22 maggio 2019
Interviste

Scoprire noi stessi attraverso la musica: il Rinascimento di Laioung

>Loris Bellitto Loris Bellitto
Aprile 26, 2019

Repentina è stata la sua esplosione, con questa canzone, che pure lui forse è stato preso alla sprovvista. Ma Laioung non è mai sparito dai radar della scena urban, non solo italiana: dopo aver fondato la sua etichetta, RRRMOB, è andato in America per sperimentare e conoscere sia a livello di suoni che di culture. D’altronde, così non poteva non essere per un artista che fa della multietnicità una sua bandiera da sempre: nato da padre italiano e madre della Sierra Leone, ha sempre vissuto fin da giovane tra Londra, Parigi e, cresciuto, ha spiegato le ali verso Atlanta, Los Angeles e Canada.
Rinascimento è il suo nuovo progetto, un titolo che racchiude in sé l’approccio con cui Laioung si è affacciato a questa nuova avventura: rinascimento artistico ma anche musicale, racchiuso in dieci tracce (unico feat Diawel in Dentro un sogno) che lo stesso artista ci presenta!

Ciao Laioung e benvenuto su lacasadelrap! Flashback: tre anni fa esce Ave Cesare, poi abbiamo un po’ perso le tue tracce. Dove sei stato? Cosa hai fatto?

Laioung:«Ho costruito la mia etichetta, ho registrato forse 150 canzoni, ho visitato posti del mondo che non avevo visto prima, anche oltreoceano mi sono fatto conoscere. È stato fondamentale imparare dal boom di quei tempi, sentivo come se avessi fretta di farmi conoscere a tutti quando ero appena arrivato. Ora con Rinascimento voglio dare vita alla trap musicalmente, la nascita del me artista, il rap cantato con la melodia al centro di questo cosmo.»

Facciamo un piccolo passo indietro: sei stato premiato dal Los Angeles Film Awards per il video di Iceberg e poche settimane fa sei stato sulla copertina del Venerdì di Repubblica in merito agli artisti di seconda generazione. Vuoi parlarci di questi due importanti riconoscimenti?

«Sono molto grato ed entusiasta per piccoli e grandi trofei e riconoscimenti. Andare negli USA e ricevere un premio per best music video è stato fantastico, un sentimento indescrivibile. Poi fare una canzone per il marchio Iceberg è stato bello, noi possiamo fare la trap e l’hip-hop come gli americani, ma col nostro stile.
Cosa abbiamo noi che gli americani non hanno? La moda, lo stile che loro adorano, infatti i rappers americani spendono molti più soldi in grandi marchi europei che gli europei stessi.»

È cambiata secondo te la percezione degli italiani sui cittadini di seconda generazione?

«Una cosa è sicura: portano innovazione, essendo di seconda generazione sono più universali, hanno tendenza ad aprire di più la mente per interpretare stili moderni e portare questi stili in Italia. Adoro vedere la novità vincere, portare una nuova influenza, ed è anche questo l’obiettivo del mio album.»

Approfondendo il discorso su Rinascimento… Sei esploso con Giovane Giovane, invece adesso il primo singolo è Proteggimi: due tracce decisamente agli antipodi. Come mai questa scelta?

«Wow… Mi hai fatto fare un salto nel passato e prendere coscienza di ciò. Quando uscì Giovane giovane ero incosciente che sarei esploso: ho voluto solo fare uscire un brano tra amici… Rinascimento è stato invece introdotto da Proteggimi che più che un rap-slam com’era il singolo con Tedua e Izi è una poesia alla portata di tutti, una sorta di introduzione all’album, che è accessibile a tutte le età. Non ho mai detto parolacce nelle canzoni, ed ora ancora meno; penso che tipi di messaggio posso trasmettere, sia a piccoli che a grandi, sempre differenziando gli stili musicali





A dimostrazione di ciò ci sono molte canzoni più serie ed intime, per esempio penso a Papà o a Territorio. Ce n’è una a cui sei particolarmente legato?

