20 settembre 2019
Interviste

Rancore racconta Musica per bambini, un anno dopo

>Cristina Breuza Cristina Breuza
Luglio 11, 2019

Più passa il tempo e più Tarek non ha bisogno di presentazioni, dai dischi con DJ Myke, che hanno già lasciato il segno, al suo ultimo e fortunato lavoro da solista Musica per bambini.
L’attitudine di Rancore negli anni non è cambiata, vederlo affrontare il palco dell’Ariston con lo stesso mood di sempre fa capire che davanti abbiamo un artista consapevole, che non muta in base alla situazione.
Ha puntato tutto sul suo ultimo disco, dalle rime ai soldi per la produzione, senza garanzie, senza aspettative, senza nulla da perdere.
A un anno di distanza dall’uscita di Musica per bambini abbiamo incontrato Tarek in occasione del Flowers Festival di Torino e abbiamo tirato le somme.

Musica per bambini, un anno dopo…

Sicuramente le cose sono cambiate, ed era quello che volevo. Questo disco è un disco di rottura rispetto a un blocco, o meglio a una campana di vetro, che sentivo tutto intorno a me sia dal punto di vista personale, sia musicale.
Era un periodo un po’ strano quello in cui ho scritto Musica per bambini. Sembrava, infatti, come se non ci sarebbe stato nulla dopo. Però poi, quando è uscito – sarà che l’ho scritto senza nulla da perdere, sincero appunto come un bambino – ho percepito che le cose stavano iniziando a cambiare pian piano.
Dopo un anno ho fatto cose che non avrei mai pensato di fare, sono andato in posti in cui non sarei mai immaginato di andare, creando anche una sorta di network artistico. Ciò mi ha permesso di crear connessioni e di scambiare idee. Sono successe un sacco di cose: da Sanremo, al Primo Maggio e al Premio Tenco, ad esempio.
Anche la stessa esperienza sanremese sarebbe stata diversa se prima non ci fosse stato un album come Musica per bambini, sempre se ci sarebbe stata… molto probabilmente non ci sarebbe nemmeno stata.

Pertanto è un disco che mi ha dato più soddisfazioni rispetto a quello mi sarei immaginato! Perché ha portato ad upgrade generale molto grande, considerato il poco tempo dal quale è uscito. Anche dal punto di vista del concerto: inizia ad avere un aspetto molto diverso e molto più grande rispetto a prima, anche rispetto alle prime fasi di uscita del disco.
Questo è positivo: vuol dire, infatti, che tutto quello che volevo dire dentro al disco è arrivato e che quel “pugno che volevo dare” è arrivato dritto in faccia.

Sanremo – Argento vivo

La divisione tra underground e mainstream io non l’ho mai fatta granché, né quando ero nell’underground – in cui ancora sto – né quando ho “toccato” un palco come quello di Sanremo, in cui solitamente ci va quello che viene considerato mainstream.
In realtà, quindi, sia sul palco di Sanremo, sia al Brancaleone io non ho mai fatto questa differenza. Questo si vedeva, cioè: sul palco di Sanremo o del Primo Maggio era come se fossi al Brancaleone. Quello che vedo è il prendersi il rischio di fare delle cose, per la mia posizione, per il nome che porto: Rancore! Inevitabilmente proprio per questo nome sarà sempre underground; il rancore è comunque un sentimento nascosto, quindi, è underground.

L’aver preso il rischio di mostrarsi ad un pubblico che poteva anche non comprenderti, cercando di farlo in un modo puro, diretto e sincero e averlo fatto poi nel momento in cui ti vedono più persone, è normale che più persone si avvicinino a quello che fai. Il disco stava già andando bene anche a livello di live, che erano sold out! C’era già una patina meno underground. Il disco l’ho chiamato Musica per bambini proprio per questo: voleva essere una critica a quello che è definito mainstream. Quando critichi, giustamente, ti fai anche un po’ sentire e le persone iniziano ad ascoltare quello che stai dicendo.
Diciamo che sarebbe stato un po’ anomalo se non fossi stato un pochino in ansia dentro; però la mia massima soddisfazione è stata quello di essere rimasto underground, incappucciato pure là.





