19 aprile 2019
Interviste

Ecco il lavoro del trio salentino Neblo, Enemy e Worst

>Carlo Piantoni Carlo Piantoni
Gennaio 29, 2019

Nuova intervista firmata lacasadelrap.com.

Con noi oggi un trio di artisti salentini, nello specifico il produttore e DJ Neblo e i rapper Enemy e Worst che da poco sono fuori con il singolo Carillon. Quello che hanno pubblicato è un brano trap ipnotico che parla di evasione, un’urgenza a cui la musica stessa, in cima a tutto, presta soccorso.

Per saperne di più vi lascio all’ascolto del singolo e allo scambio di batture realizzato con loro.

Ascolta Carillon su Spotify

Ciao ragazzi. È sempre interessante fare qualche domanda ai protagonisti, quando un nuovo progetto inizia a prendere una forma concreta: com’è nata la collaborazione tra voi?

N: Una sera ho notato Enemy e Worst fare una battle di freestyle, ed ho capito subito che avevano del talento, così li ho invitati nel mio studio. Non so di preciso cos’abbia caratterizzato la nostra fusione musicale, ma sicuramente fin da subito è scattata un’alchimia.  Quella sera è nata la nostra collaborazione. È stata una rivelazione reciproca: loro conoscevano Neblo, io ho riconosciuto il loro talento.
W: Molto spontaneamente direi e all’improvviso. Ci è bastata una sola serata, la prima, quella in cui ho conosciuto Neblo. Dal giorno dopo abbiamo iniziato a trovarci sporadicamente in studio, ma tutto si è evoluto tutto molto velocemente e siamo passati dal vederci 2 o 3 volte alla settimana allo stare ogni giorno insieme. Abbiamo capito subito che volevamo tutti e tre la stessa cosa e che avevamo e abbiamo la stessa grinta e voglia nel cercare di raggiungerla. Chi fa parte dell’ambiente può capire il motivo per cui io la chiamo “famiglia”.
E: È nato tutto da un incontro fortuito nel nostro paese. Come quasi tutte le sere Worst ed io facevamo freestyle e insieme al resto dei miei compagni c’era Neblo. Dopo averci sentito, propose di andare in studio a provare qualcosa con lui (che già produceva da tempo). Il giorno seguente eravamo lì.

Carillon è un ottimo risultato di questo sodalizio. Da quali esigenze ha preso vita il singolo e come lo avete concretizzato in studio?

N: La mia esigenza è stata quella di far conoscere il mio sound, come ho sempre fatto. Abbiamo registrato il pezzo one take, “buona la prima”.
W: Questo singolo ci rappresenta molto proprio perché è nato allo stesso modo della nostra collaborazione. Nessuna esigenza se non quella di sfogarci pensando a quelli che sono stati i nostri problemi, dai più grandi ai più futili. Ci è bastato un giorno per chiudere completamente il singolo e solitamente le cose spontanee sono le più belle, anche perché “spontaneità” (per me) è sinonimo di “verità”.
E: Principalmente da nessuna esigenza particolare. Carillon è stata premiata proprio per la sua spontaneità e sicurezza. Se complessivamente dovessi contare il tempo passato in studio direi meno di un giorno. Neblo mi ha mandato il beat e con naturalezza ci ho messo del mio. Ero molto turbato e ferito in quel periodo, questo mi ha aiutato nella realizzazione del singolo.





Le redini del sound sono salde nelle tue mani, Neblo. Quale mood ritieni possa essere il più efficace per valorizzare le caratteristiche, così diverse, di Worst ed Enemy?

N: Non esiste un mood più efficace di un altro. Durante la composizione del beat riesco a percepire se la loro presenza sia giusta o meno, la loro versatilità mi dà la possibilità di spaziare nella mia musica.

Cosa caratterizza di più il tuo suono? Qual è l’elemento che non può mai mancare ad una tua produzione?

N: Sicuramente gioco molto sull’ambience, quindi uso spesso dei pad per dare colore alle produzioni. Poi dipende dalla traccia, perché non ho dei suoni preferiti ma è il modo in cui li uso che fa il mio sound.

Una stessa domanda per entrambi: Worst ed Enemy. È evidente che il freestyle vi appartiene, ma quale ritenete sia il vostro rispettivo punto di forza e all’opposto quello di debolezza nella realizzazione di un brano?

