25 maggio 2019
Interviste

DJ Skizo ci racconta Goodmorning Worldwide il nuovo album firmato Alien Army

>Redazione Redazione
Maggio 22, 2018

I primi di maggio è uscito Goodmorning Worldwide il nuovo album di inediti firmato da Alien Army, collettivo attivo dal 1996 e formato da alcuni tra i migliori DJ/producer dello stivale.

Abbiamo già parlato nelle nostre news sia dell’album, che del primo singolo.

Incuriositi dal progetto abbiamo chiesto a DJ Skizo di incontrarci per parlare di questo nuovo capitolo della saga aliena.

A voi DJ Skizo con Goodmorning Worldwide.

Benvenuto DJ Skizo e benvenuta a tutta la crew Alien Army su lacasadelrap.com!

Grazie mille!





Ho trovato l’ultimo disco in confronto ai dischi passati molto più musicale. La componente “canzoni” nella sua totalità acquisisce più importanza rispetto ad un aspetto più sintetico di produzione, routine e scratch. Perché e com’è nato Goodmorning Worldwide?

Il tuo discorso è un discorso di percezione, data dalla sensibilità che hai avuto tu nell’ascolto del disco. Ovviamente bisogna avere un orecchio più affinato per capire di quanta orchestrazione ci sia dietro. A dire la verità, fare una canzone di scratch e farla diventare una canzone vera e propria richiede quasi più lavoro che con la produzione. Noi abbiamo capito di avere due fanbase distinte: la prima, la più latente, composta da coloro che considerano Alien Army come una parte della storia del rap, e una invece che fa più parte del mondo degli addetti ai lavori e dello scratch nello specifico. Abbiamo puntato su un livello di qualità ben più che alto per ottenere questa organizzazione che poi tu hai percepito.

A livello di produzioni, essendo una squadra comunque numerosa, c’è stato un direttore artistico o si è lavorato ad ogni singola produzione in gruppo?

Sì, c’è stato un direttore artistico. In genere sono sempre stato io un po’ l’architetto a star dietro alla produzione nel suo complesso ed è avvenuto anche in questo caso, però ho cercato di essere molto più aperto e “democratico” nell’ascoltare le idee degli altri. Questo anche dal punto di vista di scelta degli artisti. Poi ogni collaboratore ha avuto un suo ruolo specifico in base a ciò in cui è più forte (arrangiamento, editing, ecc).

Nella scelta degli artisti, facendo voi una cosa sperimentale a livello di collaborazione, avete ottenuto quello che vi aspettavate in fase di ideazione?

Per esempio, per quanto riguarda Davide Shorty si è trattato di un suggerimento del nostro management (SMC). Ricordo il primissimo approccio appena ci siamo incontrati in studio, visto che io sono uno che le cose le dice apertamente, e gli dissi “guarda Davide, noi siamo qui per fare musica di qualità, se non lo sarà non la facciamo neanche, spegniamo le macchine e ci andiamo a mangiare qualcosa”, lui mi guardò fisso e mi disse “guarda, io sono qua per lo stesso identico motivo”. Un approccio molto duro ma poi è uscita una cosa figa e soprattutto un’amicizia grossa che ci porterà a collaborare anche nel suo prossimo disco.

C’è qualche aneddoto particolare che ci vuoi raccontare legato alla fase delle due settimane che avete passato in studio per chiudere il disco?

Per quello che riguarda ancora Davide Shorty, ricordo che io avevo trovato una percussione, lui cazzeggiava su una batteria elettronica, un tecnico che abbiamo chiamato da Londra stava provando degli accordi, e in tempo zero Davide era al microfono che cantava il ritornello.
Il pezzo con Forelock doveva essere uno skit da quaranta secondi e poi è diventato una mega canzone.
Sono stati quindici giorni in cui ci siamo trattati davvero da artisti, senza avere problemi di tempo o budget.

Parliamo della situazione dei DJ. Anni fa DJ Gruff, forse su Aelle, disse che sulla scena rap vedeva un po’ di problemi, ma sulla scena dei DJ vedeva parecchio fermento. A tot anni da queste parole (forse il 2000), tu come vedi la scena dei DJ in Italia?

Dal punto di vista economico il reparto dello scratch non ti fa fare grandissimi numeri, ma dal punto di vista della rappresentanza facciamo le scintille! Abbiamo accumulato molti riconoscimenti, anche a livello internazionale. Diciamo che c’è sia un’evoluzione da parte del rap che, invece, un’involuzione che ha castigato l’immagine del DJ premiando il personaggio più anonimo. Quindi sì, dal 2000 siamo cresciuti e sicuramente c’è anche una meritocrazia in questo ambito, anche se dovrebbe essere riconosciuto qualcosina di più.

Per quanto riguarda i contest e le gare, pensi stia salendo il livello di chi gareggia e non solo di chi vince?

Sì, sicuramente il livello dei finalisti alle gare si è alzato, anche grazie a noi che abbiamo preteso di più. Abbiamo avuto finalisti mondiali, ad esempio al DMC, che sono bravissimi e a cui starei volentieri accanto.

Dai Radical Stuff a ora, qual è il tuo vanto e qual è invece il tuo rimpianto?

Noi eravamo un gruppo molto affiatato ed unito. Rifarei tutta la gavetta che ho fatto, senza essere retribuito e a volte a rischio di essere deriso, perché questa cosa qui è stata molto scolastica e mi ha fatto essere più forte. Rifarei tutta quella parte dura perché è quella che mi è piaciuta di più, quella bella invece è volata via.

Vorrei essere stupido come lo ero allora ma più cosciente, in modo da non regalare troppo a tanti squali che ci hanno derubato della nostra musica e della nostra arte, a livello discografico e legale perché vorrei che fosse legalmente e intoccabile.

Tutto il viaggio è stato una figata assurda, non cancellerei niente.

Avete un progetto futuro rivolto a quella fanbase che dicevamo prima, più rivolto allo scratch che alle canzoni?

Sì, è già avviato e ci saranno collaborazioni di diversi mostri provenienti dall’estero. A parte questo stiamo anche lavorando su progetti singoli.

Vuoi aggiungere altro?

Volevo ringraziare tutti coloro che hanno creduto in Alien Army e tutti i DJ che ci sono fuori, dire a tutti quanti di tenere duro, di progredire nel buon gusto e nella tecnica, e di non ghettizzarsi solo nella musica scratch!