25 maggio 2019
Interviste

Johnny Marsiglia & Big Joe, il ritorno: ecco “Memory”, un viaggio dentro il cuore del duo

>Loris Bellitto Loris Bellitto
Maggio 18, 2018

“Viaggio nei ricordi sono un passeggero
Scatto, voglio solo il negativo faccio il pieno
Quando devo ripartire
Da quando Primo mi diceva
Che il malessere è strumento per reagire”

Ci sono album che, inconsciamente, sai di attendere da anni. Passano i giorni, le settimane, i mesi, forse anche gli anni, ma l’/gli artista/i in questione rimangono nascosti, quasi a farti sudare ogni piccola notizia o anticipazione che possa annunciare un nuovo lavoro. Da parte nostra, quella del fan/ascoltatore, sembra addirittura che ci facciano un torto a non uscire, non mettendoci mai nei panni dei suddetti artisti, che hanno anch’essi i loro più che validi motivi per aspettare…

Ed è stato proprio così per me, fino a fine gennaio, quando fu pubblicato il video di “Clessidra” (qui col feat. di Shorty, trovi il video), che segnava il ritorno sulla scena dei palermitani Johnny Marsiglia & Big Joe. Attesi per ben 4 lunghi anni, una delle coppie meglio assortite dell’hip hop italiano ci sorprese con l’uscita di questo nuovo singolo, che presumibilmente anticipava un lavoro imminente. Lavoro che è stato annunciato poi a fine aprile, e che esce finalmente oggi.

Il disco si chiama Memory, è pubblicato da Warner Music/Sto Magazine e ci restituisce uno dei più talentuosi MC della penisola, sul solido tappeto musicale di un producer che ha fatto la storia della nostra musica. Siamo andati a scambiare due chiacchiere col duo (proprio in contemporanea con l’uscita del terzo singolo, La pioggia, gli applausi), sulla solita terrazza che sovrasta la città di Milano: una conversazione che ci accompagna alla scoperta di questo nuovo album, che tocca il rapporto con la città di Palermo, ma anche la passione dei due artisti (e pure mia, che considero quasi come un lavoro) nei confronti di quel bellissimo sport che è la pallacanestro. Buona lettura!

Johnny Marsiglia Big Joe Memory cover

4 anni dopo…

Siete riapparsi sulla scena quasi all’improvviso, e nel giro di qualche mese avete cacciato due singoli ed annunciato il nuovo album, Memory. Dove siete stati e cosa avete fatto in questi ultimi 4 anni?

Big Joe: «Abbiamo fatto tanto. Ognuno di noi ha vissuto le proprie esperienze personali, poi ci siamo ritrovati dopo un paio d’anni, e facendo due chiacchiere ci siamo detti che era il momento di tornare sulla scena. Non c’era il timore che la gente si dimenticasse di noi: se lo fanno, si ricorderanno quando torneremo!»





Johnny Marsiglia: «Semplicemente non era ancora il tempo giusto, non sentivamo l’esigenza di metterci a fare un disco. Abbiamo sempre avuto l’impressione che pubblicare la nostra musica quando non è il momento è solamente deleterio. Non avevamo un contratto che ci costringeva a fare un disco con una data di scadenza.»

A proposito di scena, come avete valutato voi questo grosso cambiamento nel panorama hip hop rispetto a quando uscì Fantastica Illusione (risalente al 2014, ndr.)?

BJ: «Non abbiamo visto quello che accadeva in giro, ci siamo concentrati solo su di noi.»

JM: «Non ci abbiamo pensato, abbiamo fatto il nostro disco col nostro stile. Anche perché non è un disco che suona classico e tradizionale: se avessimo fatto un album seguendo l’ondata di questo periodo, sicuramente anche la tua percezione sarebbe stata diversa.»

Un altro grosso cambiamento è stato il passaggio di etichetta da Unlimited Struggle a Sto. Come vi siete trovati?

JM: «Malissimo (ridendo ndr). Scherzi a parte, il nostro contratto con Unlimited ci era scaduto due anni dopo l’uscita di Fantastica Illusione. I ragazzi di Sto sembravano semplicemente quelli più interessati al progetto, in particolar modo Antonio “Dikele” Di Stefano, con cui ci conosciamo da qualche anno: si è sempre dimostrato curioso di sapere quello che stavamo facendo. Loro ci hanno creduto molto, e al contempo ci hanno stimolato nella creazione per esempio dei video.»

