17 agosto 2019
Interviste

L’universo di Skioffi racchiuso in Benjamin

>Chiara Cinti Chiara Cinti
Luglio 04, 2019

Il 3 Giugno 2019 Skioffi pubblica l’album Benjamin per No Face. Il progetto racchiude tutte le abilità di cui Giorgio Iacobelli, questo vero nome dell’artista, è in possesso. Benjamin è infatti interamente prodotto dall’artista, che si riconferma come una delle figure jolly del rap game. All’interno di questo album, possiamo trovare collaborazioni con Slava, Pedar, Blue Virus e Garcia pá, che danno un valore aggiunto ad un lavoro, già di per sé, completo. Incuriosita da questo titolo originale, ho scambiato due parole con Skioffi, per riuscire a capire qualcosa in più di questo artista così eclettico.

Come stanno andando i primi incontri con i fan?

Essendo completamente indipendente, non stiamo portando il disco in molte città d’Italia a livello di show; la stessa cosa vale per gli instore. Confido, però in una crescita, così da poter raggiungere con i miei lavori più persone possibili e renderle felici.

Benjamin è un titolo molto specifico e particolare per un album. Da dove prende origine?

Benjamin, perché in queste 13 tracce ci sono tutte le sfumature e le esperienze che si possono incontrare all’interno di un intero percorso di vita. Essendo io, in primis, un eterno Peter Pan, se dovessi arrivare ad un’età non indifferente, nei limiti del possibile continuerei sempre a giocare e a vivere quello che mi resta vivendo dell’essenza delle piccole cose. Le piccole cose sono le particelle che rendono grande un universo.

Com’è nata la collaborazione con Slava? Ci sarà un seguito a questa affiatata intesa?

Con Slava ci siamo conosciuti su Instagram scambiandoci complimenti. Con il tempo siamo arrivati a pensare di fare una traccia insieme e da qui è nata Yes sir. Non so il futuro cosa avrà in serbo per me, magari rifaremo qualcosa insieme o magari cambierò totalmente stile da non riuscire più ad intonarmi con il suo.

Ascolta Yes Sir featuring Slava

Nonostante sia eterogeneo a livello di testi, Benjamin sembra discostarsi nettamente dai singoli che lo hanno preceduto. Stai mettendo una linea di demarcazione sulla tua carriera?

Penso semplicemente che sia arrivato il momento di giocare seriamente. Reputo la scena rap italiana estremamente pietosa sia nello schermo che nel privato. Preferisco allontanarmi da tutto lo schifo che mi circonda iniziando a fare quello che mi riesce meglio: suonare e far emozionare le persone.





È difficile inquadrare la direzione che vuole prendere la tua carriera, come l’album stesso. Qual è l’elemento fondamentale che intendevi mettere in luce in Benjamin?

Non c’è nessun elemento fondamentale. Ogni traccia è una parte di me che si stacca dal mio cuore per andare mettersi in mostra, dopotutto mi chiamano jolly proprio per questo. Amo fare tutto e seguire il mio istinto.

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Killer invece è stato il tuo modo di rispondere a delle pesanti accuse che ti sono state mosse contro e Charles Manson ricorda molto Yolandi, come crudità dei testi. Come mai secondo te una fetta di pubblico ti fraintende?

Essere bigotti non è una novità. Se non viene capita una canzone il problema è il loro, probabilmente siamo solo di generazioni diverse. Quando fai tante cose belle, le persone se le dimenticano. Quando arrivi a fare UNA sola cosa, magari apparentemente sbagliata, le persone se la ricordano a vita. Funziona così.

Hai prodotto interamente da solo l’album. Hai collaborato con chiunque, da Achille a Gemitaiz, sei al fianco di Rancore da anni. Sei un artista a 360°, da dove nasce questa esigenza di indipendenza?

C’è il monologo del caffè di Eduardo De Filippo dove, ad un certo punto, c’è una frase che sembrerebbe essere perfetta per me. Nel monologo Eduardo si trova sul suo balcone bevendo il suo caffè, parlando con il professore che si trova al balcone di fronte a lui:

Anzi, siccome, come vi ho detto, mia moglie non collabora, me lo tosto da me. Pure voi, professo’?… E fate bene… Perché, quella, poi, è la cosa più difficile: indovinare il punto giusto di cottura, il colore… A manto di monaco… Color manto di monaco. È una grande soddisfazione, ed evito pure di prendermi collera, perché se, per una dannata combinazione, per una mossa sbagliata, sapete… ve scappa ‘a mano ‘o piezz’ ‘e coppa, s’aunisce a chello ‘e sotto, se mmesca posa e ccafè… insomma, viene una zoza… siccome l’ho fatto con le mie mani e nun m’ ‘a pozzo piglia’ cu’ nisciuno, mi convinco che è buono e me lo bevo lo stesso.

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Chiara Cinti
Il mio primo incarico fu quello di costruire le navi che portarono gli Achei a Troia, ma con la crisi che c'è, ho preso a farne solo di carta e di dimensioni microscopiche. Assidua mangiatrice di lasagne e libri. Probabilmente sono l'anima gemella di Hannibal Lecter. Dite Mellon ed entrate.