21 aprile 2019
Interviste

Sfera Ebbasta: “piedi nelle Air, testa sulla luna”

>Carlo Piantoni Carlo Piantoni
Settembre 19, 2016

L’8 settembre, per la redazione de La Casa del Rap, sono stato invitato negli uffici milanesi di Universal Music Italia per la conferenza stampa di presentazione del primo album ufficiale di Sfera Ebbasta fuori su etichetta Universal e Def Jam Recordings.
Il marchio Def Jam nel nostro paese non è certamente una cosa scontata, infatti la label americana creata nel 1984 da Rick Rubin dopo aver lavorato al fianco di Guè Pequeno con “Vero” nel 2015, è torna un anno dopo mettendo sotto contratto  Sfera Ebbasta, il secondo artista nel suo roster italiano. Def Jam investe esclusivamente su cavalli vincenti e il “cavallino” del panorama italiano è certamente Sfera Ebbasta.
L’exploit di Gionata Boschetti, originario di Cinisello Balsamo oggi ribattezzata “Trap City d’Italia”, inizia nel 2015 con l’ottimo riscontro di visualizzazioni ricevuto dal singolo “Panette”, prodotto da  Charlie Charles per la regia di un sorprendente Alessandro Murdaca, giovane talento del videomaking. L’impresa si consolida quell’anno attorno al progetto “XDVR” che esce prima a giungo in free download e poi a novembre nella sua veste reloaded grazie al supporto di Roccia Music, factory  indipendente fondata da Marracash e Shablo, che ha deciso di credere nel progetto. Nel frattempo la bomba è esplosa con il videoclip di “Ciny”.
Non pensiate però che prima del 2015 non ci sia stato nulla. Certo i risultati erano stati tutt’altro che incoraggianti, tant’è che tutte le cose pubblicate da Sfera prima del 2015, in quell’anno sono sparite da YouTube, anche se poi con il tempo, alcuni utenti hanno deciso di ricaricare qui contributi così da mantenere la memoria storica di un percorso che non vedo il motivo di rinnegare. Io ad esempio ho ancora nel mio hard disk “Emergenza Mixtape Vol.1”, 2013 se non erro, nella tracklist rileggo nomi quali Charlie Charles, Ghali Foh, Paskaman e Low Low, solo per riportarne alcuni. Il tape è sì nel mio hard disk, ma non per questo lo ritengo un lavoro sufficiente, anzi,  riascoltandolo le mancanze emergono ancora più evidenti, ma è la chiara dimostrazione di un percorso in evoluzione. Di un cambiamento!
Questa è una storia che vede coinvolti giovani talenti che, senza alcuna preparazione convenzionale, hanno “piedi nelle Air, testa sulla luna” (cit.).

 

Questa introduzione mi sembrava doverosa, per inquadrare meglio un fenomeno che molti ritengono spontaneo, o peggio casuale e frutto di meriti altrui, ma che in realtà non è. Esiste un prima “XDVR”, adesso c’è “Sfera Ebbasta” e sono più che convinto ci potrà essere anche un dopo. Avrei potuto semplicemente riportarvi fin da subito, il giorno successivo, quanto emerso dalla conferenza di presentazione fatta in Universal con Sfera. Non l’ho fatto per due motivi: il primo trascurabile, i troppi impegni; il secondo, imprescindibile, volevo assolutamente ascoltare con attenzione il disco prima di riportare qualsiasi commento.

L’album “Sfera Ebbasta” è senza dubbio un ottimo progetto musicale. Riuscire ad apprezzarlo, probabilmente, non sarà per tutti immediato, ma è fondamentale prestarsi all’ascolto senza pregiudzi legati al suono, alla metrica o ai testi, contenuti compresi. Questo è un autentico trip musicale e di atmosfere in cui Sfera, con l’inestimabile contributo di Charlie (perché Paolo Alberto Monachetti da Settimo Milanese, in arte Charlie Charles, è davvero un beatmaker fuori dal comune e che con questo lavoro ha ulteriormente ampliato il suo respiro stilistico n.d.r.) si esprime attraverso la riconoscibilità dei suoi suoni, che sono prettamente sintetici e rallentati, dal basso profondo tipicamente dub e da parti vocali semplici e cantilenanti, che ti catturano fin dal primo ascolto.

