10 dicembre 2019
Interviste

Macro Marco e Don Diegoh ci raccontano la loro Disordinata Armonia

>Raffaele Lauretti Raffaele Lauretti
Gennaio 07, 2019

Disordinata Armonia è il nuovo capitolo Macro Beats e suona un po’ alla vecchia maniera: cassa e rullante. Non per questo, però, possiamo rimproverare Macro Marco di pigrizia: si apprezza infatti il tentativo di spostare l’asticella più in alto – testimone di questo, ad esempio, il beat sognante di XL e la scelta degli ospiti. Da parte sua, Don Diegoh scrive delle strofe dense di vissuto a cui ormai siamo ben più che abituati.

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Com’è nata la collaborazione tra voi?

DD: Ho sempre seguito con affetto e partecipazione le uscite di Macro Beats, poiché la considero l’etichetta indipendente n.1 in Italia. Io e Marco, da sempre, facciamo lunghe chiacchierate in cui ci confrontiamo su moltissime cose e dopo una serie di collaborazioni ormai datate (penso ad esempio alle 4 produzioni firmate in Double Deck o a un celebre live del format Calabria Massive a Bologna nel 2008) abbiamo intensificato i rapporti con il singolo XL e le successive date che abbiamo fatto dal Sud al Nord, portando on stage un format speciale.

MM: Volevamo dare un seguito ad XL e l’idea era quella di fare uscire un altro brano a distanza di un anno esatto. Non lo sapeva nessuno, e fino a quel punto neanche noi, ma quando poi è effettivamente uscito Per Sempre, il disco era già al primo stadio di realizzazione.

In studio: come nasce un brano di Diegoh e Macro Marco?

DD: Un brano di Diego e Marco nasce su… Whatsapp, eheh! C’è uno scambio di file audio e di input da seguire che oltre a essere divertentissimo mi ha stimolato. Te ne racconto una: Marco mi ha mandato il beat di Rimmel alle 11 di mattina. Alle 15 gli ho risposto con la strofa, registrata sul mio cellulare mandando il beat dal pc. Un giorno potremmo fare uscire ‘Disordinata Armonia Whatsapp version’, mandando (ovviamente sullo stesso mezzo) il disco versione file audio raw ai contatti in rubrica. Questo iter, ovviamente, è un grezzissimo punto di partenza del lavoro. Ci siamo presi il tempo di trovarci in studio a Milano e registrare per bene i brani, modificando alcune cose o facendone nascere altre durante le session. Domenica, per esempio, è nato completamente in studio.

MM: I tempi di lavorazione del disco sono stati molto stretti! Abbiamo fatto 2/3 session intensive in studio, che sono state fondamentali per non lasciare niente al caso e per vivere insieme più fasi produttive possibili. Volevamo fortemente che al pubblico arrivasse “il disco di Macro Marco & Don Diegoh” e non “i beat di Marco” ed “il rap di Diego”.





Parliamo della copertina: com’è nata la collaborazione con Massimo Sirelli?

DD: Massimo Sirelli è un artista calabrese emigrato al Nord. Già questo rende la sua storia comune alle nostre. Ci conosciamo dai tempi dei tempi, credo siano 20 anni buoni. L’album ha reso fertile il terreno della collaborazione perché la sua visione artistica si sposava molto bene con il nostro suono e le nostre parole. Così, lo abbiamo chiamato e abbiamo messo su l’artwork. Credimi, chiamarlo così è anche riduttivo perché il taglia-e-cuci delle immagini che dà questo effetto tridimensionale alla cover è figlio di un lavoro che lui fa da anni.

MM: L’idea di coinvolgere Massimo è nata contemporaneamente all’idea di stampare il disco solo in Vinile. Non ci interessava avere “soltanto” un supporto fisico in mano o una bella grafica da buttare su instagram. Volevamo dare al pubblico qualcosa in più, un’opera d’arte, di strada, che parlasse con le immagini, come con le canzoni, la nostra lingua e Massimo era, sicuramente, il traduttore migliore che potessimo trovare.

Come avete scelto i featuring?

DD: In base a 3 fattori: sintonia, amicizia e (soprattutto) reale apporto al brano e al progetto. Sono soddisfattissimo di quello che ci hanno dato e di ciò che stanno continuando a darci ora che il disco è fuori.

MM: In un momento come questo, fatto di musica molto bilanciata e calcolata, noi siamo stati mossi da uno spirito diametralmente opposto. Ci siamo buttati in picchiata nel fare questa “cosa del disco”, spinti da una voglia, da un piacere e da un divertimento che, dopo tanti anni, non è sempre scontato. Se trovi i nomi di CRLN, Shocca, Killacat, Bunna, ma anche quelli di gheesa e Benjamin Ventura nei credits del disco, è perché erano le persone più giuste e più adatte per fare una corsa sulle montagne russe del nostro umore. Li abbiamo tirati su e loro si sono fatti tutto il giro “senza mani”.

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Raffaele Lauretti
Scrivo di rap e studio filosofia. Nel tempo libero mangio la carbonara.