17 agosto 2019
Interviste

Funk Shui Project & Davide Shorty: oltre la Visione

>Simone Sgarbossa Simone Sgarbossa
Luglio 12, 2019

Cavalcando l’onda del successo dell’album Terapia di gruppo che li vede protagonisti in vari concerti in giro per l’Italia, i Funk Shui Project e Davide Shorty hanno pubblicato il nuovo singolo Visione, anche in versione strumentale. Ecco tutto quello che non sapevate a riguardo.

Il numero di date dei live e il coinvolgimento che state ottenendo sono la prova di come il connubio Funk Shui Project e Davide Shorty non solo funzioni, ma sia riuscito anche ad offrire qualcosa che finora era mancato. È stato un processo naturale o avete dovuto lavorarci più di quanto si possa pensare?

La cosa ci riempie di gioia, vedere completi sconosciuti che trovano uno specchio nella nostra musica è la vera soddisfazione. Probabilmente non sono in molti a proporre sonorità del nostro tipo, ma ciò ci rende ancora più orgogliosi nel non sentire il bisogno di omologarci.

Lavorare insieme è stato più che naturale, anche se talvolta un po’ doloroso, visto che i brani di Terapia di gruppo sono nati da un momento di profondo disagio e depressione nelle nostre vite. Ci siamo fatti forza a vicenda, trovando una vera e propria famiglia su cui poter contare. È normale che ognuno di noi abbia la propria personalità, talvolta ci si scontra, ma sempre con tantissimo rispetto. Tutti noi stiamo imparando a voler bene prima a noi stessi per dare del nostro meglio, non solo all’interno del collettivo, ma anche nella vita in generale.

È chiaro che ogni percorso individuale ha una ricerca e uno studio meticoloso, ognuno di noi ha il proprio “struggle”, ma nel ritrovarci a fare musica tutto nasce davvero nel modo più naturale.

Vi aspettavate un riscontro così immediato sia dal pubblico che dagli addetti ai lavori?

Quando abbiamo finito il disco non vedevamo l’ora di suonare dal vivo.
 Per noi è importantissimo che le persone possano sentire a pieno la carica energetica delle canzoni dal vivo.
Abbiamo cercato di non crearci aspettative, anche se ovviamente speravamo che il nostro viaggio fosse compreso, ed oggi sentirsi compresi e addirittura appoggiati in qualcosa che non ha alcun filtro e che non segue alcuna logica di mercato è sicuramente una grande vittoria personale.





Nonostante gli impegni per la promozione dell’album avete deciso di pubblicare un nuovo singolo. Possiamo aspettarci una futura continuazione della vostra collaborazione?

Suonare insieme e girare l’Italia ci ha dato la possibilità di conoscerci ancora più a fondo, quindi il processo creativo ne ha tratto grandi benefici.
 Tra una data e l’altra capita di fermarsi e sentire il bisogno di raccontare le esperienze vissute, per fotografarle ed assorbirle totalmente.
Natty e Jeremy avevano già una nuova cartella di beats pronti a fine aprile, e tutta questa bellezza non può andare sprecata.

Non vogliamo anticipare niente, ma pensiamo sia abbastanza ovvio e visibile che non sia finita qui.

Visione è un’ulteriore sperimentazione di sonorità e attitudini rispetto agli altri brani presenti in Terapia di gruppo. Com’è nato il brano e perché la decisione di pubblicarne anche la versione strumentale?

In tutti noi c’è una forte componente reggae, e l’idea di portare quelle sonorità nel progetto era nell’aria da un bel pezzo. Il brano è nato inizialmente da un campione di Delroy Wilson che poi abbiamo preferito risuonare da zero (magari dal vivo qualche volta lo suoneremo con il campione). Il testo è pieno di gratitudine per quest’esperienza che stiamo vivendo, e vuole al contempo esorcizzare alcuni demoni del passato e del presente nel prendere coscienza delle circostanze in cui ci troviamo oggi in Italia. 
Una vacanza sonora impegnata per così dire. Ci piace impegnarci anche quando siamo in vacanza!

Il tutto è stato scritto e registrato in un paio d’ore, quindi direi proprio che tra di noi c’è una chimica naturale.
Abbiamo deciso di pubblicarne anche la strumentale restando in tema con l’immaginario reggae del singolo 45 giri con la strumentale sul lato b. Purtroppo, non potendo stampare una versione fisica, ci siamo tolti lo sfizio almeno sul digitale.

Chiunque voglia provare a metterci su le proprie liriche o a cantarci su si senta il benvenuto!

Le regole del mercato discografico impongono, quasi, la pubblicazione di una versione deluxe del disco per portare nuova linfa vitale al progetto. Perché non avete usato questa logica pubblicando un repack dell’album con all’interno quest’ultimo singolo e altri inediti?

Abbiamo una mentalità un po’ old school. Ci piace lavorare in analogico, comprare i vinili e suonare senza sequenze, quindi direi proprio che anche le nuove regole di mercato le rifiutiamo a priori. Riproporre la stessa solfa con pacchetto diverso ci suona un po’ ridondante e dato che i tempi sono in continuo mutamento, preferiamo fare nuova musica per trovarne il nuovo riflesso.

Il tour, che proseguirà anche per questi mesi estivi, vi avvicinerà alla data d’uscita dell’album che compirà un anno il 21 settembre. Avete pensato a qualcosa di speciale per quel giorno? Magari un ultimo concerto-evento?

Non abbiamo ancora pensato a come festeggiare un anno di Terapia.
 Qualcosa ci inventeremo, nel frattempo ogni concerto è una festa.

Al momento pensiamo a godercela.

 

Viviamo in un’epoca in cui gli album e i progetti ad essi legati si esauriscono nel giro di pochi mesi. Invece Terapia di gruppo, da quasi un anno, lo suonate ancora in giro per l’Italia. Qual è secondo voi il punto di forza del progetto che ha fatto sì che questa longevità fosse possibile?

Non credo ci sia una ricetta che assicuri longevità, ma certo è che quando qualcosa nasce dalla verità e dall’amore verrà poi percepita in modo più intenso. Dal canto nostro siamo pessimi bugiardi, suppongo che se ci mettessimo a fare qualcosa che non ci rappresenta a pieno si vedrebbe subito e non funzionerebbe per nessuno, né per noi, né per il potenziale pubblico.

Ciò che ci ha stupito sicuramente è vedere ascoltatori fedeli ritornare ai concerti per ritrovarsi nelle parole e nelle sonorità, chi viene a vederci dal vivo lo racconta agli amici, e il passaparola diventa una piccola arma di contagio musicale. Tante persone ci hanno scritto per ringraziarci di averli tirati su. Avere un’influenza positiva su completi sconosciuti e parlare loro come fossero amici di vecchia data diventa quasi un potere magico. Non possiamo non essere grati per questo privilegio. La gratitudine è un elemento fondamentale; se non fossimo attivamente grati per quello che stiamo vivendo, nel bene e nel male, probabilmente non avremmo mai modo di rinnovarci e continuare a percorrere una strada comune.
Ci vogliamo bene, e vogliamo bene alla nostra musica, ci sembra il minimo rispettarla e farla con tutto il nostro amore.

Come abbiamo già detto, siamo anime d’altri tempi probabilmente.

Simone Sgarbossa
Dipendente da curiosità in pillole. Adoro la sensazione che si prova nello scoprire una nuova canzone. Sembro introverso ma in realtà ho sonno!