BJ: «Avevamo un contratto di due dischi, è stata una bella parentesi, ma era il momento di cercare nuovi stimoli.»

Ma cominciamo ad inoltrarci in questo nuovo album, Memory: si sente dal primo ascolto che è un disco vostro, che suona un po’ retrò… Ciò non è necessariamente un male.

JM: «Secondo me invece suona attuale. Non suona attuale se tu ti soffermi soltanto al panorama italiano.»

BJ: «Se guardi all’estero, soprattutto agli USA, dischi come quello di J Cole, o anche DAMN. di Kendrick Lamar non suonano prettamente trap. Quindi sì, il nostro è più simile a quello stile.»

Scavando in Memory…

Solo due collaborazioni all’interno di questo nuovo album, Davide Shorty nel primo singolo Clessidra e Peter Bass ne La pioggia, gli applausi. Come mai questa scelta? Presumo voleste avere il vostro spazio.

BJ: «Ci sembrava giusto uscire con un disco nostro e basta.»

JM: «Se mi fossi presentato, dopo quattro anni, con un disco pieno di featuring sarebbe stato troppo studiato. Mi piace molto collaborare (ultima apparizione in Pezzi di Night Skinny, ndr.), sicuramente ci saranno collaborazioni prossimamente… Ma anche lo stesso concept del disco portava a questa soluzione: inserire, in un album così intimo un altro rapper, era fuori luogo.»

“Il disco si chiama memory, affinchè si fissi nella tua memoria.” Così canti in Slot1, svelandoci perché il disco si chiami così.

JM: «Quel pezzo tra l’altro ha una storia bellissima. Era un periodo in cui non riuscivo a scrivere granché, allora siamo andati in zona Trapani da Peter Bass, che ha questa casa al mare in un posto stupendo. Ci siamo portati la scheda audio, le casse, il computer, il primo synth di Joe, nonché suo simbolo, il Korg Triton… Siamo stati lì e, cazzeggiando un po’, in tre giorni ho scritto il pezzo e Joe ha composto il beat. Un’atmosfera bellissima, la mattina mi svegliavo presto, andavo in spiaggia, tornavo e mi mettevo a scrivere… Ed è uscito uno dei pezzi più belli del disco, che inizialmente doveva essere l’intro, invece lo abbiamo collocato alla fine perché racchiude un po’ l’essenza di Memory.»

E sempre in quel pezzo tu attacchi nel ritornello con “J non sei Michael (Jordan), J non sei Jason Williams, J non sei Magic, non sei parte dell’Hall Of Fame, non sei un Hall Of Famer, non sei Dr. J, non sei J Cole, non sei Jay-Z”. Oltre alla vostra passione per la pallacanestro, di cui poi parleremo… Chi è Johnny Marsiglia, in questo momento?

JM: «Quello che si sente nel disco. Un ragazzo che sta cercando di fare quello che gli piace… Sono troppo orgoglioso per omologarmi, quindi voglio provare a far funzionare questa cosa nonostante sia diversa.»

Dopo un primo rapido ascolto, emergono vari rimandi alla scena rap anni ’90/primi 2000: già nel ritornello del secondo singolo, Storie, citate Neffa (“Fumo un po’, sposto via la tenda”); in Retrogame (Zisa 3:00) riprendete addirittura l’attacco di Luna Piena, contenuta in Turbe Giovanili di Fabri Fibra. Non ultimo, i props (sia in Clessidra che in Memory Interlude) al mai dimenticato Primero ed ai CorVe, la sua creatura. Come mai?

BJ: «Grandissimo, hai colto le citazioni. Se si scava nel passato, e nella nostra memoria, non puoi non citare questi artisti.»

JM: «Bravo. In sostanza, perché il rap italiano mi ha cresciuto, ed automaticamente, in un disco che ha queste tematiche, non potevo non menzionare gli artisti da te citati: Neffa sappiamo tutti quello che ha fatto. Anche Fibra, che per me è uno dei rapper più importanti di sempre…Primero, che ve lo dico a fare? Sul palco, fino alle ultime volte che lo abbiamo visto, era un animale, best MC live… Rest In Peace.»