Arrivato in Universal l’atmosfera è già movimentata a colpi di smartphone! Fuori dalla sala stampa Sfera è al telefono (in calze con le ciabatte n.d.r.) per provare a capire perché il cd fisico è già in vendita nei principali negozi di musica d’Italia con un giorno d’anticipo. Il fenomeno leak per Sfera non è certo una novità, quel che accadde con il singolo “Blunt e sprite” ne è solo un esempio.

Nei giorni precedenti al’incontro, inoltre, la polemica è stata calda sui social e tutta incentrata sull’intervista rilasciata da Sfera a Claudio Biazzetti (autore di quel testo n.d.r.) e pubblicata sul numero di settembre di Rolling Stone. La vicenda, sterile per la sua evoluzione con Sfera, ha visto il malcapitato Salmo definire via social la rivista coinvolta quale “giornaletto… a metà tra il fashion magazine e il Cioè”. Graziando in questo modo Sfera che comunque lo aveva aggettivato così “Salmo è finto. A cominciare dalla sua presunta indipendenza discografica. Siamo più indipendenti noi che non lo siamo.”. Personalmente avrei preferito che Salmo avesse parlato apertamente di questo argomento confrontandosi con la realtà che circonda Sfera, dopo tutto “su Facebook arrivo a molte più persone” e lo avrei trovato uno spunto molto più costruttivo per tutti, rispetto all’elenco di obiettivi che lui stesso ha raggiunto.
Eppure il “No Dissing” era stato specificato!!!

Durante la conferenza stampa comunque, Sfera ha deciso di non tornare sulla vicenda.

Riuniti attorno al tavolo della sala, siamo parecchi tra giornalisti generalisti e qualche addetto ai lavori. A sorvegliare il tutto dall’alto, in piedi ed appoggiato di schiena al muro c’è l’immancabile Shablo. Charlie non è presente e Sfera successivamente spiegherà bene il perché, anche se il titolo del lavoro è già piuttosto eloquente. La prima cosa che ci racconta in merito al disco è sul suo colore, il rosso: “ci sono i soliti riferimenti legati alla passione, al sangue. Mi sembrava il colore giusto per questo album e per i miei capelli!”.

Sul percorso che lo ha portato fino alla pubblicazione dell’album, ci spiega che: “dal precedente lavoro ad oggi, ne sono successe parecchie. Diciamo che da un anno, ho completamente cambiato vita. Dopo “Panette”, la firma con Roccia Music, è uscito il mio primo street album, ho fatto il mio primo tour e ho accompagnato Marracash nel suo… Per me è cambiato tutto! Io prima ero abituato a non fare niente tutto il giorno, non lavoravo nemmeno, scrivevo le mie canzoni e mi facevo i fatti miei. Poi mi sono trovato a lavorare ogni giorno su quello che mi piaceva. Io credo che ogni artista, canzone dopo canzone, cresca. Sono cambiate le aspettative nei miei confronti e ovviamente questo ha influito sulla mia musica. Ho comunque provato a fare un disco che pensi a me, di cui io possa andare fiero. Il fatto che comunque tanta gente lo stesse aspettando, mi ha portato a lavorare con l’obiettivo di confermarmi. Ok, questa è la conferma che spacco, oppure… è stata una botta di culo dello scorso anno!? Un po’ di pressione l’avevo, ma dopo tutto questa è anche l’unica cosa che so fare e me la sono vissuta in modo tranquillo.
Per quel che mi riguarda questo disco è davvero una conferma per Sfera, che senza dubbio ha fatto diversi passi in avanti rispetto a “XDVR”, per un più che degno primo lavoro ufficiale.

