09 dicembre 2019
Interviste

Nayt: “Raptus”

>Carlo Piantoni Carlo Piantoni
Maggio 29, 2015

Nuovo appuntamento con le Interviste de La Casa Del Rap. Oggi abbiamo con noi Nayt, all’anagrafe William Mezzanotte, classe 1994, nato ad Isernia, ma di base a Roma. I compiti a casa li abbiamo fatti. Oltre a questi, abbiamo avuto il piacere di ascoltare in anteprima “Raptus”, il nuovo mixtape disponibile in free download dal 28 maggio per VNT1. Tutte le informazioni su “Raptus” le trovate nella nostra sezione Cover & Tracklist. L’intervista che state per leggere, non è semplicemente una chiacchierata sul nuovo mixtape, bensì un percorso tra domande e risposte fatto assieme all’artista per arrivare ad incuriosirvi verso l’ascolto di “Raptus” e dei suoi prossimi progetti.

Benvenuto nella Casa Nayt! Prima di cominciare a parlare di “Raptus”, il pubblico, me compreso, ti ha conosciuto grazie al videoclip di “No Story”: era il 2011. Questo singolo ti ha concesso grande visibilità sia sui social network, YouTube in primis, sia in TV. Ricordo il tuo video in rotazione su HipHop TV e forse anche un’intervista per lo stesso canale. La mia curiosità è: chi era Nayt prima di “No Story”, qual è stato il tuo approccio e cosa ti ha spinto verso la musica rap?
Guarda, prima di No Story ero un ragazzino di 14 anni che rappava da solo un anno circa. Non vedevo ancora la musica come un possibile lavoro, ma solo come uno sfogo che mi faceva stare più tranquillo. Cominciai per quello, avevo bisogno di esprimermi in qualche modo e tutti gli sport e le attività iniziate prima, passato un po’ di tempo, mi annoiavano.

Il 2014 è stato l’anno dell’EP “Six of Sixteen”, un discreto lavoro concentrato in 6 tracce, che avrebbe dovuto anticipare “So.Lo” il tuo disco ufficiale, che però non hai mai visto la luce. Ti va di spiegarci meglio questa tua scelta? “Raptus”, quanto è radicato profondamente nella scelta di non pubblicare “So.Lo”? Come ha connotato il tuo cambio di rotta personale e professionale/musicale?
Allora, c’è un po di confusione. In realtà “So.Lo” è un disco che ho lavorato e finito con la mia vecchia etichetta. Essendomene andato da quest’ultima per problemi evidenti (che non voglio specificare) il disco in questione non poté più uscire, un aborto in pratica. Mi sono rimboccato le maniche e ho scelto di ricominciare con 3D, abbiamo cominciato a lavorare come volevamo e da lì è uscito l’EP “Six of Sixteen”. Le 10 di 16 arriveranno, ho deciso di lavorare a questo nuovo disco come non ho mai fatto prima, sarà il miglior disco della mia vita fino ad ora.

Queste domande sono state un antipasto a “Raptus”, ma credo fossero indispensabili per arrivare a parlare un po’ meglio del tuo nuovo lavoro. “Raptus”, appunto: un mixtape di ben 15 tracce! Di cosa da dire ne hai avute tante, tant’è che il disco vero e proprio non è evidentemente bastato, se lo hai anticipato con questo lavoro. Perché la scelta di questo titolo? Cosa rappresenta per te questo tape?
“Raptus” è quello che ho scelto di diventare. Il modo in cui mi pongo su questo mixtape è quello che sono adesso. Funge da introduzione al disco e in più era un regalo che volevo fare ai miei fan dopo tutto questo tempo, ho scritto così tanto che non hanno idea di cosa ho passato. Ho scelto questo titolo perché non so neanche io come ho fatto a creare questo viaggio di 15 canzoni, ci ho pensato e lavorato tantissimo ma alla fine è stato tutto così spontaneo.

Ascoltando il lavoro si sente quanto questo prodotto sia per te davvero personale, intimo e profondo. Ne sono un esempio lampante brani come “Mama”, “Siamo Soli” o la stessa title track, di cui hai pubblicato anche il videoclip. Cosa ti ha spinto ad esporti in questo modo?
Questa musica è diventata la futura prova della mia esistenza nel mondo e tutto quello che ne conseguirà. Io voglio lasciare questo alle persone e magari ancora di più, con il tempo.

Le atmosfere musicali del mixtape sono in prevalenza più “rilassate”, molto vicine al melodico, nonostante la grinta mista a malinconia che molto spesso emerge con forza nei brani che si succedono. Mi viene da portare come esempio due pezzi consecutivi tra loro come “Dal Cielo” e “Un’altra Dichiarazione d’Amore” con una super strofa di Tormento. Quali sono le emozioni e le sensazioni da cui sei partito per arrivare a questo risultato complessivo?
Credo di essere innamorato.

