21 novembre 2017
Flash News, Opinioni

Approccio italiano: uno sguardo su Bresh attraverso le parole del suo ultimo singolo

>Redazione Redazione
settembre 12, 2017


Con lʼuscita del mixtape “Amici miei”, cʼè stata lʼopportunità di ascoltare in maniera più specifica e completa le capacità dei singoli elementi della crew Wild Bandana, i cui membri di spicco fino ad ora erano i soli Izi e Tedua: Vaz tè, Nader, Bresh e Disme erano, di fatto, poco più che un oggetto sconosciuto.

Durante lʼascolto sono emerse le capacità dei singoli, inserite in un contesto più ampio e collegiale, e in particolare il lavoro di Bresh è risultato estremamente interessante. Talento naturale nella costruzione di immagini, nella creazione dei testi e con una buona dose di skills, la cosa più sorprendente di questo ragazzo è il suo modo raccontare, il suo approccio alla scrittura, molto italiano, molto da nuovo cantautorato. In alcuni brani il suo rap è estremamente familiare e amichevole, come quello di un amico che ti racconta i cazzi propri al bar, e proprio da un bar è necessario partire per comprenderlo al meglio. La canzone “Il bar dei miei” è un singolo che il ragazzo genovese ha fatto uscire ad inizio agosto, la produzione è curata da Nebbia. Il titolo del brano è già esplicativo del titolo di questo articolo di approfondimento: il bar è la realtà italiana per eccellenza, quella che molti di noi vivono in maniera  quotidiana, chi solo per un caffè la mattina, chi per il pranzo, chi ci ha passato interi pomeriggi, chi ci si ritrova la sera per fare due chiacchiere con i soliti. La storia di Bresh parte da lì e dal lavoro che vi ha svolto alle dipendenze dei suoi genitori, proprietari per lʼappunto di un bar. La sua è una storia comune a molti ragazzi che per guadagnare qualche soldo decidono di fare i camerieri presso questo genere di realtà, piccole o grandi che siano, con lʼunica differenza che i suoi genitori sono i proprietari e che lui non ne vuole sapere di continuare lʼattività ma vuole fare il rapper. Tutto questo viene spiegato nel ritornello, che è tanto comune e quindi estendibile alla storia di molti, quanto personale e quindi unica.

Sto al bar dei miei
Cala ‘sto colpo con il Campari
I cocktail con i gamberi
Stampati ‘sti cazzi dei miei
Uuhhh
Parli di me
Mentre io scrivo su ‘sti rotoli
Levo merda ai tavoli
Faccio foto col grembiule

Questi due aspetti si continuano a mischiare e ad alternare nella prima metà della prima strofa, in cui racconta la storia di suo padre, manovale presso il porto, che decide di abbandonare il suo lavoro per aprirsi una attività. Queste 7-8 barre, che servono da attacco al brano, sono una storia nella storia perchè rimandano alla mente un periodo (quello degli anni 60-70), ma più in generale un contesto: quello della “lotta di classe”. Un passato comune a tante persone i cui nonni e padri hanno dovuto lottare per avere dei diritti sul posto di lavoro, ma anche un presente per molti che quotidianamente devono combattere per avere contratti e stipendi adeguati. In modo estremamente semplice, la grande storia si mischia con quella del popolo attraverso lʼesempio della famiglia di Bresh.

Scaricatore come il detto, parliamo male
Fissa il container col cricchetto, fa il manovale
Bloccar le strade per protesta contro la tunica
Colletti bianche e sbirri contro compagnia unica

Partendo dal macroargomento si passa al micro, con il rapper che si apre in modo sempre più dettagliato sulla sua esperienza: prima suo padre lascia il lavoro, poi apre un bar ma per farlo devono aprire un mutuo con la banca, ipotecando a garanzia la casa. Di nuovo un racconto crudo e senza fronzoli, grandi argomenti che vengono trattati in modo semplice attraverso un esempio personale.

Se provi a farmi i conti in tasca muto che c’è il mutuo
La banca è diventata mamma e mamma si fa il culo
Loro hanno fatto tutto giusto forse tranne me
Che a dir la verità c’ho il cazzo di servirti il thè

Nel giro di quattro barre, Bresh riporta lʼattenzione su di sè, a partire dalla situazione finanziaria dei suoi genitori, ripercorre quello che loro hanno fatto e quello lui che deve fare. Cambiando il soggetto, cambia anche il tono che da questo momento diventa più scanzonato e ancora più familiare. La seconda strofa infatti si muove su frequenze diverse: i suoi occhi entrano nel bar in cui lavora, dove tutti si conoscono, tanto che la zia gli dice di non fumare perchè sta servendo da bere ad un poliziotto.

La zia Fra’ mi vede gli occhi e mi dice “Non fumare”
Quello a cui porti ‘sto shot fa lo sbirro e sta nei ROS

Chiunque abbia vissuto, anche solo per poco tempo in un paesino, sa perfettamente quanto siano calzanti queste parole per il mondo della provincia. Vedere le stesse facce, conoscere le stesse persone, gli stessi giri e gli stessi ambienti, senza poter nascondere niente perché sei in un paesino e quindi tutti sanno tutto e si vanno a raccontare le loro faccende al bar. In seguito si entra ancora di più nella famiglia del rapper ligure, che si rivolge in modo abbastanza rude al fidanzato di sua sorella, dicendogli di non fare cazzate, se non vuole fare “la fine dellʼallodola”.

Mia sorella è buona, troppo buona
Ma non farci il zzopa, troppo il ttoma
Sento la parola e fai la fine dell’allodola

Bresh: Il Bar Dei Miei (Video)

Queste barre sono fortissime, il verlan (in francese) o il riocontra (come si dice a Milano), quindi qualcosa di estremamente attuale e giovane, è accostato nella barra successiva ad una frase che ha un sapore tutto dialettale o comunque casereccio. “Fare la fine dellʼallodola”, ha il gusto di un modo di dire tipicamente paesano. In mezzo a tutto ciò cʼè Bresh che si augura di riuscire a sfondare con la musica, dopo aver abbandonato il lavoro al bar, troppo stretto per lui, perché la sua passione è troppo grande per essere ignorata e attraverso questa spera di riuscire a ripagare i suoi genitori dei sacrifici.

Facciamo alzare il fatturato
Che c’è il mutuo in agguato
E la musica ha agguantato me

Questa canzone, come altre da lui pubblicate (vedi “Gaston”), è un biglietto da visita interessante per un giovane emergente che sta dimostrando, passo dopo passo, di possedere una personalità distinta, uno stile personale ma soprattutto un modo di scrivere unico che riesce a conciliare, allʼinterno del medesimo testo, esigenze private e storie di ampio respiro. La sua sembra essere una storia molto italiana, e come tale la racconta, non cercando riferimenti altrove ma calandosi nella propria quotidianità per emergerne rafforzato e più consapevole delle proprie origini e del percorso che ancora deve compiere.

A cura di Marco Bianchessi


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