05 dicembre 2019
Interviste

Spazio alla musica con Case Vuote di Valentini

>Davide Buda Davide Buda
Giugno 21, 2019

Nella scena musicale italiana capita spesso che DJ che tendenzialmente si muovono verso l’elettronica e la dance incontrino il rap nel loro percorso. Uno di questi DJ è sicuramente Valentini, produttore negli ultimi anni di diversi singoli di En?gma, ma non solo. Verso i primi mesi del 2019 è uscito il suo album dal titolo Case Vuote, un album del tutto particolare e soprattutto privo di contaminazioni rap. Un po’ per curiosità un po’ per piacere personale ho deciso di scambiare quattro chiacchiere con l’artista e quello che segue è il risultato.

Hai pubblicato da poco l’album Case Vuote. Cosa ti ha spinto a voler creare un album quasi interamente strumentale?

Case Vuote è un album molto personale. Parla molto di me e, principalmente, del mio rapporto controverso con la solitudine: condizione che amavo prima di trasferirmi a Milano e che ora, invece, cerco di tenere alla larga. L’album, infatti, è stato prodotto a cavallo tra gli ultimi mesi nel mio paesino natale e l’arrivo a Milano. Volevo che mi rispecchiasse a pieno. Per questo motivo 11 tracce su 12, non hanno featuring.

Hai collaborato con personaggi fondamentali della scena rap italiana; perché invece non troviamo in questo lavoro nemmeno un rapper?

Principalmente per il discorso di prima. Volevo che a parlare fosse soltanto la musica e, probabilmente, sarà così anche in futuro.

Mi hai raccontato che l’album è stato creato con suoni semplici e quotidiani. Cosa ti ha ispirato e come ti è venuta questa idea?

Ho lavorato molto sui suoni. Cercavo originalità. Quindi nessun sample o campione. Ogni cosa che ascolti nel disco è suonata. Per “suoni quotidiani” intendo ad esempio un pacco di biscotti. So che fa ridere, ma molte parti ritmiche dell’album sono state create registrando oggetti che avevo intorno.

L’ultimo tuo video è I Woke Up Early, raccontaci come è nata l’idea e perché questa scelta.

Il video di I Woke Up Early è stato girato interamente a Milano in un giorno nuvolosissimo. In linea con il concept dell’album, anch’esso parla di solitudine ma nel senso più comune (e forse anche più banale), ovvero la solitudine dopo la fine di un rapporto.





DJ da diverso tempo di una delle emittenti radio più note in Italia. Esco dagli schemi e tematiche dell’intervista e ti chiedo: cosa pensi della musica che passa in radio?

Credo che nelle radio passi la musica “pop” (che, ricordiamolo, non è un genere musicale). Ogni Paese ha il suo genere “pop”. È naturale che sia così. Io, personalmente, apprezzo molto quello che passa in radio (specie in questo periodo di boom it-pop).

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