17 ottobre 2019
Interviste

Anagogia: “Pillole”

>Raffaele Lauretti Raffaele Lauretti
Aprile 30, 2015

In questa fase di ricambio generazionale che il rap italiano sta vivendo, Anagogia è stato sicuramente capace di ritagliarsi un spazio prediletto. Il giovane di Cento, già notato da veterani del genere come Bassi Maestro o Ensi, è fuori con il primo progetto ufficiale: Pillole, per Warner Music. Nonostante sia un freestyler raffinato, Anagogia non delude neanche davanti a un approccio più riflessivo davanti al microfono o dietro le produzioni, confezionando un album che si presenta come un ottimo biglietto da visita. Tra una citazione ai grandi classici dei 90s e un’attitudine grintosa, il ragazzo è in grado di convincere tutti: dal neofita al rappuso più esperto, lasciando ben sperare, tra sound freschi e metriche fitte. Ottimo, tra l’altro, il singolo che lancia l’album. Quattro, infatti, è una denuncia a determinati meccanismi che ci vogliono in competizione. Una guerra tra poveri da cui, con classe e consapevolezza, Anagogia decide di tirarsi fuori.

Ciao Anagogia. Intanto benvenuto alla Casa del Rap. Inizio chiedendoti: come sono stati gli ultimi anni? Tra Spit e la Warner è stato un periodo intenso. Ti senti di tirare un bilancio?
Innanzitutto ciao a La casa del rap.
Questi ultimi anni, sono stati un periodo duro da affrontare, perché l’ho passato con la consapevolezza di avere un disco pronto, seppur privo di una data di uscita. Tutte le tappe che ho affrontato da Spit, che si può definire una sorta di inizio carriera (per il pubblico), mi hanno portato a migliorare sempre di più e di conseguenza a fare di me e della mia musica una continua evoluzione..

Parliamo un po’ del disco: intanto ne hai ritardato l’uscita. Puoi spiegarci meglio il perché di questa scelta?
Il ritardo del disco non è stata, purtroppo, una scelta dovuta a me. L’etichetta ha pensato fosse la scelta migliore aspettare il giusto momento per farlo uscire.

Passando al sound: tu sei un ottimo beatmaker e hai infatti prodotto l’album quasi per intero. Puoi spiegarci cosa ti ha orientato verso il risultato finale ottenuto nel disco?
Ho prodotto l’album quasi per intero per una scelta puramente di stile, ho preferito dare all’ascoltatore un album mio in ogni campo.

Come hai scelto, invece, le collaborazioni?
Inizialmente l’album era stato progettato privo di collaborazioni, ma oltre che sembrarmi “vuoto”, mancava di tracce per arrivare ad avere un album corposo, ho quindi deciso di inserire altre tracce e chiamare gli artisti che più stimavo da un punto di vista musicale e con cui avevo più rapporti in quel periodo.

Parliamo ora di scrittura: come ci hai lavorato per questo disco? Ti sei calato in qualche mood particolare o hai proceduto per brainstorming?
Il disco in realtà, è un insieme di tracce in cui espongo vari stati d’animo e che assieme vanno a formare il periodo della mia vita in cui ho deciso di fare questo disco.

Perché hai scelto proprio “Pillole” come title-track?
Ho chiamato il disco e di conseguenza la title track, “Pillole”, perché ho voluto che questo disco avesse su di me un impatto simile a quello di una terapia medica eseguita dose per dose, per questo è un disco pieno di pezzi di sfogo.

Il fatto che tu sia entrato in Warner è un chiaro segnale che ormai il rap in Italia esiste anche oltre gli aficionados della prima ondata. Tu che ne pensi di questa esplosione mediatica che permette sì di suonare ma anche di vedere il rap infilato un po’ ovunque e -spesso- fuori contesto?
Io credo che il rap, sia un genere che difficilmente si inserisce, visto che di norma resta fuori contesto; però credo che sia bello fare sapere al mondo che questo genere esiste, poi chiaramente ognuno deve avere “occhi per vedere e orecchie per sentire”.

Dopo Pillole: sei già al lavoro sul disco nuovo o su nuovi progetti?
Non ho ancora in mente un disegno ben definito di un nuovo prodotto, ma al lavoro su roba nuova sempre!

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Intervista di Raffaele Lauretti
Raffaele Lauretti
Scrivo di rap e studio filosofia. Nel tempo libero mangio la carbonara.