28 marzo 2020
Interviste

Forelock & Arawak “Zero” – l’intervista

>Redazione Redazione
02 Febbraio, 2016

Dopo la recensione del nuovo album “Zero” (clicca qui per leggere la recensione), Nukleo ha intervistato Forelock: “Ama la vita che vivi! Vivi la vita che ami”

1)    “ZERO” è un album Reggae, un genere che in Italia non ha la stessa visibilità e lo stesso volume di pubblico che ha riscosso il Rap, grazie all’attenzione mediatica, in questi ultimi anni. Cosa pensate del movimento reggae in Italia del suo “mercato” e che sviluppo futuro vedete per questo genere.

Posso testimoniare che il movimento reggae italiano ha costituito e continua ad essere un mattone fondamentale del panorama musicale underground. Ci sono state formazioni musicali italiane che hanno sdoganato la musica in levare arrivando a sostare nelle classifiche del mercato main stream.
In questo momento storico in Italia ci sono alcune realtà che hanno tutti i presupposti per garantire al reggae un futuro più che roseo. D’altronde sono fermamente convinto che un progetto valido riesca a contagiare anche chi non è un appassionato o addetto al genere. Mi capitato più volte di essere fortemente attratto dalla forza di un artista tanto da farmi avvicinare al suo mondo musicale. La forza espressiva e coinvolgente di alcuni artisti del mondo RAP italiano credo sia la vera responsabile dell’attenzione che si è generata negli ultimi anni…

2)    Quali sono le dinamiche che si instaurano e che portano al raggiungimento di un equilibrio in un processo di produzione che  individua 3 elementi con una propria personalità e identità come Forelock, Arawak Band e Paolo Baldini?  

Sono tre elementi che hanno iniziato subito ad alimentarsi in maniera reciproca! C’è il brivido di soddisfazione e orgoglio quando sia io che Arawak sentiamo il risultato del lavoro sonoro di Paolo sui nostri brani. Così come Paolo Baldini ha ricevuto da me e Arawak proposte musicali che lo hanno sempre colpito. Io (Forelock) faccio un po’ da ponte tra questi due elementi che per una coincidenza astrale di cui non posso che essere estremamente orgoglioso, garantiscono quella che è diventata la base su cui le mie e le nostre canzoni trovano una perfetta armonia …

3)    Cosa vuol dire per voi essere musicisti e artisti Reggae? Esistono ancora finti clichè legati a questo genere che non permettono di renderlo fruibile a più persone?

Se c’è una musica che nella storia ha combattuto contro barriere e schemi è il reggae. Penso che sia la musica più fruibile del mondo… I clichè credo esistano ancora in alcuni circuiti anche se non ci siamo mai sentiti in dovere di farne uso… Mi è capitato si di ricevere domande del tipo “ma perché non hai i dread?” , “ma fumi le canne?”… Ogni artista decide in generale quali sono gli elementi su cui basare la sua crescita. Essere artisti reggae significa per quanto mi riguarda nutrire una profonda sensibilità e predisposizione al voler “comunicare” sulle onde uniche che la musica reggae ha. Nel mio caso Questo qualcosa da comunicare varia di continuo. A volte capita di sentirmi quasi obbligato a dire e scrivere delle cose che riguardano argomenti importanti, altre volte invece cerchiamo leggerezza… Alla fine della storia “artista reggae” lo si è per un bisogno di essere. Abbiamo trovato tra le linee melodiche e ritmiche di questa musica meravigliosa lo spazio necessario che ci permette di vivere e andare avanti a seconda di quelle che sono le nostre esigenze.

4)    “ZERO” è un disco tutto cantato in Patois Jamaicano, come mai questa scelta e quanto conta che il messaggio contenuto nei testi venga compreso dagli italiani? Secondo la vostra percezione che percentuale della Massive del nostro paese comprende realmente il significato dei testi?