Credo che la traccia “Insomnia” sia davvero un ottimo riassunto del concetto che hai voluto esprimere attraverso “Raptus”. Condividi questo mio pensiero? Ci vuoi parlare meglio del brano in questione?
Non sei il primo che me lo dice e sinceramente non me l’aspettavo. Non pensavo che riuscisse ad arrivare il messaggio che c’è dietro. Credo che più che esprimere il concetto di “Raptus” esprima chi è Nayt mentre lo scrive, cosa si chiede e perché lo fa.

La seconda parte del mixtape è sicuramente più cruda e cupa, tra “Io non Pago”, “La mia Musica”, “Io, il Rap” e la stessa “L’antidoto”, anche con atmosfere malinconiche, come in “Due Scemi”. Il filo conduttore rimane la tua grinta e voglia di farcela contro tutte le avversità. Quali credi che siano le sfide che ti attendono sulla strada che hai intrapreso?
Affermarmi nel modo in cui voglio. Voglio entrare nel mondo dell’arte e non essere solo una forma di intrattenimento con la moda del momento. Questo da esporre potrebbe essere difficile, ma anche no.

Mi piacerebbe parlare con te anche del lavoro fatto con 3D presso il Bunker Studio. Come avete lavorato al concepimento delle tracce? Qual è stato il suo ruolo e com’è stato il rapporto professionale ed umano tra voi? Tra l’altro, sulla traccia “Tutto Quello che C’è” hai collaborato con Saint, uno dei nuovi ragazzi scoperti dallo stesso 3D.
Con 3D lavoriamo nella maniera più funzionale possibile. Tutto quello che voglio fare lo espongo e con lui lo mettiamo in pratica nella maniera che riteniamo più corretta, era il modo di lavorare che volevamo adottare da tempo, prima di “Six of Sixteen”. Con lui c’è estrema confidenza, siamo grandi amici da anni ormai e in più c’è una grande stima artistica. Saint e io abbiamo praticamente cominciato a rappare insieme, solo che poi abbiamo preso strade diverse e io mi sono avvicinato al Bunker qualche anno prima. Io e lui siamo il diavolo e l’acqua santa ma insieme sul mic siamo fortissimi secondo me, è un fratello.

Agganciandomi a questo ultimo aspetto, volevo sapere da te cosa pensi della scena rap italiana!!! 🙂 Scherzo! Correggendo un po’ la traiettoria, vorrei capire come sta crescendo la cosiddetta nuova scuola romana. Di ragazzi ce ne sono tanti però, a mio parere, nessuno sta facendo davvero la differenza con il rap. Facendo i nomi, parlo degli NSP (Low Low, Sercho, Luca J), oppure del chiacchierato Briga ad Amici14, o Sace, solo per ricordarne qualcuno. Vanno forse meglio realtà come quelle del Quarto Blocco e dei Rapcore, dove lo stesso Rasty Kilo ha fatto grandi passi a mio parere. Tu pensi di essere in grado di differenziarti e poterti distinguerti in questo ampio panorama? Trovo che sul cammino per la riconoscibilità e l’“indipendenza” musicale, anche dalla stessa città di Roma, in questi anni solo pochi siano riusciti a percorrere questo tragitto e tra questi è indubbio che riconosco MadMan, Gemitaiz e lo stesso Rancore, proprio per fare i nomi. Tu come ti vedi? Qual è la tua prospettiva? “Raptus” è un tuo nuovo passo per questa via?
Più passa il tempo, più mi sento lontano dalla scena e dall’hip hop in generale. Rimarrò sempre fedele al rap, perché sta bene con tutto e io sono bravo a farlo, quindi non lo lascerò. Però io mi sento più vicino alla musica come forma di espressione, a prescindere dal genere, non ce la faccio più a vedere le stesse cose, davvero. Ormai tutto quello che mi colpisce è originale, fuori dall’ordinario e rivoluzionario, e io voglio essere quello che amo.

Non posso, a questo punto, non chiederti qualche indiscrezione sul tuo prossimo disco ufficiale: sei già pronto e con le idee chiare?
Pensavo di doverlo essere, sicuramente sto studiando già dal 2014 le dinamiche del disco ma forse, sto capendo di voler essere quel tipo di artista che fa quello che fa vivendo, senza farsi troppe domande sul come e il perché. Ho letto che l’arte non va spiegata, l’arte spiega.

Siamo giunti alla fine di questo spazio. Nayt, noi ti ringraziamo per la tua disponibilità e ti chiediamo, prima  dei saluti, di ricordare ai nostri lettori e ai tuoi fan dove possono seguire tutti i tuoi aggiornamenti sui social e come possono recuperare “Raptus”.  Ancora grazie, e in bocca al lupo!
Ecco i miei contatti e grazie alla Casa del Rap, è stata davvero una bella intervista, molto più delle solite, a presto!
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Twitter: @nayt1ne
“Raptus” è fuori in freedownload dal 28.05.2015 su www.vnt1.com!

Intervista a cura di Jammai

Carlo Piantoni
Redattore
Superstite del forum, qui scrivo ancora con la passione di un utente. Con un focus sul panorama italiano, più che scrivere di rap lo ascolto e lascio spazio ai suoi protagonisti.