17 agosto 2019
Interviste

Il rap esoterico di Rakno

>Davide Buda Davide Buda
Luglio 03, 2019

“L’alchimia serve a separare il vero dal falso”, così recitava Paracelso, grande alchimista e padre della medicina, in una sua opera e mai parole furono più azzeccate in questo contesto. Alchimia è il nuvo progetto di Rakno, un Ep dalla durata di 11 minuti circa che scava in maniera tanto complessa quanto semplice e veritiera lo spirito dell’artista, collegandolo alla sua città natale, Torino. Un progetto vero, fatto di vita e di realtà, mostrando come oggi Rakno sia assolutamente uno degli artisti più complessi e completi del panorama underground torinese, e non solo.

Così tra magia, esoterismo e cultura, l’umanità dell’artista trascende ogni aspetto, in un Ep che non stanca mai e che ha tanto da raccontare, un po’ come Rakno, che di seguito ci presenta in 5 domande il suo progetto.

Da cosa nasce Alchimia e chi ti ha aiutato in questo processo alchemico? 

Il mio processo alchemico, in realtà è ancora costantemente in atto. Nasce da Torino ed è un lavoro che attinge a piene mani dal passato esoterico di questa città. L’aiuto mi è stato dato da due diversi producer, uno torinese doc (808ER) e l’altro napoletano (RED 1) entrambi, però, credo che abbiano colto pienamente le sfaccettature alchemiche.

Possiamo dire che con Alchimia hai trovato la tua pietra filosofale, o come ogni alchimista sei ancora in cerca delle formula perfetta? 

In realtà la pietra filosofale non l’ho ancora trovata, però sto sciogliendo e manipolando gli elementi nel mio crogiolo e sono fiducioso, un giorno la troverò! O esploderò durante qualche esperimento sbagliato.

“Noi possiamo più di quanto sappiamo, benché tutto non sia permesso, tutto è possibile”. Così si apre il tuo EP, con positività e negatività che si contendono l’incipit, andando a creare una neutralità pacifica che porta a un’estrema tensione conoscitiva per l’ascoltatore. Perché questa scelta stilistica e dove nasce Alchimia? 

Mi fa piacere che tu l’abbia notato! La verità è che sono un relativista convinto… cioè il male e il bene – così come il positivo e il negativo- non esistono nella loro concezione statica e immodificabile. C’è un po’ di bene nel male e un po’ di male nel bene, esattamente come nella visione dell’antica filosofia cinese dello yin e yang.





Vorrei chiederti come sei riuscito a collegare le tre essenze elementari alchemiche (Zolfo, Mercurio, Cloruro di sodio) ai concetti trattati nei tuoi brani. 

Lo zolfo è il simbolo maschile del sole, del fuoco e dell’attività, nonostante io abbia deliberatamente deciso insieme a 808er di usare delle sonorità oscure; credo che nella velocità e nella dinamicità del pezzo si riesca ad intuire la sensazione dell’attività maschile.

Mercurio, al contrario, è più riflessiva, più pacata in qualche modo – se vogliamo- più femminile; il mercurio è collegato alle qualità della passività, dell’acqua e della femminilità per cui ho cercato di dare un senso di pacatezza e di passività – anche se trovo che la femminilità sia per certi aspetti molto attiva – ho cercato di dare questa sensazione con lo stile strascicato delle rime, il sound “acquoso” e il messaggio finale “il mio soffitto è il miglior show degli ultimi vent’anni”.

Il cloruro di sodio è il terzo elemento che fu aggiunto da Paracelso a posteriori, per lui il sale aveva la proprietà della solubilità e insieme agli altri due permetteva di trasformare lo zolfo in oro.

Io l’ho interpretato come sintesi dei due brani precedenti, infatti si possono ritrovare elementi dell’uno e dell’altro in questa canzone. L’attività e la mascolinità ma anche la forza della femminilità, così come la passività e la fragilità.

L’EP si chiude con il pezzo Nigredo, antica fase alchemica in cui la materia dissolve se stessa (da qui immagino la scelta di porre il brano come conclusione del disco) e, al contempo termine col quale Jung individuò la notte oscura dell’anima, ossia quando un individuo è condotto a confrontarsi con l’Ombra dentro di sé. Cosa rappresenta, per Rakno, l’Ombra?

È proprio così. La materia dissolve se stessa; Nigredo è la fase al nero ma è anche il primo passo iniziale del percorso di creazione della pietra filosofale. Trovo che Jung abbia colto benissimo il senso di questo termine, il paragonarlo alla notte oscura dell’anima, ai propri fantasmi e alle proprie ombre è proprio un concetto con cui mi ritrovo pienamente d’accordo.

Partire dalle proprie paure, dalle proprie sozzure, depravazioni e incubi per costruire su di loro… utilizzarli come motori primari è una delle principali chiavi di lettura con cui si approccia anche alla terapia medico-psicologica. Bisogna riconoscersi nelle proprie devianze anche se, dalla società, vengono combattute con forza, perché tutto ciò che si pensa – o si prova – è legittimo…