Sono cresciuto all’interno di una famiglia che ha sempre coltivato la passione per il viaggiare e sin da piccolo ho avuto la fortuna di girare l’Europa. Crescendo poi lo sguardo si è inevitabilmente rivolto anche al resto del mondo. Non sono uno di quegli italiani che va all’estero e ordina spaghetti al pomodoro. Mi piace conoscere le abitudini di culture lontane alla mia. Vengo da una terra (Sardegna) in cui ogni metro quadro che attraversi ha qualcosa da raccontare. Sono orgoglioso di essere sardo e del bagaglio culturale che vivendo in Sardegna mi sono costruito.
Ad un certo punto della mia vita è arrivato qualcosa che mi ha totalmente rapito, dapprima mi ha stregato e col passare del tempo mi ha fatto innamorare. Parlo del Reggae come cultura/movimento/musica…
La musica reggae mi ha conquistato così tanto che per molto tempo ho smesso di ascoltare altro. Durante questo periodo mi sono affezionato alla sonorità e alla capacità espressiva della lingua giamaicana (Patois) nonostante sia un linguaggio ermetico e basato su espressioni comuni. Mi ci sono ritrovato in mezzo al mio primo viaggio in Giamaica e ne ho potuto studiare ed apprendere sempre più la magia le volte successive che sono stato nell’isola del reggae. Nelle liriche parlo di eventi che mi riguardano come individuo che vive in un sistema sociale a volte troppo stratificato ma anche di cosa succede nella mia isola piuttosto che in Italia. Racconto di quando ho perso la testa per qualcuno di speciale e anche di cosa succede quando quel qualcuno di speciale lo si perde; Parlo del tempo che ho impegnato insieme alla mia crew per creare qualcosa che sia originale e che venga riconosciuto come tale… Insomma, faccio una premessa così lunga perché sono convinto che testo e musica siano due cose che in una canzone non si debbano mai scindere. Lo trovo un errore letale per la canzone in generale che sia Reggae o qualsiasi altro genere. La risposta alla domanda è : Ho scelto di cantare in questa lingua perché ho ritrovato in essa un armonia che permette di esprimermi senza compromessi e dichiarando così la mia più totale dedizione a questa cultura/movimento/musica. Il messaggio conta tanto quanto la forza trascinatrice delle stesse melodie, degli accordi, degli incastri ritmici e del equilibrio tra i vari strumenti. Mi capita di ricevere richieste di traduzione o domande sui testi da persone che vengono colpite dalla canzone e che decidono di interessarsi e utilizzare qualche minuto del loro prezioso tempo… spendo super volentieri il mio di tempo per rispondere e per condividere con loro la mia passione…

5)    Il sound compatto del disco, riporta alle sonorità e alla mano di Paolo Baldini, uno dei produttori più in vista nel panorama Reggae Italiano. Come mai a vostro parere le produzioni di questo genere rivolgono un’attenzione particolare alle sonorità e agli stili  delle  produzioni Jamaicane o al massimo Inglesi e mai a quelle provenienti dal Nord Europa o Asiatiche o di altri paesi del mondo dove comunque il reggae viene prodotto.

Credo che tutto il mondo reggae si rifaccia alle sonorità Giamaicane, sono quelle che questa musica l’hanno originata. Ritrovo sonorità Giamaicane anche in produzioni che arrivano dal resto del mondo e che sembra non dimostrino un appartenenza a quelle sonorità ma in generale ce l’hanno.
Per quanto riguarda Paolo, sono convinto che le sue produzioni siano talmente riconoscibili dal punto di vista sonoro che rimangono comunque originali nonostante si senta l’amore per la vecchia scuola giamaicana.

6)    Quali sono le vostre aspettative per un disco ben fatto come “ZERO” e  quali sono i prossimi live in previsione?

Siamo nel pieno della realizzazione di alcune delle nostre aspettative… Abbiamo ricevuto delle bellissime recensioni importanti (tra cui anche la vostra). Ci prepariamo ad una risposta internazionale che arriverà a breve. Ci sono tante cose in cantiere tra cui alcuni singoli e videoclip. Il tour partirà dalla primavera e non vediamo l’ora di portare in giro il live di ZERO che dopo l’assaggio con La tempesta dub festival ha generato un sacco di belle situazioni.

7)    Se doveste lanciare un messaggio, tipo slogan, ad un giovane delle nuove generazioni, cosa direste?

“Love the life you live! Live the life you love!”
(Ama la vita che vivi! Vivi la vita che ami!)
E’ una frase fatta che penso racchiuda il segreto per superare la maggior parte dei momenti negativi che si possono trovare durante la crescita e pure dopo!