 

Di seguito, per “capitoli”, vi ho riportato una serie di spunti emersi dall’incontro e che ho ritenuto opportuno condividere, anche con una certa schiettezza.

Sui temi prettamente “street-oriented” si esprime con queste parole: “diciamo che quelli sono i miei argomenti. Nell’album non ne parlo tanto come nel primo lavoro, qui c’è molta più varietà, ma il mio io non potrà mai essere cambiato. Sicuramente però ho cercato di dare un po’ di novità al tutto, cambiando il sound, parlando anche d’amore, qualche esercizio stilistico, provando a variare, ma sempre senza forzature. Il contenuto resta prevalentemente street perché quello è il mio mondo, gli esempi più evidenti di questo sono “Balenciaga” e “Visiera a becco”.”.
Sugli argomenti io ritengo che non ci sia nulla da imputare a Sfera, dopo tutto, questo tipo di tematiche restano quelle prettamente Hip Hop e allo stesso tempo legate alla trap music, genere che comunque lo caratterizza per il mood. Non ho trovato in nessun modo forzati episodi come “Bang Bang” o “Quello che non va”, anzi, quest’ultimo lo ritengo un pezzo sorprendente dal punto di vista narrativo per la sua vena intima. Credo invece che i testi siano stati scritti utilizzando argomentazioni già sentite, che alla lunga rendono i pezzi stantii. Apprezzo sì la semplicità, ma se devo proprio muovere una critica ai testi, personalmente, li ritengo un po’ troppo scontati, quasi abbia scelto di non rischiare mai per muoversi sempre e solo sul sicuro. Non c’è una sola strofa che mi abbia davvero “spettinato i capelli”, non so se mi spiego…

Sul capitolo Charlie, Sfera ce lo ha raccontato così: “C’è la volontà sia da parte mia, che da parte sua, di avere sì il nostro percorso assieme, ma anche quello di portare avanti le nostre rispettive carriere in modo indipendente, senza dover dipendere per forza l’uno dall’altro, per quanto insieme siamo una bomba! Essendo questo il mio primo disco ufficiale e in cui racconto di me, è stata fatta la scelta di dire: “questo è il disco di Sfera Ebbasta”. Lui non è un ragazzo che si prende male per queste cose, si è semplicemente fatta una scelta.”.
Il merito per il mio successo è diviso 50 e 50 con Charlie. Abbiamo iniziato insieme, le sue basi senza la mia voce non sono un cazzo, la mia voce senza le sue basi non sono un cazzo. Secondo me è il produttore più forte d’Italia e se non la pensassi così non mi sarei affidato a lui. Anche quando la gente non lo conosceva, era già il più forte, noi è 7 anni che ci conosciamo.”.
Charlie è uno particolare, fa un beat, poi il giorno dopo è totalmente cambiato, il giorno dopo è cambiato ancora, poi lo registri, ma lo ricambia di nuovo. Lui è proprio assurdo, modifica, cambia, leva.”.
Non ritengo assolutamente strano, dal punto di vista discografico, che si sia scelto di riconoscere la paternità del disco al solo Sfera. L’album è di chi ci mette la voce, questo è l’approccio tradizionale. Le cose comunque anche in Italia stanno cambiando, e piuttosto velocemente! Al giorno d’oggi nell’ambiente del rap italiano il beatmaker è una figura sempre più al centro di qualsiasi lavoro musicale. Il caso più eclatante degli ultimi anni è senza dubbio quello di Big Joe, che al fianco di Johnny Marsiglia ha saputo fare la differenza. Attualmente la differenza la sta facendo l’ottimo Charlie Charles che con la sua impronta inedita si sta guadagnando il suo spazio sia su dischi major, come ad esempio “Santeria” di Marracash & Guè Pequeno o “Fenice” di IZI, sia sui mixtape, ascoltare “Orange County” di Tedua per credere e su singoli inediti, come quelli sfornati con Ghali. Questo ormai è un fatto riconosciuto da tutti!
Ecco, sulle percentuali della torta del successo, io propenderei di più verso Charlie, ma questa mia impressione credo sia condivisa con parecchie altre persone, o mi sbaglio?

