24 agosto 2019
Interviste

En?gma ci racconta Booriana

>Davide Buda Davide Buda
Aprile 22, 2019

“Il ritorno del poeta sull’electro/Rapper eletto, con un concetto vi mando a letto”. Era il 2015 quando En?gma, all’anagrafe Marcello Scano, recitava tali versi, mai tanto azzeccati quanto oggi che, a meno di un anno dall’ultimo suo lavoro, Terranova, torna con un nuovo progetto Booriana. Dal 2015 ad oggi il “rapper eletto” si è evoluto, sia stilisticamente che musicalmente, portando all’ascoltatore delle sonorità uniche che, con Booriana, raggiungono l’apice. Anche grazie al lavoro di Kaizén e dello stesso En?gma che, a ‘sto giro, hanno cucito un perfetto tappeto sonoro in grado di mostrare le capacità poetiche e culturali dell’artista. A livello testuale, Booriana si presenta come un unicum, in grado di sviscerare l’uomo dietro al rapper e contemporaneamente analizzare situazioni socialmente e umanamente difficili, come accade nel brano Indifesi, perla unica nel suo genere. Un album da non trascurare che ogni affezionato del genere dovrebbe possedere.

Bentornato su lacasadelrap.com! Booriana è il terzo album che pubblichi in meno di un anno. Come sei riuscito a fare 3 album in questo tempo mantenendo una qualità altissima?

Secondo me conta molto come vivi e tanto allenamento, perché negli ultimi tre anni riesco a stare molto di più in studio. È stato importante anche avere come punto di riferimento costante il K Studio di Kaizén, e avere i tempi scanditi da me. Ciò mi ha permesso di essere in studio spessissimo e di mettermi delle scadenze che sono riuscito a rispettare, mi metto ansia da solo, so che devo fare determinate cose; necessario cominciare a prendere quel ritmo lì, quello di scrivere tanto e quello di sapere che, oltre che una passione, è anche un lavoro. Serve esercizio, serve dedizione, probabilmente più scrivi e meglio scrivi, o comunque affini le tue capacità di scrittura, le tue capacità in studio, e mi sento di poter ammettere senza problemi di aver perso anche del tempo in passato non facendo ciò. Arrivo adesso a 30 anni con un certo tipo di maturità che ovviamente può ancora crescere, però ho avuto i miei tempi, sicuramente avrei potuto farlo con 5 anni di anticipo e saremmo qua a parlare di un altro tipo di carriera. Intanto, però, questa è la verità, ma in studio capita che con Kaizén mi guardo indietro e vedo che nel giro di un anno e mezzo ho tirato fuori praticamente una trentina di tracce, e non sono poche. Senza peccare di modestia, se vado a sentire queste trenta tracce, naturalmente per qualcuna penso che avrei potuto fare di meglio, perché con il passare del tempo si vedono le cose sempre più dall’alto, ma sono orgoglioso di tutto quello che è uscito.

Come ti vedi tu nel panorama italiano? Sei cosciente di aver fatto la storia del rap con pezzi che ormai sono classici o ti senti ancora un novellino?

Io sono cosciente e, qualche volta, penso che piano piano stia arrivando il periodo in cui io possa essere riconosciuto dentro la storia. Questo perché ho un certo tipo di passato e ho dimostrato, negli ultimi tre anni, di saper camminare con le mie gambe e con questo ultimo disco lo voglio mostrare ulteriormente. Ho raggiunto un’età che mi permette di guardarmi indietro e magari tra una decina d’anni sarò identificato come la vecchia scuola.

Meno di un anno fa, su lacasadelrap.com, parlammo dell’importanza del ricordare ai propri fan la propria esistenza, in un periodo dove ciò che viene richiesto all’artista è un numero immane di brani, collaborazioni e progetti, in quanto la musica si presenta come se avesse una data di scadenza. Pensi sia ancora così la situazione?

