08 dicembre 2019
Interviste

DSA Commando: Sputo – l’intervista

>Raffaele Lauretti Raffaele Lauretti
Gennaio 13, 2016

L’ultima volta che li ho incontrati mi dissero che il disco era quasi pronto. Ora il disco è uscito e io ho avuto modo, dopo alcune peripezie, di porre a Krin183, Sunday, MacMyc e Hellpacso nuove domande su questo Sputo, ultima avventura discografica del gruppo rap di Savona. Primo episodio senza uno dei membri, Heskarioth, ma con l’aggiunta di ospiti di una certa caratura come Danno, O’Zulu e il francese Sad Vicious. Il risultato è un disco diretto, senza mezze misure, dalle sonorità tipiche del gruppo e una certa varietà di fondo, grazie ai già citati featuring, agli skit selezionati e alla cura maniacale che contraddistingue da sempre il gruppo.

Bentornati a La Casa del Rap. E’ passato quasi un anno dalla nostra ultima intervista. Com’è andato quest’ultimo?
Quest’ultimo anno è stato abbastanza pieno, ovviamente ognuno di noi ha i propri cazzi e scleri ma siamo ancora qua, quindi possiamo dire che è stato un buon anno.

Partiamo da “Sputo”: come mai questo titolo? Come avete iniziato a lavorarci? E’ stata un’esigenza nel dovervi raccontare o è nato tutto in modo molto spontaneo?
Tutti i nostri dischi nascono da un’esigenza: eravamo, anzi siamo carichi di rabbia e disillusione ed è stato tutto molto spontaneo. Abbiamo iniziato a lavorare al disco pezzo per pezzo fino a quando non ci siamo resi conto che nella sua complessità tutto quadrava. Il titolo è nato dalla voglia di trovare un termine molto istintivo che racchiudesse tutto questo, “Sputo” inteso come raffica di parole ma, allo stesso tempo, anche come uno sputo sulla faccia di chi sotto sotto sa di meritarselo, che per metà sa di indifferenza e metà per sfregio.

 

Come avete scelto e raccolto i featuring?
A differenza dei nostri precedenti dischi, in questo abbiamo voluto coinvolgere qualche persona esterna, abbiamo scritto i pezzi sapendo della collaborazione di Zulu, Danno e Sad Vicious, è stato tutto molto naturale e anche tutte le persone coinvolte hanno affrontato la cosa con entusiasmo.

Come avete deciso di selezionare i brani? Volevate dare un concept all’intero album o vi siete solo sfidati a dare il meglio brano per brano?
Come dicevamo prima, abbiamo scritto pezzo per pezzo, inizialmente non pensando a un vero e proprio concept; tutti e quattro abbiamo vissuto determinate sensazioni ed eravamo sulla stessa lunghezza d’onda, il nostro obiettivo come sempre era cercare di creare delle canzoni vere e proprie differenti una dall’altra che rispecchiassero lo stato d’animo di quel momento, non dei semplici esercizi metrici fini a sé stessi. Mano a mano che il disco si stava sviluppando ci siamo resi conto che era molto potente, onesto e spontaneo, proprio quello che volevamo fare.

 

La cura nei dettagli e nei suoni vi ha sempre contraddistinti. Come avete scelto i vari skit? Quali sono state le influenze musicali durante la lavorazione dell’album?
Gli skit a nostro parere sono molto importanti, a volte sono frasi prese da film alcuni da documentari. Capita che stai scrivendo un pezzo e ti salta fuori una frase e pensi: “cazzo è perfetta, questa chiude il cerchio”, lo skit è parte fondamentale della canzone e diventa necessaria per ricreare l’atmosfera che volevamo darle. Per quanto riguarda le influenze musicali, ognuno si ascolta le proprie cose, diciamo che non hanno molta rilevanza nel momento vero e proprio di concepimento dell’album.

Anche la copertina dell’album è davvero ben fatta. Come scegliete l’artwork? Avete degli artisti e degli immaginari di riferimento?
La copertina è stata disegnata da Ed Repka. Anche per “Sputo” volevamo un’illustrazione, proprio come per i nostri dischi precedenti. In linea di massima pensiamo ad un’immagine che immortali e racchiuda tutto il contenuto del disco. Abbiamo contattato il malcapitato spiegandogli il nostro intento, dopo alcune correzioni è arrivato quello che ci aspettavamo, lui è davvero molto bravo e non ha bisogno di presentazioni.

Ultimamente avete suonato a Bologna con i Non Phixion, com’è stato? Come vi hanno contattato? Ci saranno collaborazioni?
E’ stata una bomba, forse è l’unica volta in cui un gruppo americano fa salire a metà del live un gruppo italiano per fare una performance… In ogni caso, primati o meno, è stata davvero una figata. La cosa bella è che 10 anni fa nessuno di noi ci avrebbe mai scommesso un centesimo!
Loro sono persone che spaccano: tutto è partito dalla collabo di Sunday e Goretex, dopo la quale si sono conosciuti a New York e si sono sempre tenuti in contatto. Grazie a Gore quest’estate siamo riusciti ad incontrarli in Svizzera in occasione di un loro concerto e parlando della serata di Bolo, mentre li accompagnavamo all’albergo, Ill Bill ci ha proposto di fare sta cosa… inutile dire la reazione.

L’anno scorso avete espresso il desiderio di suonare all’estero. Dopo l’HHKemp (2014) e i Non Phixion, avete magari pensato a un disco in lingua inglese, per rendervi magari più godibili anche per un pubblico non italiano?
Sarebbe molto figo, uno dei problemi però è sapere l’Inglese, e saperlo abbastanza per farci del rap… Insomma avendo tutti una certa età, mi sa che continueremo a farlo in italiano anche se con l’altra lingua saremmo potuti andare molto oltre i confini nazionali e toglierci un sacco di soddisfazioni.

A questo punto vi chiedo: dove vi vedete da qui a un anno?
Abbiamo dei progetti ancora in fase embrionale, sicuramente continueremo a suonare live, in generale si spera di essere ancora tutti e quattro vivi fisicamente che è già un bel traguardo.

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Raffaele Lauretti

Raffaele Lauretti
Scrivo di rap e studio filosofia. Nel tempo libero mangio la carbonara.