Palermo per sempre…

Una curiosità mia: O.L.G.A. (titolo della traccia 3 del disco) acronimo di…? Perchè all’interno della canzone ho provato a cercare un significato, ma non l’ho trovato.

JM: «Osserva La Gente Attorno. E sei pure il primo che ce lo chiede (ridendo ndr.)! In realtà anche questa canzone ha una storia particolare… Praticamente, nella prima versione del pezzo, Joe ha usato per il beat questo campione di una cantante cubana che si chiama Olga Guillot, ed il progetto si chiamava, casualmente, col suo nome. Fatto sta che comunque, nonostante il beat cambiasse, il progetto rimaneva con quel nome, ed allora abbiamo deciso di lasciargli quel nome. Il pezzo è un ritratto un po’ scuro di Palermo, che va a chiudere ciò che aveva iniziato Retrogame.»

E come in 73 di Fantastica Illusione, anche in questa traccia troviamo uno switch beat!

BJ: «Esatto, ormai è un nostro marchio di fabbrica, l’abbiamo sempre portata nei nostri dischi.»

JM: «Ci piace molto dare due tempi al pezzo. Anche quella è una traccia che renderà molto dal vivo: la seconda parte ha un beat veramente pazzesco!»

Parlavate prima di Palermo, la vostra città. Oltre ai riferimenti in Orgoglio Fantastica Illusione, ma anche nel video di Clessidra (primo singolo edito, girato sull’autostrada che attraversa il capoluogo siciliano)… È cambiato il rapporto con essa?

BJ: «Sicuramente vediamo dei piccoli passi avanti nella città, lo percepiamo.»

JM: «Siamo più positivi. Prima magari vedevamo soltanto i problemi, adesso stiamo cercando delle soluzioni. Anche il fatto che noi stiamo facendo questo disco, affiancati da gente di Palermo, amici nostri… Vuole dimostrare la nostra volontà di fare qualcosa per questa città, di costruire qualcosa per essa.»

Mentre invece il secondo singolo, Storie (lo trovate qui), è più una panoramica generale sul mondo di oggi.

JM: «Si. Storie descrive quel periodo in cui tutti ci siamo trovati davanti ai media, televisione o cellulare che sia, bombardati da mille brutte notizie. È un pezzo che mi è uscito spontaneo,automatico.»

BJ: «Senza pensare di uscire col singolo politico o impegnato. È una riflessione: ti metti là, davanti lo schermo, guardi la merda che passa ed il pezzo è uscito così.»

Invece in Fan descrivi il tuo fan come “il numero uno, non si è perso neanche un live in città, perché per lui sono il numero uno”. Chi è il vostro fan in questo momento? Chi potrebbe apprezzare questo disco, in uscita oggi?

JM: «Non lo so sai… Una volta una persona mi ha chiesto:“Ma tu, quando scrivi, a chi stai parlando?” e quella domanda mi ha messo in crisi, perché non sono uno che scrive pensando a quale target potrebbe colpire la mia musica. Non so qual è il mio target, io cerco di essere spontaneo e sincero quando scrivo e spero che chi ascolta possa rivedersi in ciò che scrivo.»

BJ: «Sono d’accordissimo con Johnny. Poi, se ci fai attenzione, alla fine del brano si parla comunque di una persona in particolare: il suo fan numero uno è suo padre.»

JM: «Tornando alla domanda, non ti so dire chi sia il mio fan medio… Anzi, a me piacerebbe che la mia musica arrivasse a persone diverse: sia a quello appassionato più alla tecnica del rap, sia alla persona comune. Credo sia l’obiettivo di tutti gli artisti, arrivare a più persone possibili e non rimanere eternamente nella nicchia. Allo stesso tempo cerchiamo di fare la nostra musica, col nostro stile.»

Produzioni mai banali e sottovalutate

Passando invece adesso al lato produzioni, è ormai fuori di dubbio che tu Joe abbia il tuo suono, riconoscibile ed originale. Come Johnny non si adegua alla roba attuale per quanto riguarda tematiche, flow ecc, tu non ti adegui a livello di suono, di campionamenti.

