fischietto il loop ipnotico firmato Rob the Viking. Mozzafiato.

06. ACAB
Earthquake Island caccia la mina. Il vero titolo doveva essere “most cops are bastards” ma era troppo lungo, per cui chiedo scusa a quel 2% di agenti figli legittimi ma ho dovuto arrotondare per eccesso. Strumentale elettronica, il mio rapporto con le forze dell’ordine non è idilliaco, ogni riferimento ai fatti di Genova 2001 è puramente casuale.

07. Lettera d’addio
Portare Tesuan in studio a registrare il ritornello si è rivelata un’impresa titanica. Non voleva nessuno tranne me e Duna in regia e ho dovuto mandare via dei ragazzi che erano venuti apposta per sentire i pezzi nuovi. Manco a dirlo, il vecchio Teso ci ha ripagato col ritornello più figo del disco. Delicata, intima, è la più bella canzone slam poetry che abbia mai scritto. L’incipit è devastante “amici questo non è un diario, è una lettera d’addio”..

08. Io e la mia piantagione
Flusso di coscienza totale. Strumentale elettronica di Earthquake Island come piace a me. Parlare in un solo rap di politica, migranti, banche, tecnologia, poesia, tipe, matrimonio & altro non è semplice. Mi sono divertito a farlo.

09. Esodi
Il giusto pezzo per chiudere un disco. Erano i primi anni 2000 quando al Dee Jay Mix a Bologna compravo “A cold wein” dei Cannibal Ox. Passa il tempo ma io resto fedele a quel sound, fedele.

Carmelo Leone
Classe ’89, divoratore seriale di dischi e serie tv. Scrivo di rap per passione. Faccio l’hater per hobby.

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