14 ottobre 2019
Interviste

Owsir presenta Spirito Sardo

>Davide Buda Davide Buda
Luglio 09, 2019

Owsir, rapper di origine sarde, ha da poco pubblicato il suo ultimo progetto dal titolo Spirito Sardo, un connubio tra rap e Hip-Hop che cerca di dare voce alla scena sarda all’interno di un contesto molto più ampio. Si tratta di un album serio, dalle note riflessive che non lascia spazio alle canzonette.

Un progetto nudo e crudo, senza fraintendimenti, diretto e senza giri di parole, in perfetta coesione con lo spirito sardo che alberga in lui.

Ecco l’intervista per lacasadelrap.com!

Vorrei iniziare la nostra intervista partendo dal titolo del tuo progetto e chiederti cos’è per te, oltre al tuo disco ovviamente, lo Spirito Sardo.

Spirito Sardo racchiude in sé tantissimi significati, ho dato questo titolo al progetto per sottolineare l’unità che dovrebbe esserci tra noi sardi, che invece clamorosamente manca e non solo in ambito musicale. Spirito Sardo perché comunque, per quanto poco abbia potuto girare il mondo, un sardo lo si riconosce, è difficile spiegare il perché è così e basta. È un ripartiamo da quel che siamo, con l’animo che ci ha sempre contraddistinti, collaborativo, mai stanchi, di inventiva e valore, e testa da primato non da ruota di scorta. Spirito Sardo nello specifico è un pezzo che tratta le tematiche di tutti i giorni, quello che la gente pensa ma non dice, il bigottismo della chiesa, le nuove generazioni che non sanno fare musica e vengono apprezzati per prodotti di bassa qualità artistica, le strutture che gestiscono il nostro territorio per nulla valorizzato ed anzi penalizzato. Come in Sardo D.o.c. è un canto di protesta, ma con 10 anni di maturità in più alle spalle.

Mi ha colpito decisamente il brano Fanculo, non tanto per il titolo, piuttosto per il contenuto. Un attacco alla perdita di radici nel mondo rap, che mira sempre maggiormente ai numeri. Cosa ha fatto scaturire in te questo bisogno di dire a tutti costoro “Fanculo”?

Sai, il pezzo nello specifico è il più vecchio tra tutti, mi son ritrovato dopo anni di silenzio ancora una volta tra me e me, ho passato tanto tempo solo a lavorare abbandonando la musica.
Fanculo nasce dai commenti ricevuti: “non stai a tempo sul rullante, è un pezzo di 10 anni fa, non fai tricks particolari di metrica” ecc., da qui poi ho guardato una serie di situazioni, pezzi e condizioni che mi hanno fatto dire “fanculo”, criticando attivamente tutto ciò che penso e che pensa tanta gente, ma che non dice.
È una critica, sì, assolutamente, suono tanti generi, anche i più moderni, ma ogni cosa ha il suo spazio ed il suo nome, il rap è rap, non è nient’altro.
Il pubblico musicale si sposta sulle nuove generazioni perché sono i più soggiogabili attraverso tv e social media, una minaccia velata del stai con noi o contro di noi che porta inesorabilmente ad una paura di non essere integrati, così come l’abbigliamento, i testi, le musiche e le cantilene con l’autotune, i ragazzini fanno la fila di fronte ad una telecamera per valutare quanti soldi “vestono” per imitare i propri miti, 5k euro di roba su un marmocchio di 13 anni è da pazzi, oltre al fatto che son vestiti anche male!
Si son perse le radici, e anche chi dovrebbe mantenerle vive non si sforza. In Fanculo faccio un riferimento a tutto questo anche dicendo “lobotomizzami la minchia con le tue rime spicce, in tv è il reality del pettina pellicce, l’hip hop è morto e c’è chi te lo dice, ho un formulario di rime massicce, RIMEssiticce”.
È un chiaro riferimento, mi metto sul piano di chi dovrebbe far rifiorire questa cultura per bene anche se non ho il seguito per farlo realmente, e chi ce l’ha non fa, se non pochissimi, quindi ancora fanculo!





Collegandomi alla precedente domanda ti pongo un quesito: il tuo è un album Hip-Hop nell’era anti Hip-Hop per eccellenza, sempre meno giovani credono in questa cultura ma ne ascoltano i ritmi. Il tuo essere Hip-Hop grazie a cosa sopravvive?