BJ: «È sempre stato un nostro must: noi abbiamo tante influenze di tanti stili diversi, quindi cerchiamo di cercare in questo pentolone ciò che più ci si addice. Mi fa piacere che lo pensi, apprezzo sempre che il mio suono venga riconosciuto subito, è fondamentale per un producer, perché comunque ci lavoriamo su questo.»

Hai in mente un altro EP strumentale? (ricordiamo i primi due episodi, chiamati Astronauta, il cui ultimo risale al 2014)

BJ: «Assolutamente sì! C’è già e presto ne sentirete parlare, perché credo che sia il momento di chiudere il cerchio degli Astronauta con l’episodio finale, come se fosse una sorta di saga. Quindi sì, arriverà, non so dirti quando, ma arriverà presto!»

Pallacanestro, social, progetti per il futuro…

Traccia preferita del disco?

JM: «Non lo so sai… Sono affezionato a quasi tutte le tracce, poi essendo un disco intimo c’è sempre qualcosa nei pezzi che mi emoziona! Joe ce l’ha però.»

BJ: «Sì, il mio pezzo preferito al momento è Passione. Chissà, magari tra un mese sarà un altro.»

JM: «Io ancora non lo so, forse tra qualche mese potrò dirlo, una volta che avrò assimilato il disco (anche se comunque abbiamo il master da novembre). Quello che posso dire, però, è che questo disco rappresenta proprio la nostra maturità: ha un inizio ed una fine, tutto combacia sia liricamente che strumentalmente. Finora è il nostro miglior disco.»

Ti senti cambiato tanto da Sentire non è ascoltare, sia come persona che come artista?

JM: «Molto. In quel periodo lì ero qui a Milano per lavoro, quando potevo andavo ai vari live… Ensi (sul cui disco, Vendetta, il duo ha esordito col primo pezzo fuori dalla Sicilia) mi tirava in mezzo quando poteva. Sicuramente in quel periodo non ero convinto che la mia musica potesse arrivare: ero contento del disco ma nessuno lo percepiva. Ho dovuto faticare in quegli anni per convincere della mia validità l’ambiente del rap. Adesso ci sentiamo molto più sicuri di noi e dei nostri mezzi.»

Per il futuro che progetti avete?

JM: «Faremo degli instore,quattro in tutto, e poi comunicheremo anche le date del tour estivo. Invitiamo tutti a seguire gli aggiornamenti sulle nostre pagine social. Oggi (venerdì 11 ndr) esce il video del nuovo singolo, di cui siamo estremamente contenti. A noi piace molto la fotografia, sia Joe che la mia compagna sono veramente appassionati.»

BJ: «L’immagine deve avere un ruolo fondamentale, ed è una cosa che effettivamente ci è mancata nei video precedenti.»

Ultime due curiosità. Partiamo dalla prima: visto che li abbiamo nominati prima, il rapporto vostro col mondo social?

JM: «Io non sono uno che pubblica molto o che si espone, anche e soprattutto per una questione caratteriale. Cerchiamo di usarli come li usano gli artisti che ci piacciono: ad esempio vedo che Kendrick non è uno che posta chissà quanto su Instagram, o anche lo stesso J Cole. Caratterialmente io non riesco ad usarlo per esporre molti lati della mia vita privata.»

BJ: «Vanno gestiti i social: servono sicuramente, ma vanno gestiti. A me non piace stare lì a fare mille Stories, la musica è ciò che deve interessare. C’è il disco che può raccontarti della nostra vita, quindi ascoltati Memory.»

Chiudiamo col basket, di cui so essere anche voi molto appassionati. Stiamo arrivando alle Finals NBA, il pronostico di Johnny e Joe!

JM: «Per una questione “poetica” ti direi Cavaliers.»

BJ: «Nonostante tifi Celtics, anch’io la penso come Johnny. Vedere il più grande giocatore della nostra epoca, se non di sempre, trascinare una squadra fino alle finali di Conference, a 33 anni… È qualcosa che mai si è visto. Dovrebbero prelevargli il dna e clonarlo, non esisterà mai più nessun altro così. Ed i paragoni con MJ sono assurdi: godiamoci questo fenomeno, noi che possiamo!»