21 gennaio 2020
Interviste

Numero Zero: l’intervista al regista Enrico Bisi

>Sandro Torres Sandro Torres
24 Marzo, 2016

Sabato 12 Marzo, presso Casa Delle Arti di Conversano (Ba), c’è stata la proiezione del documentario Numero Zero – Alle Origini del Rap Italiano, pellicola che tutti gli amanti di questo genere stanno aspettando di poter vedere. Il tutto, con tanto di dibattito post film con il regista Enrico Bisi, precedeva il live di Kaos e DJ Craim.
Torniamo per un momento a Numero Zero. Quella che leggerete qui sotto non è un’intervista, ma una chiacchierata tra amici che parlano del genere musicale che amano da sempre. Numero Zero mi ha fatto capire, per l’ennesima volta, che non si smette mai di imparare: nonostante pensassi di conoscere la storia del Rap e dell’Hip Hop italiano, il documentario mi ha aperto un mondo, facendomi scoprire dei dettagli di cui ignoravo completamente l’esistenza. E poi c’è Neffa, l’unico Neffa, che parla, dopo 15 anni di silenzio, dei Sangue Misto, delle posse, dei Messaggeri della Dopa, di 107 Elementi e di Chicopisco. Numero Zero non è un documentario. Numero Zero è un film vero e proprio, uno di quelli che guarderesti al cinema o su Netflix e che ti cambiano un po’ dentro.

Ciao Enrico e benvenuto ne La Casa Del Rap. Uno degli inverventi che mi ha colpito di più è il secondo o terzo di The Next One: lui dice che non potevano non essere ispirati da quella musica, da quella cultura, dal modo di vestire. Le stesse copertine dei dischi erano come delle scatole di colori dalle quale tirarci fuori quello che più piace e interpretarlo a modo proprio. Sulla scia di questo, qual è stata la scintilla che ti ha fatto dire “Devo realizzare un documentario sulla storia dell’Hip Hop italiano”, andando ad interpellare coloro i quali hanno scritto la storia stessa del genere?
Ciao a tutti. In realtà, non c’è stata una vera e propria scintilla perché questo documentario volevo farlo già da un sacco di tempo: ho preso i primi appunti nel 2004 e nel 2008 avevo già proposto il tutto, insieme ad un altro lavoro, ad un primo produttore, il quale aveva preferito sviluppare il secondo progetto. Quella dell’Hip Hop è una storia bellissima e volevo che ci fosse tanta gente che parlasse della propria esperienza. All’epoca, la pluralità la faceva da padrone, c’erano tante sonoritá, tanti stili e tanti messaggi diversi: c’erano i centri sociali, chi veniva dalla scena Hip Hop. Volevo capire il punto di vista degli artisti e come oggi rivedono tutto ciò che hanno fatto nel passato. Le interviste sono tutte durate tanto, dalle 3 alle 8 ore: ho sempre chiesto tanto tempo agli intervistati perché non volevo ridurre tutto alla “solita” intervista di 20 minuti. Considerando i 17 artisti presenti più Ensi, c’è davvero tanto materiale non finito nel montaggio, il cui processo è stato davvero lungo. Ho visto davvero tanta voglia di raccontare, forse figlia del mio vero interesse verso questo genere: ho sempre comprato i dischi, andavo ai concerti, seguivo AL e la radio.

La voce di Ensi ci accompagna per tutto il documentario, scandendo le varie tappe della storia. Come mai la scelta è ricaduta sull’artista torinese?
Ensi è stata la mia prima scelta: io volevo lui perché, pur non avendo vissuto il periodo storico raccontato in Numero Zero, è cresciuto ascoltando tutta quella musica di cui poi si parla nel documentario. In più Ensi, oltre ad essere un MC, è anche uno speaker radiofonico e sapevo di andare a colpo sicuro affidandogli il ruolo di voce fuori campo.

Quanto tempo ci hai messo per raccogliere tutti gli interventi degli artisti presenti all’interno di Numero Zero?
Tanto: più o meno ci sono voluti 4 anni di lavorazione, da quando abbiamo iniziato a girare le interviste fino alla chiusura del montaggio. Tanto tempo è stato speso, inoltre, per recuperare gli archivi e per i diritti della riproduzione delle musiche utilizzate.

Neffa è stato e rimarrà per sempre una delle figure centrali dell’Hip Hop italiano. Sentirlo parlare ancora di Hip Hop è davvero emozionante, soprattutto perché un suo pensiero ufficiale mancava da 15 anni, nonostante avesse interrotto il suo silenzio, in un certo senso, con “L’Anima”, ghost track del suo penultimo lavoro “Molto Calmo”, uscito nel 2013. Com’è stato sentire parlare Neffa di Hip Hop? Quali emozioni ti ha suscitato?
È stato molto emozionante e costruttivo perché ho avuto l’occasione di fargli le domande che volevano fargli tutti. Ho raccolto gli interventi di Neffa in due occasioni differenti e le cose che ha raccontato sono tutt’altro che scontate: lui è stato il centro della scena e il punto di riferimento per gli artisti che giravano in quegli anni. La forza di un artista come Neffa si vede anche nel presente, in quanto tutto ciò che ha dato all’Hip Hop italiano negli anni 90 riecheggia ancora oggi.

Sul sito ufficiale di Numero Zero campeggia una percentuale che indica a che punto è il film.
Si, ormai siamo al 100%: ad Aprile, infatti, uscirà il DVD di Numero Zero per Feltrinelli, in attesa di pubblicarlo anche sulle altre piattaforme digitali.

Una bella chiacchierata piena di spunti, seguita al dibattito in cui lo stesso regista era stato protagonista insieme a Tuppi B, figura storica dell’Hip Hop pugliese, che aveva moderato il tutto. La sala era gremita per la proiezione e le curiosità del pubblico sono state tali da far durare l’intervento del regista più del previsto.
Gli artisti emergenti pugliesi della Dirty Brown Records, Panico, Tenko, Comagatte, Keedo e Hanzo hanno aperto il live di Kaos & DJ Craim. Manco a dirlo, l’esibizione di questi ultimi è stata di pregevole fattura, anticipata da un bel DJ set di Craim che ha passato in rassegna il meglio dell’underground americano. Kaos ha portato sul palco un’ora e un quarto di rap, concedendosi giusto qualche pausa per rifocillarsi e per scambiare qualche parola con il pubblico: animale da palco scenico e macchina da guerra. Non so se abbiate mai visto Kaos dal vivo, ma il modo in cui riesca a gestire la sua voce è davvero notevole, frutto anche di tutta l’esperienza maturata negli ultimi 20 anni in cui ha calcato, praticamente, ogni stage calcabile. La scaletta vedeva al suo interno sia i pezzi del nuovo album “Coup de Grace”, sia i brani storici dell’artisti. Emozionante, come prevedibile, il momento di “Cose Preziose”. Si chiude con il classico selfie che Kaos si concede con il pubblico, condito da un’invasione di palco di almeno un centinaio di persone.

La Casa Del Rap ringrazia Bass Culture e Casa Delle Arti per la collaborazione ed Enrico Bisi per la chiacchierata amichevole.

Intervista e report a cura di Sandro Outwo
(Twitter: @OutwoSandro)

 

Sandro Torres
Caporedattore
Rapper, cantante, speaker radiofonico, sneakerhead e streetwear addicted, detentore della verità assoluta. Il tuo idolo vorrebbe essere me.