Il tour

È un tour nato il maniera simile a quelli che avevo fatto per i dischi precedenti, quindi nei locali e nelle situazioni in cui poteva essere capito quello che io facevo. Durante il tour ho scelto di investire tutto, nel senso: far sì che la musica alimentasse la musica.
Tanto stavo talmente a zero con tutto, anche economicamente, che a quel punto qualsiasi cosa veniva potevo re-investirla su questa cosa. Per me era come una sorta di “salvezza”. Quindi sono partito con un band composta da alcuni musicisti, senza batteria, poi ho cercato di implementare lo show facendo sì che il tutto diventasse sempre più d’impatto. In questo modo la gente che pagava il biglietto, anche se veniva a vedere lo spettacolo dello stesso artista, avrebbe visto qualcosa di completamente diverso.
Dobbiamo partire quattro ore prima e poi siamo molti più di prima, poi anche dal punto di vista tecnico si è ingrandito, anche dal punto di vista sonoro non è più lo stesso, così come a livello scenografico: la scenografia è studiata seguendo il concept del disco. Pertanto lo spettacolo è molto articolato e raggiunge quasi un livello teatrale. Per questo a volte lo spettacolo è anche più grande ed elaborato, oppure matto rispetto al posto in cui avviene!
Quello che porto non è solo un concerto, è un messaggio, un concetto: quindi si cerca di creare uno spettacolo che non solo intrattenga, ma che faccia anche pensare, investendo tutto quello che hai a disposizione, rischiando alle volte, essendo un’autoproduzione!

L’ansia durante la produzione, il prossimo passo.

Non lo so, adesso voglio concentrarmi sul tour; sicuramente ci saranno delle ansie, dei dubbi e delle domande diverse rispetto a quelle avute prima; ci saranno delle questioni e dei pensieri diversi rispetto a quelli che mi sono posto in precedenza.
Prima il dubbio generale era: che cosa sarebbe accaduto da un minuto all’altro? Adesso ho una coscienza maggiore data anche dall’esperienza, data anche da questo lavoro. Pur chiamandosi Musica per bambini, alla fine di questo disco sono cresciuto abbastanza e ho fatto tesoro dell’esperienza fatta durante questo anno, sia per quanto riguarda gli errori che posso aver fatto, sia per le cose giuste. Queste devo replicarle ancora, magari in modo migliore!

Nuovi supporti? Libri, film? Qual è il tuo viaggio?

In realtà il trip ce l’ho, ma sto lavorando con passione, e tanto, su quella che è la chiusura di questo tour e quella che è la chiusura di questo disco. Per ora non ho cose da dirti… però sicuramente un aspetto extra musicale, che sempre si riaggancia a quello che faccio, lo si percepisce nei miei concerti. In questi io faccio dei monologhi, parlo e uso costumi. Tutto questo serve a completare quello che racconto nelle canzoni.
Se mi dicessero “scrivi un libro” sarebbe diverso: intanto ci metterei tutto me stesso, e seconda cosa andrei a completare un qualche cosa in modo che le canzoni siano ancora più accessibili, comprensibili e che aprano altre finestre ancora.
Scrivere un libro è una di quelle cose che vorrei fare! Sarebbe bello, avendo già nei testi una base molto narrativa, ma è un progetto lontano.

Quanto a produzioni cinematografiche… il 18 Luglio esce al cinema Skate Kitchen. Racconta la storia una famosa crew di NY; è una produzione indipendente americana e alla fine ci sarà l’inedito videoclip di Skatepark estratto appunto da Musica per bambini, disponibile in esclusiva solo al cinema nel periodo in cui il film sarà in rotazione.

Sono contento anche per un fatto personale: io sono un grande amante dello skateboard!