13 ottobre 2019
Interviste

Soulcè, Teddy Nuvolari e il viaggio decadente dentro BEL89N

>Davide Buda Davide Buda
Dicembre 20, 2018

Non è Parigi nei primi anni del 1900, è Amsterdam e siamo nel 2018. Non siamo in un salotto coi poeti maledetti, ma in una stanza d’albergo con Soulcè e Teddy Nuvolari. L’atmosfera è quella de I fiori del male, c’è l’erba e c’è il mood giusto affinché tutto sembri così dannatamente maledetto. L’album che ne esce fuori è una potente dose di sentimenti e pensieri che si scagliano pesantemente sull’ascoltatore, colpendolo e rievocando in lui momenti di vita, situazioni e istanti. Un’istantanea di un momento, claustrofobica a tratti, ma energica e sincera nel suo complesso.

Ho ascoltato tanto il tuo album. Come ben saprai mi ha messo in forte difficoltà. Un album complesso, ben strutturato e particolare. Ho riflettuto a lungo su un termine adatto a definirlo, non volendo un’espressione auditiva ma sensoriale.
Il tuo disco si presenta all’ascoltatore come un bicchiere di assenzio in una giornata no. Partendo da questo presupposto vorrei iniziare l’analisi dell’album.

Come già hai raccontato, l’album nasce con te e Teddy Nuvolari, ad Amsterdam, in una stanza d’albergo. Vorrei sapere cosa di quella situazione ha fatto scaturire in te l’estro poetico, quanto è durato il tutto e come sei riuscito a strutturare il flusso di pensieri e scinderlo in brani.

L’istinto. questo disco è puro istinto. Ed era proprio la sfida che volevamo superare io e Teddy. Siamo partiti senza avere nessuna idea, nessun concept, nessuna barra, nessun suono. Abbiamo passato cinque giorni ad Amsterdam, dopo aver comprato un microfono e una scheda audio. Ogni mattina iniziavamo alle 10 e fino alle 19 non ci staccavamo dal lavoro. Teddy abbozzava un beat, io scrivevo, appena il brano era chiuso registravamo e passavamo ad altro. Abbiamo suonato e scritto e registrato due brani al giorno in media.

Ho parlato di “una giornata no”. L’album si presenta al limite dell’emo/cantautorato, per toni cupi, anche ripresi dalla stessa copertina del lavoro, e atmosfere di analisi interiore e interiorizzata. In un momento in cui, musicalmente parlando, qualsiasi impulso esterno appare positivo e solare, come ti sei ritrovato in questo mood completamente diverso e cosa pensi ti renda diverso da gran parte del panorama?

Questo è il mio mood. Io sono così quando scrivo: cerco di scavare dentro di me e vedere cosa tiro fuori, con il mio linguaggio, con la mia voce, con il mio modo di interpretare le canzoni. Queste cose mi rendo assolutamente unico nel panorama musica italiano: posso piacere o meno, ma non c’è nessuno come me. Non ho mai voluto assecondare le cose che funzionano, le cose che fanno i numeri. Ho sempre fatto la musica che mi piace e che mi rispecchia nel momento in cui la creo. Suono e scrivo ciò che vorrei ascoltare.





Come durante ogni bevuta arriva il punto in cui si parla un linguaggio tutto proprio, e ciò accade anche all’interno di BEL89N. Nel brano Cougar, attraverso la tecnica del troncamento, il racconto appare annebbiato e confuso (come i ricordi di fatti accaduti in stato di ebbrezza). Come è nata l’idea di questo pezzo?

Cazzeggiavo con Teddy parlando così, senza le sillabe finali. E ho pensato che sarebbe stato figo fare un brano troncando l’ultima sillaba di ogni verso. Il gioco è che è il brano più esplicito del disco, quindi è come se avessi voluto censurarmi, come se avessi scelto di bippare le parolacce. Tra l’altro, ho fatto Cougar anche ad alcuni slam, e funziona benissimo!

La serata giunge al termine, ti devi tirare su e nella strada del ritorno rifletti sull’accaduto. Tu sicuramente sei un uomo d’arte, diviso tra teatro e musica. Ma vorrei chiedere, ti senti più poeta o musicista?

Mi sento completo solo se le tante cose che faccio riescono a coesistere. Il mio essere artista ha al suo interno tutte le diverse facce del prisma che è il mio approccio all’arte, in generale. Non sono né un poeta né un musicista in realtà. O sono, forse, entrambe le cose?

Il tuo album è stato pubblicato poco tempo prima dell’album della tua crew, I Moonloverz, Plenilunio. Vorrei sapere il motivo della mancata attesa, come invece si suol fare (si attende 2 o 3 mesi per vendere maggiormente, in poche parole). Inoltre ho percepito come se volessi legare i due lavori e collegare il tuo album più introverso e nuvoloso (spiritualmente) a quello dei Moonloverz, un album più radioso, la cui collettività del gruppo lo rende più che un’autoanalisi, una confidenza serena. Cosa puoi dirci a riguardo?

Noi siamo troppo punk per pensare a strategie di mercato o roba così. Avevamo un disco fighissimo e volevamo che la gente lo ascoltasse. Il modo di fare musica che ho con Teddy è unico e inimitabile: noi siamo lì insieme e vediamo nascere i brani insieme, quasi come se diventassimo in studio una persona sola. Con i MoonLoverz il modus operandi è per forza di cose completamente differente, ed è un lavoro stupendo che mi stimola tantissimo perché ci sono altri tre signori parolieri e devo sempre dimostrarmi all’altezza. Sicuramente Plenilunio è un disco più positive di BEL89N, ma io sono così sfaccettato che domani potrei scrivere un disco tutto di autocelebrazione o un concept album su una caffettiera.

Riguardo te Teddy:

Avendo analizzato con Soulcè il processo creativo a livello testuale, vorrei saper come si è sviluppato in te il concept musicale dell’album e quali siano state le influenza che ti hanno portato a BEL89N.

Anche se è strano, due sono gli elementi che mi hanno influenzato nella stesura di BEL89N. Il primo è il tempo: avevamo pochi giorni a disposizione quindi dovevo trovare strade sonore immediate. Il secondo è il luogo: volevo che Amsterdam fosse lo scheletro di questo disco. i rumori, il ritmo, la gente, le droghe, i vicoli, il freddo sono state le mie influenze.

Vorrei sapere se hai in programma qualche progetto solista per il futuro, essendo ormai passati 3 anni da MUSIC FOR SUNDAY EP VOL. 2.

Sinceramente dopo M4S 2 ho fatto uscire dei beat tape: 404 EP, 808 EP, Only Glitch Inside, Siloma, Allucinogenia. Sto lavorando a “18”, che ritengo sarà pronto a inizio 2019. Ma non voglio svelare nient’altro.