W: Mi sembra strano da dire ma vedo il mio punto di forza uguale a quello di debolezza: sono le parole. Punto di forza perché sono tante quelle che mi girano in testa, di debolezza perché a volte mi risulta complicato organizzarle e ordinarle per farle entrare perfettamente nelle barre.
E: Sì, il freestyle ci ha aiutato tanto, soprattutto a migliorare i flow ed arricchire la fantasia. Il freestyle fa parte del pacchetto “Enemy” ma non è il mio punto di forza. Quello che invece caratterizza per la maggiore il mio sound sono le variazioni tonali che applico, accompagnate da stili vocali differenti. Queste variazioni mi aiutano a far passare il messaggio in modo differente. Amo cantare e sono del parere che ogni singola parola, se destinata a terzi, abbia bisogno di un certo tono, basso o alto che sia. Tuttavia, la mia voce segue molto il mio mood giornaliero e questo delle volte impedisce una realizzazione impeccabile del brano, che ovviamente perfeziono in un secondo momento.

Guarda studio session di Ostaggi Freestyle su YouTube

Lavorare con tre teste sul medesimo progetto musicale, quanto vi impegna?

N: Beh, non nascondo che all’inizio è stata dura, in effetti. Mi sono ritrovato a scontrarmi con una realtà di giovane spregiudicatezza a volte molto diretta nei contenuti, che abbiamo dovuto pian piano ridimensionare.
W: Dipende dai giorni. Solitamente non è molto impegnativo trovare un punto d’incontro. Col tempo abbiamo raggiunto un’intesa assurda e spesso abbiamo le stesse idee per un brano ancora prima di parlarne.
Ma le “tre teste” non sono sempre in sintonia, ci vuole molta pazienza per lavorare in più persone su un singolo progetto, soprattutto se lo si ritiene valido.
E: Impegna la maggior parte del nostro tempo. Tenendo conto che contemporaneamente a questo progetto, ho/abbiamo un lavoro da sostenere. È da quando ho iniziato a far musica che la mia vita segue il mood “lavoro-lavoro”. Detto ciò, fortunatamente le nostre teste sono molto simili e si completano quando sono assieme. Avere le idee chiare non ci fa sprecare tempo. Ci sono giorni in cui produciamo più di un pezzo… poi si valuta.

Parallelamente, immagino che i progetti singoli non siano fermi, è così? Cosa dobbiamo aspettarci?

W: Assolutamente no, non sono fermi, anzi viaggiano di pari passo al progetto comune. È molto presto per poter dire cosa dovete aspettarvi, ma di sicuro troverete ogni singolo lato, pregio e difetto di Luca.
Non mi esprimo molto, preferisco lasciare tutte quelle parole in testa per adesso, mi serviranno per giustificare le grandi differenze che ci saranno tra una traccia e l’altra. C’è molto ancora da fare e da scrivere, io mi aspetto di tutto. Fatelo anche voi.
E: Certo che no! Posso solo dirvi che ho le idee molto chiare su quale sarà il mio progetto singolo. Racchiuderà ogni singola sfaccettatura di me. Aspettatevi di tutto, la mia musica non ha limiti.

La vostra terra in che modo influenza il vostro suono? Oppure l’ispirazione viene da altri ambienti?

N: Io sono molto fiero della mia terra. Per quanto mi riguarda le attinenze a luoghi o cose sono relative , il mio lavoro è dettato da sensazioni, momenti e stati d’animo.
W: Forse non è bello da dire, ma la mia terra mi influenza negativamente. È un piccolo spazio in cui mi sento chiuso e in questi casi divento claustrofobico. La voglia di andare via sta diventando pian piano un bisogno e questo bisogno di fuggire si traduce in ispirazione. Morale della favola: ringrazio comunque il posto da dove vengo, perché in quei piccoli limiti in cui vorrebbe chiudermi ci ho creato qualcosa di buono. Il modo per eluderli.
E: Sicuramente il modo di vivere condiziona i miei testi… molte volte mi capita di spostarmi da solo nel paese o di appartarmi con la macchina. Mi fermo, ne giro una, metto la base e viaggio. Cerco sempre di trovare l’ispirazione giusta correlata al luogo in cui mi trovo o a con chi mi trovo. Mi aiuta a spaziare con la scrittura. Quindi posso dire che la mia terra ha la sua parte di importanza.

Siamo in chiusura. Ci lasciamo con tutti i loro contatti.

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Carlo Piantoni
Redattore
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