Un capitolo che ritengo piuttosto importante è quello del collettivo che si è creato attorno alla “nuova scena rap italiana”. “Proprio oggi ho condiviso un post con IZI dove ho scritto che era il mio sogno quello di tirare in mezzo tutti i miei amici il giorno in cui avessi spaccato. Siamo un giro di ragazzi tutti con i coglioni. Ti posso dire che oggi c’è il rap italiano, la scena classica, e poi ci siamo noi. Ci identifichiamo in modo diverso, siamo due cose distinte. Abbiamo creato un altro movimento, altri fan, un’altra mentalità. Soprattutto tra le nuove generazioni il nostro movimento, con tutto il nostro immaginario, è quello più apprezzato, imitato. Lo vedo in giro e lo sento, anche ascoltando i nuovi rapper, ma anche quelli non emergenti, ci si butta tutti in questa cosa nuova. È  questa la roba che spacca!
Noi non siamo il rap italiano, non siamo nemmeno rapper, siamo un’altra cosa e non so nemmeno come definirla perché siamo lontani da quella mentalità, da quei tipi di ideologie, da quel tipo di rime. Adesso si può rappare anche senza rime! A livello stilistico, di contenuto, forma, basi, video, look è tutto cambiato. Prima, se non ti vestivi largo, la gente non capiva che eri un rapper, ora sono anni che non vedo gente con il pantalone largo, e tutto continuerà a cambiare. Basta guardare in America per vedere che c’è di tutto! In Italia il rap e i rapper da qualche anno erano un po’ tutti uguali, sostituibili tra loro. Noi abbiamo portato qualcosa di inedito, cercando di proporre qualcosa di unico e super riconoscibile in tutto.
Io, Charlie, Ghali, IZI, Tedua, la Dark Polo Gang, abbiamo permesso ai nuovi ragazzi di confrontarsi con questa roba della trap. Al momento stanno uscendo molte nostre copie perché noi abbiamo spaccato! Apprezzo però il fatto che oggi il ragazzino parta confrontandosi con la trap, anziché sulle solite strumentali di dj Premier del 1998. È comunque un’evoluzione.”.
Ritengo il capitolo del “successo del gruppo” molto importante perché a mio avviso era dai tempi dell’Area Cronica (e so che molti non mi perdoneranno mai per l’azzardato paragone n.d.r.) che in Italia non si vedeva una forza di gruppo, una voglia di “fare ballotta”, di far nascere amicizie, connessioni e collaborazioni come in questa “nuova scena” rappresentata da ragazzi, spesso poco più che ventenni, che si spostano in auto, prendono treni o bus per raggiungere altre città (e non la sola Milano n.d.r.) come Genova, Roma, Napoli, etc. con l’obiettivo di lavorare per arrivare in alto assieme. C’è bisogno di confrontarsi per crescere.
Certamente poi lo stile può piacere, come non piacere. Ad esempio io impazzisco per il suono genovese firmato Wild Bandana, ma allo stesso divergo dai gusti della DPG. Resta il fatto che apprezzo lo sforso nel creare connessioni.