Non sono mai stato uno che stava a guardare solo l’ambiente italiano, penso sia questo il punto. Ho guardato palchi di rapper da 15 anni a questa parte ed ho visto la decadenza, ricordo tutte le jam fatte sul lungomare della mia Cagliari, gli artisti che interagivano umilmente, l’unione e la carica che dava quel genere.
La voglia di scoprire nuova musica, l’ascolto seriale dei pezzi e di qualunque novità ci capitasse tra le mani, ha sicuramente lasciato un segno indelebile e di crescita anche nel mio percorso musicale, ed ancora oggi cerco di scovare quanti più artisti e pezzi posso, cerco collaborazioni e confronti genuini come si faceva un tempo. L’avvento di internet mi ha aiutato sicuramente ad allargare gli orizzonti, capire che non per forza questo ritmo hip hop deve morire, magari qui, magari in Italia, ma ci sono zone nel modo dove il vero hip hop spacca ancora, dove si fanno ancora live con i controcazzi, dove c’è ancora quell’Hype.
Spirito Sardo è volutamente un disco, sporco, grezzo, e com’è il vero hip hop, è un ritorno alle origini voluto, ho tanta roba in cantiere ma so che non si è pronti per questo ancora.

Quanto la tua musica è influenzata dall’essere sardo per tematica e per stile?

Curiosamente non ci ho mai pensato! Ho dato peso a questo aspetto ultimamente, quando BM Records (che ha pubblicato l’EP), in una diretta fatta da Alfre D’ da esterno ha analizzato con poche parole il timbro ed il modo di rappare, il beat soave e maestoso di Spirito Sardo.
Mi ha fatto piacere, ho salvato la diretta e l’ho pubblicata sulla mia pagina.
Per quanto riguarda le tematiche, da buon rapper, parlo di robe che vivo, che vedo e di cui nutro interesse, quindi naturalmente le mie tematiche sono collegate al mio vivere in Sardegna ed al mio essere, ora vi parlo da Londra, e sicuramente se dovessi scrivere qualche pezzo potrò inserirci qualcosa dall’oltre isola.
Penso che lo stile si sia conformato con lo starter della sola possibilità che si aveva di sentire la musica che arrivava in Sardegna, avendo comunque il mare che ci allontanava dallo stivale. Non bastava prendere un treno per sentire artisti diversi, son cresciuto con il rap americano, ed isolano. Con alcuni dell’isola che ho seguito dall’era dei tempi ci ho anche collaborato, ad esempio ho prodotto Kingaiè ON THE MIC 2, e spero che qualche altro progetto possa prender piede.

Come sta andando il progetto a qualche mese dalla sua pubblicazione?

Ahimè, il progetto devo essere sincero, non va come mi aspettavo, le persone spesso che ti stringono la mano o parlano bene di te in giro non le vedo attive nel sponsorizzare il tuo progetto. Ma son fiero dei risultati, i miei “25 lettori” sono ascolti reali come quelli che nel 2000 si facevano senza Youtube, ho ricevuto ottime critiche, buoni supporti e belle parole da persone che hanno creduto che tutto ciò potesse funzionare.
Dovevo mettere una bandierina d’inizio, e questo l’ha capito Mastafive che mi ha dato l’opportunità di pubblicare in BM Records ascoltando il progetto e non guardando i numeri, e per questo vorrei ringraziarlo.

Possiamo già parlare di progetti futuri o è ancora presto?

Attualmente, sto collaborando a NY con il rapper Mr.Hyde, abbiamo pubblicato un singolo VERSES FROM AN UNQUIET GRAVE che sarà sul suo disco da solita, ed è già quasi pronto un secondo singolo sempre prodotto da me.
Sul suo disco ci saranno altri artisti di spessore, spero dunque che prendano vita altre collaborazioni e non posso aggiungere di più.
Ho in lavorazione, per il rap italiano, un altro progetto, ma è ancora presto per parlarne, certo è che per i prossimi mesi lavorerò ad un nuovo disco Owsir, di sole strumentali semi-sperimentali, ambient dalle influenze hip hop, è già a buon punto spero che nel giro di qualche mese possa concretizzarsi e trovare anche un etichetta per la pubblicazione. Le sperimentazioni elettroniche pubblicate sui canali Striptx che ho fatto hanno portato tantissimi ascolti, in alcuni casi sono arrivato anche a 500k, quindi sto pensando di continuare anche con i remix e spingermi ancora su quel fronte parallelamente.

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