«Un po’ tutte, guarda. Essendo cantautore, producendo la musica e scrivendo i pezzi ho dovuto tutti nutrirli di amore, come se fossero miei figli, per farli diventare semplici ed allo stesso tempo complessi: ogni canzone ha una tematica diversa cui tengo molto. Se analizziamo Papà è un grazie a mio padre che mi ha aiutato nella mia carriera musicale (“i tuoi insegnamenti mi hanno portato trofei”). Nella canzone Territorio invece dico “prima salva i tuoi cash, dopo blow and money fast” nel senso dai spazio ai tuoi sogni, e non dirmi non si può, nulla è impossibile. Mi hanno sempre detto che quello che volevo fare era impossibile, invece ce l’ho fatta.»

Com’è stato realizzare il primo disco interamente in italiano?

«Questa è una bella domanda, perché nel 2015, mentre ero in Canada, volevo fare qualcosa di incredibile, che non avevo mai fatto, mettermi in competizione con me stesso. La mia carriera in America già stava andando bene, stavamo costruendo i mezzi che oggi ci hanno portato dove siamo, ma allo stesso tempo avevo l’impressione che dovevo fare qualcosa per l’Italia. Qualcosa di fresco anche a livello di sonorità: è uscito Ave Cesare. Essendo italiano da parte di padre l’uso della lingua era molto sciolto e decisi di fare quell’album con influenze musicali del Canada e degli USA: un album in italiano ma americano. E da lì, con l’esplosione di Giovane giovane, senza aspettative, quell’album è stato un bigliettino da visita per chi non mi conosceva. Essendo nato senza aspettative è per quello che sto riportando lo stesso amore nell’universo, per vedere l’universo cosa mi darà con Rinascimento

Cosa vorresti trasmettere al pubblico con questo disco?

«Motivazione, consapevolezza, energia… Soprattutto queste cose qui, se abbiamo queste nulla può abbatterci. Ma soprattutto la scoperta di noi stessi: ognuno di noi ha una passione, se una persona non è appassionata o non riesce a fare della propria passione la sua vita c’è qualcosa che non va. Dobbiamo svegliare queste persone, così che possano essere anche loro appassionate e fare qualcosa, anche business, che si sveglino felici e portino qualcosa nel mondo, perché siamo tutti unici. Anche loro devono risorgere, rinascere come persone e scoprire quello che hanno dentro, così da ridare questo all’universo per essere in armonia.»

Hai fatto tutto da solo per quanto riguarda le strumentali? È molto più suonato e melodico rispetto al precedente.

«Ho fatto tutta la parte strumentale di basso e batteria. Poi ho avuto dei musicisti bravissimi, come il brindisino Antonio Bruno: nel suo studio abbiamo registrato 5 euro per morire, ha suonato la chitarra su Papà e Proteggimi. Mentre mio padre, Angelo Consoli, ha suonato il flauto in 5 euro per morire ed il sassofono in Proteggimi… È stato bello arrivare con produzioni musicali, testi scritti, arrangiati e registrati e dare spazio ai musicisti per dare un tocco di vita in più. In Territorio ho suonato personalmente un saz egiziano che ho lasciato come assolo a fine brano per trasmettere un’emozione acustica. Il fatto di evolvere la musica non è ritornata al passato, ma prendere la classica, ispirazione del passato, e reinterpretarla modernamente attraverso la musica commercialmente chiamata trap. Rendere moderna la buona musica attraverso culture diverse, perché come dice mia mamma la buona musica è per sempre.»

Dove avremo il piacere di vederti live?

«Ci saranno tante date, farò dei post social per promuovere gli eventi. Faremo un sacco di date in circostanze diverse, ma soprattutto non vedo l’ora di portare queste canzoni live dove possiamo fare la differenza anche emotiva. Canteremo sia le canzoni degli album precedenti che quelle nuove, faremo un bel mash-up per portare emozione al pubblico.»