 

L’Area Cronica e tutto quel favoloso giro, non l’ho certo nominata a caso, infatti il successo europeo di “Sfera Ebbasta” è qualcosa che mancava da davvero tanto tempo. Come non tornare agli sforzi compiuti da Esa (cito lui per rappresentare quella mentalità n.d.r.) a livello europeo in quegli anni d’oro del rap italiano? Certo, quelli di oggi sono altri tempi, con un altro tipo di dinamiche e tutto quello che ne comporta, però “Sfera Ebbasta” è ed è stato nelle Top 10 di iTunes di ben 5 paesi europei! Un gran bel traguardo, che gli va riconosciuto.
L’obiettivo europeo era stato già svelato nella conferenza: “Ho la voglia di espandermi il più possibile. Spero di uscire anche dall’Italia, in Francia ci siamo arrivati più o meno. Ritengo che tutti i Paesi siano ricettivi, la musica è un linguaggio universale, se una cosa spacca, spacca ovunque!”.
Ho messo SCH perché lo ritengo il rapper più forte del momento e poi perché comunque abbiamo creato un bel rapporto d’amicizia e mi faceva piacere. “Cartine Cartier” è anche nel mio disco perché è una hit, il pezzo lo abbiamo fatto io e Charlie, siamo andati in Francia, abbiamo fatto sentire il pezzo a SCH, a lui è piaciuto e noi abbiamo rimodellato il pezzo lasciando spazio alla sua strofa. Questo è un pezzo a cui noi siamo molto legati.”.

 

Anche a livello sonoro c’è un’influenza francese, Wealstarr infatti ha co-prodotto “Equilibrio”. “Non so dirti come, ma qui a Milano c’è stata occasione di andare in studio assieme da Charlie, ci siamo presi bene e in un paio d’ore abbiamo abbozzato un po’ di cose. Successivamente lui è ritornato in Francia e da una di quelle bozze sono partito per costruire il pezzo e il lavoro è stato finalizzato con lui in Francia.”.

 

Capitolo collaborazioni “mancate”. Molti fan e addetti ai lavori, nell’attesa del disco, si erano spesi pronosticando collaborazioni quali Marracash, Luchè, Guè, etc. Pubblicata la tracklist però tutto è scemato e tra i supporter era già iniziato il malumore, supportato da una cover non entusiasmante, da un titolo scontato e dagli 11 pezzi ritenuti troppo pochi. “C’è stata l’occasione di collaborare con questi nomi. Tutti si aspettavano questo e allora io ho deciso di fare qualcosa che nessuno si aspettava. Non mi sono mai voluto legare alla presenza di un nome di prestigio, non volevo che il mio disco fosse venduto per la presenza di un featuring. Se uno va a comprarsi questo disco se lo compra per me, perché ci sono io dentro.
I pezzi con Marra e Guè arriveranno, non era fondamentale.
La classica mossa da “rapper italiano medio” è quella di prendere nel disco un rapper che spacca più di lui. Io invece voglio avere il mio giro ed essere rispettato per questo.
Il disco è mio, quindi sono io che decido, ho fatto 11 tracce perché piuttosto che farne 15 di merda ne ho fatte 11 belle.”.
Quella di non chiamare featuring di spessore sul proprio disco d’esordio, non è realmente un azzardo assoluto, ma viste le attese, è sicuramente una scelta di personalità. Resta il fatto che sono curioso di sentire Sfera sulla stessa traccia con i sopra citati, magari in un pezzo di puro “stile” dove poter mettere a confronto le diverse abilità di scrittura, con Marra, oppure di flow, con Guè. Non so se Sfera ne uscirebbe alla pari, io la penso così in questo momento.

Chiudo lasciandovi con un’ultima curiosità. Sfera ci ha svelato che le tracce che ritiene più rappresentative per lui restano, e sono anche le mie 2 preferite: “Notti” ed “Equilibrio”, anche se a suo dire la vera hit è “Balenciaga” con SCH.

Detto questo vi ricordo che dopo l’instor tour, attualmente in corso per tutto il mese di settembre, da fine ottobre partirà anche il live tour.

Date una possibilità a questo album, mettetelo in play e divertitevi!

 

 

Carlo Piantoni
Redattore
Superstite del forum, qui scrivo ancora con la passione di un utente. Con un focus sul panorama italiano, più che scrivere di rap lo ascolto e lascio spazio ai suoi protagonisti.