Io credo che in realtà non sia cambiato poi tantissimo nel corso di quest’anno, ma questo 2019 può cambiare ancora grazie ad eventi che, magari sono già avvenuti ma che, per adesso, non sono ancora visibili e tangibili poiché è passato troppo poco tempo. Io dal canto mio avevo deciso di essere molto produttivo, ed ho fatto uscire Terranova l’estate scorsa. Terranova è stata una prova che volevo fare, uno sfizio che volevo togliermi. Sicuramente comunque può essere stata un’ “esagerazione”, ho fatto fin troppo forse, però non rinnego assolutamente nulla, è stato bellissimo lavorare con amici. Diciamo che, tendenzialmente, per uno come me, fare un disco all’anno è quasi fondamentale, per riuscire a rimanere a galla in questo mare di tante offerte.
La domanda è sempre troppo alta e adesso che il rap è molto più popolare, viene anche ascoltato in maniera meno approfondita; vedremo se la domanda rimarrà così alta nonostante l’offerta sia troppo alta. In questo senso, come ho detto tante volte, la risposta è sempre quella di fare cose il più particolari possibili. Era fondamentale trovare il nostro suono, perché conosco benissimo il mio pubblico e quella che è la mia posizione, una posizione che coltivo e nella quale sto tranquillamente, ma nella quale so benissimo cosa posso o non posso fare e non mi posso permettere certo di sparire per tre anni.

Hai legato diversi brani a tuoi lavori precedenti, come Paracadute ft. Emis Killa con River Phoenix ft. Gemitaiz, perché questa scelta?

Qua c’è un legame che parte dal feat che feci con Gemitaiz in QVC4, e successivamente poi in River Phoenix ho citato volutamente una parte di Emis Killa di un loro feat. in QVC2. Quindi in questa canzone con Emis Killa ho voluto autocitarmi facendo riferimento alla mia parte nel brano con Gemitaiz. È un po’ un cerchio che si chiude.





In 07026 parli di fan che non comprano l’album, craccano Spotify e si ritengono fondamentali per l’artista. Cosa oggi finanzia realmente un artista al di là delle classifiche?

Io nel concreto riesco a far quadrare i conti. Non ho grandi dogane, non ho grandi passaggi da affrontare: ho un distributore che mi distribuisce l’album e si prende la propria percentuale per farlo e tutto il resto successivamente entra a me. Questo vuol dire che poi anche tramite i live riesco a star bene, “a camparci” e ad autofinanziarmi il disco successivo. E questo riesco a farlo anche tramite Spotify, che paga e i cui streaming vengono pagati giustamente. Il digitale sotto questo aspetto ci sostenta per quanto mi riguarda, però se tu non vieni ai live, non compri il disco fisico, mi ascolti e cracchi anche Spotify, allora lì non supporti mai l’artista.
Per l’artista è importante un ottimo connubio tra vendite (che comprendono anche gli streaming digitali) e live, devi avere un’ottima combinazione di queste cose.

A proposito di classifiche, perché la scelta, per l’uscita di Booriana di non fare firmacopie che, normalmente, pompano le vendite?

Ho notato che nel mio caso non cambiava poi tanto, ho sempre fatto ottimi numeri nelle città principali, però ho preferito direttamente fare i live. Voglio fare in modo che la gente venga ai live, se la gente mi vuole incontrare è lì che deve venire. Sono veramente tanto disponibile e poi ho visto che non sono l’unico ad aver fatto una cosa simile. Ho fatto in passato il firmacopie ma effettivamente la gente viene lì, ti fa firmare il disco, si fa una foto ma non c’è il tempo per interagire, tanto vale che vieni ai live così hai la scusa per sentire la musica e incontrarmi, ciò è fondamentale.

In Misunderstanding attacchi tutte quelle azioni palesemente ambigue e prive di senso del sistema in cui viviamo come la chiesa, la politica e i social (pedofilia, ignoranza politica, falsi divi nei social). Vorrei chiederti: qual è il più grande misunderstanding del rap italiano?

Che domandone! Francamente non saprei cosa citarti, il mio giudizio può essere un po’ fazioso a causa della mia condizione da “eremita” (nel senso che non frequento determinati ambienti), ma ci vedo poca umanità, sotto diversi punti di vista. C’è gente che per fare 2 views in più o per avere più successo, fa determinate scelte andando contro la coerenza. Sì, il misunderstanding più grande per molti è la coerenza! Per quello che ho visto io, ci sono delle persone che reputo molto vere, soprattutto per la posizione che hanno, che potrebbero essere molto più finte. Mi viene in mente Emis Killa che sotto questo punto di vista è veramente un grande.
Quando, e se, tutta l’incoerenza verrà a galla, noi quattro risate ce le faremo.